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Cenni storici.

Nel 1978 la fabbrica GORKII AIRCRAFT costruì questo esemplare di fotoricognitore (RBT), che differente da una versione precedente (RBV) che aveva un sistema di ricerca radar più antiquato. Il MIG 25 è famoso per la sua grande velocità ad alta quota, (circa 2,5 mach di punta massima), spinto da due motori jet TUMANSKY tipo R15 B-300 da 7,500 kg/sp. Nella parte sottostante l' abitacolo vi è un pannello estraibile dove sono situate 4 fotocamere per la ricerca fotografica. Questo aereo è tutt' oggi operativo, nonostante i suoi anni di carriera, in Medio Oriente e nord Africa .

Il Modello.

La prima volta che ho dato un' occhiata all' interno di questa scatola, mi sono detto: Va bene, dai, non è poi così male !! ....ma l' ottimismo è durato veramente poco, e colgo l' occasione per ringraziare Francesco Benedettini per i consigli e la sopportazione per avermi visto lavorare quasi due anni su questo modello. Devo però onestamente dire che mi sono anche voluto complicare la vita nel voler rappresentare questa insolita versione. Il kit è da reincidere completamente e non avendo trovato in nessun modo i piani in scala, non è stato cosa facile. Questo modello a differenza d' altri, presenta pannellature assai complicate, soprattutto sulla parte ventrale. Visto che questa area non si presenta piana bensì ondulata, l' uso del nastro dimo per tracciare è d' obbligo. Per quel che riguarda i rivetti, ho dovuto auto costruirmi un tracciatore sfruttando due coroncine da orologio di diametro diverso, potendo così giostrarmi a seconda della dimensione del pannello. Fatto questo, mi sono accorto che il dettaglio in questione si presentava come una tacca e non come il foro di un rivetto, quindi le ho ripassate tutte con una micro punta di 0,2 mm. In questo kit sono assenti qualsiasi dettaglio sia interno che esterno, quindi ho cominciato a fare uso del mio buon vecchio trapano e con una fresa sferica ho assottigliato tutte le pareti in questione. Ho trovato una certa difficoltà nell' assemblare il condotto d' aspirazione per la turbina, sia per quanto riguarda i dettagli interni ma soprattutto nel cercare l' allineamento della cavità. La ventola della turbina e la paratia che ne regola l' aspirazione, sono stati ricavati da fogli d' ottone dello spessore di 0,25 mm. L' abitacolo e l' avionica anch' essa completamente autocostruita è stata assemblata sfruttando alcune foto incisioni dell' AIRES. Per quel che riguarda il tettuccio è stato ottenuto in vacumform. Il seggiolino, anch' esso assente in commercio è stato ricavato da due stampate in resina da master differenti. La difficoltà più grande è stato nel autocostruirmi il vano fotocamere. Qui mi sono veramente fatto del male….. Lo sportello del vano si presenta in una forma assai particolare: vi sono 4 oblò all' interno dei quali sono situati gli obiettivi. La superfice esterna è leggermente concava, e all' interno c' è il vetro dell' oblò. Per ricavare tutto questo ho provato vari sistemi, fino a che mi sono visto costretto ad autocostruirmi un master in plasticard e scolpire le zone concave, dopodiché in vacuform ho ottenuto lo sportello usando un foglio di acetato trasparente. Stessa cosa per i portelli delle luci d' atterraggio. Per simulare il faretto ho usato degli strass da decoro per abbigliamento, che si trovano nei negozi di merceria. Prima della fase di colorazione ho mascherato i 4 oblò facendo uso di nastro Tamya e Punch & Die. Anche gli interni sono chiaramente autocostruiti. I vani carrelli sono autocostruiti sfruttando vari tipi di materiale, (plastica, rame, stagno, ottone). Sulle ruote è stato ricavato il battistrada e la tacche laterali, simulandone così, la versione ad alta pressione. Sulla parte retro dorsale dell' abitacolo vi sono dei fori per l' areazione dell' avionica, nei quali troviamo dei filtri a rete come protezione. Per simulare questi, ho sfruttato un foglio di ottone con trama molto fine, utilizzato in alcuni filtri ad olioda auto. Sulle retro fiancate ,invece, troviamo diversi fori tutti equidistanti tra loro, le quali vengono chiamate spie visive. L' effetto vitreo si ottiene ponendo una goccia di Kristal Klear all' interno del foro. Dove mi sono divertito e sbizzarrito di più è stato nel dettaglio dello scarico. Per simulare il flabello ho utilizzato un foglio d' ottone. Ho tagliato dei piccoli pezzetti tutti uguali ricavandone la forma adatta dopodiché ne ho rivettato la superficie .All' interno ho dovuto montare un tubo in rame, il quale era l' unico che avesse il diametro dellegiuste dimensioni. La superficie interna è rivestita da pezzi di sprue e il rompi fiamma non è altro che un foglietto d'ottone sagomato con le pinze a becco.

Colorazione e invecchiamento.

In questa fase mi sono un po' affidato ai consigli di un negoziante perché non riuscivo a trovare un colore di base che rappresentasse in modo verosimile il grigio dominante del velivolo. Come base ho usato un Radome gray cod.1269 AeroMaster, ma non mi soddisfava sufficientemente. A quel punto, ho provato ad aggiungere una piccola quantità di Russian Light Blue AeroMaster e ho visto un notevole miglioramento. Essendo un colore dominante ho pensato bene di usare la tecnica del preshading,che aiuta a giostrare successivamente le differenze cromatiche da pannello a pannello. Per i pannelli d' ispezione radar e le estremità delle derive di coda e ali ho usato un Radome Hub Green cod.1268 AeroMaster al 20% + il Radome gray al 80%. Il dettaglio dello scarico è caratterizzato da 2 tipi di alluminio: per la parte ventrale, il Dark Alluminium (c) e i flabelli, il Jet Exhaust dell'Alclad 2. Per quel che riguarda gli interni dell' abitacolo ho usato un AeroMaster cod.1270 cockpit blue green ,mentre,i carrelli ,vano fotocamere e i portelli delle luci d'atterraggio ho usato un Alluminium A dell' Alclad 2. Dopo una leggerissima mano di trasparente lucido, sono passato ai lavaggi ad olio. Qui ho cercato di rimanere nel tono del modello, il quale avendo tanti pannelli, rischiava di apparire con un dettaglio troppo pesante. Il dettaglio usurato dei flabelli, l' ho ottenuto per mezzo della polvere di gessetti colorati. Anche le colature sui piani di coda e in prossimità di qualche rivetto è stato ottenuto da un lavaggio molto selettivo. La zona superiore del radome, ho usato un nero opaco della Gunze con un‘ aggiunta di grigio medio sempre Gunze.

Le decals.

Dato che la confezione del modello è assai vecchia, vi potete immaginare lo stato in cui ho trovato il foglio decal che vi è all' interno. Ho cercato quindi di trovare sul mercato un foglio alternativo e solo per puro caso me ne sono impossessato da una svendita di un negozio per cessata attività. Solo ora mi rendo conto di quanto sono stato fortunato nel trovarlo. HDL ROGOZ è il nome della marca. Tenendo conto della versione del modello, la scelta del profilo è stata quasi obbligata. Faccio presente per coloro che abbiano sotto mano questo foglio, di usarlo con cautela. E' buona norma dare una passata di protettivo sulla superficie (Super Scale), per non trovare inconvenienti spiacevoli al distacco in acqua. Per quel che riguarda invece i numeri di identificazione, mi sono appoggiato al prezioso aiuto dei compagni del club. Il foglio usato è anch'esso di marca Super Scale ed è dedicato esclusivamente al blocco sovietico.

La basetta.

La pavimentazione è stata ricavata in marmorina sfruttando come master un kit in plastica già esistente in commercio di nome MAC, perché non di buona qualità. La superficie della pista è costituita da tante piastre in cemento grigiastro, quindi ho cercato di lavorare molto su questa tonalità visto che quella del velivolo è anch'essa similare. Il tubo di traino è autocostruito sfruttando un tubo calibrato in ottone . I dettagli dello stesso sono costituiti daparti in plasticard e rame. Per quel che riguarda la scaletta, ho utilizzato un fotoinciso della Part dedicato però al Sukoi SU 22 e quindi adattato al MIG. I figurini sono marca ESCI ristampati in resina e modificati. Il pilota addirittura è stato completamente riscolpito e modificato.

 

 

 

Ultimo aggiornamento:

01/02/2012

 

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