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Il modello.

Per realizzare questo modello non c’ è scelta: esiste solo il buon vecchio Supermodel, una base di partenza discreta, ma che necessita di correzioni e rifacimenti per quasi ogni sua parte. Si tratta di un kit degli anni 80, con pannellature ovviamente in positivo, interni praticamente inesistenti e vetrature  spesse e non troppo trasparenti. I dettagli più piccoli sono piuttosto grossolani e in buona parte necessitano di sostituzione. Viene fornita la possibilità di realizzare versioni con torrette dorsali differenti. Le decal, di fattura soddisfacente, consentono di realizzare tre diversi esemplari: uno prebellico, uno impiegato in Spagna ed uno tedesco della Croce Rossa. Il problema più grosso di questo modello sono però gli errori di forma e dimensione che affliggono principalmente le ali, i galleggianti e la fusoliera; risulta perciò di fondamentale importanza una buona documentazione, ed in particolare il volume dedicato al Cant 506 della collana Ali d’ Italia ed il notiziario 2-93 del CMPR che, oltre a fornire delle ottime foto degli interni, descrive tutte le correzioni da apportare al modello.

Le ali.

Questa volta ho iniziato la costruzione partendo dalle ali; il loro difetto principale è che sono di circa 4mm più corte del dovuto. Dopo aver segato l’ estremità in prossimità della fine degli alettoni, ho aggiunto un spessore di 4mm realizzato con strisce di plasticard da 0,5 mm, dopodiché ho riattaccato l’ estremità ed il tutto è stato ben carteggiato e lisciato. Contemporaneamente, ho allungato anche il flap di ogni ala di circa 6mm. Gli alettoni del modello sono forniti separati, ma anche loro hanno una forma non corretta; visto il notevole lavoro di taglia e cuci che sarebbe stato necessario per riportarli alla formacorretta, ho deciso di rifarli totalmente in plasticard da 0,4mm. Sugli alettoni (che erano rivestiti in tela) sono presenti delle costolature di rinforzo che ho realizzato con tre passate di stucco spray Tamiya, dopo opportuna mascheratura con nastro da carrozziere; si tratta di unlavoro piuttosto lungo e noioso e per questo motivo non ho ripetuto lo stesso procedimento anche sui piani di coda, ma ho realizzato le costolature con strisce di plasticard da 0,13mm, leggermente carteggiato per ridurre ancora lo spessore. Le pannellature in rilievo sono poi state eliminate e reincise seguendo i disegni dell’ Ali d’ Italia; le piccole feritoie di raffreddamento presenti sulle gondole motore sono state realizzate con una punta da0,5mm ed un cutter con lamanuova. Dopo aver incollato e carteggiato le ali, ho ricostruito il bordo d’ uscita con un listello di plasticard da 1 mm, in modo da avere un bordo affilato e recuperare quel millimetro che manca alla corda alare, dopodichè ho incollato anche gli alettoni in posizione leggermente mossa. Come ultima operazione sulle ali, ho affinato ed in parte ricostruito le prese d’ aria dei tre radiatori dell’ olio presenti sul bordo d’attacco alare (due sull’ ala sinistra e uno sull’ ala destra), simulando con del tulle la griglia dei radiatori stessi.

Gli interni.

Messe da parte le ali complete, ho iniziato il lungo lavoro di autocostruzione degli interni, che, come già detto prima, sono assenti nel modello, tranne che per due sedili e due cruscotti completamente di fantasia. Il lavoro è iniziato con l’ incollaggio dei portelli della stiva bombe, degli inserti per le due finestre laterali posteriori e con quello per la torretta dorsale; quest’ ultimo è stato segato in due metà, visto che l’ originale è un pezzo unico che, secondo le istruzioni, andrebbe incollato a fusoliera completata, creando però in questo modo dei problemi per la costruzione degli interni. Dopo aver eliminato il poco dettaglio interno, con lo stucco bicomponente Tamiya ho chiuso le due enormi cavità in corrispondenza delle radici alari, poi, ad asciugatura avvenuta, ho lisciato accuratamente tutto l’ interno delle due semifusoliere. Ho inserito nelle radici alari due listelli di plasticard, in modo da creare due piccoli longheroni per rendere più robusta la giunzione ala-fusoliera. A questo punto è iniziata l’ autocostruzione vera e propria, incollando il pavimento alla semifusoliera sinistra e realizzando le tre paratie presenti in fusoliera. Con strisce di plasticard da 0,25 mm ho realizzato le ordinate, poi, partendo dal compartimento radio dietro all’ abitacolo, ho costruito tutti gli interni, utilizzando plasticard Evergreen di vari spessori e forme, fili di rame ecc. I sedili sono risultati essere l’ elemento più difficile da riprodurre, a causa del loro schienale bombato (per alloggiare il paracadute) e della struttura sottostante a traliccio; le imbottiture dei sedili sono state realizzate con il bicomponente Tamiya. Di fondamentale importanza sono state le foto presenti sul notiziario 2-93 del CMPR ed i disegni degli interni del velivolo presenti sull’ Ali d’Italia, anche se questi ultimi presentano alcuni piccoli errori e vanno interpretati usando le foto degli interni. Man mano che costruivo parti degli interni, le fissavo provvisoriamente con Maskol, per assicurarmi che una volta finito il tutto le semifusoliere si chiudessero ancora. In questa fase ho iniziato a lavorare sui trasparenti; come già detto, quelli del kit sono praticamente inutilizzabili, perciò ho acquistato il set Squadron relativo ai velivoli italiani della Seconda Guerra Mondiale. Sebbene di buona fattura, alcune parti (come il tettuccio principale e la torretta dorsale) presentano una finitura non perfetta; per questo motivo, utilizzando queste parti, ne ho fatto degli stampi e poi mi sono termoformato il canopy e il trasparente della torretta, mentre per i due trasparenti ventrali ho utilizzato le parti del set Squadron. Il tutto ha poi subito due o tre immersioni nella Future. Partendo dal trasparente della torretta, ho ricostruito completamente la Caproni-Lanciani, servendomi anche in questo caso degli indispensabili disegni presenti sul notiziario CMPR dedicato al Caproni 313, che montava lo stesso tipo di torretta. L’ arma è una Browning dell’ Aires leggermente modificata. Le due finestrature nella parte posteriore della fusoliera hanno dimensioni errate, perciò le ho ricostruite usando delle foto per calcolarne le dimensioni corrette; successivamente ho costruito il semicono frangivento esterno con un triangolino di plasticard da 0,13mm. Dopo aver staccato tutti i pezzi fissati provvisoriamente con il Maskol, ho iniziato la colorazione con un preshading in nero. Tutti gli interni sono poi stati colorati con un grigio chiaro Tamiya e le varie pannellature hanno poi subito un trattamento di lumeggiatura con lo stesso grigio addizionato di bianco. Successivamente ho fatto un lavaggio con un grigio molto scuro ad olio, asportando il coloredalla parte centrale delle pannellature e cercando di lasciare una linea piuttosto marcata negli spigoli. Le parti in rilievo come le costolature interne sono poi state riprese a pennello con un grigio molto chiaro della Vallejo, in modo da avere degli interni molto “contrastati”, visto che poi, a fusoliera chiusa, entrerà nel modello poca luce per mettere in evidenzai dettagli. Tutti i dettagli degli interni sono stati colorati a pennello con gli acrilici Andrea. Dopo aver incollato tutti i particolari, ho dato alcune mani leggere di trasparente opaco agli interni, poi ho chiuso le semifusoliere. Prima di passare alla fase di stuccatura e carteggiatura, ho chiuso accuratamente tutte le aperture, per evitare che entrasse polvere all’interno della fusoliera. Sono successivamente passato alla costruzione dei piani di coda; il timone verticale necessita di una correzione del profilo superiore, realizzata con del plasticard. Conseguentemente, ho dovuto modificare anche il timone direzionale nella forma, approfittandone per assottigliarlo e per realizzare le sedi delle tre cerniere. I piani di coda orizzontali sono forniti separatamente, ma con delle cerniere di collegamento tra le due parti totalmente di fantasia; anche qui è perciò necessaria una discreta opera di correzione ed affinamento per avere delle superfici mobili decenti. La “gobba” dietro il posto di pilotaggio va corretta con stucco perché troppo “ripida” nella parte posteriore; analogamente, va corretto con stucco anche il profilo della fusoliera davanti al canopy. Dopo aver incollato le ali alla fusoliera, ho affinato la loro giunzione, ho ripristinato il bordo d’uscita alare ed il suo raccordo con la fusoliera, poi ho reinciso le pannellature andate perse. A questo punto ho iniziato il lavoro sui galleggianti; i loro montanti sono sostanzialmente corretti, necessitano solo di un po’ di pulitura dalle sbavature. Per gli scarponi il discorso è più complicato: essi sono troppo corti e vanno perciò allungati con degli insertiin plasticard sia davanti che dietro al redan. Prima di incollare le due metà di ogni scarpone, ho provveduto alla loro reincisione, resa poco agevole dalla forte curvatura delle parti. Ad incollaggio avvenuto,ho aggiunto i montanti agli scarponi; fortunatamente le loro misure sono corrette, evitandomi così lavori di ricostruzione. Ho inserito anche degli spinotti di plastirod sulla sommità dei montanti per rendere più robusto l’incollaggio alla fusoliera. Le cofanature motore non vengono citate nel notiziario CMPR, ma anche solo ad un esame superficiale appaiono di forma errata, con un profilo leggermente conico verso la parte anteriore. La correzione è obbligata, pena una linea delvelivolo visibilmente alterata; per far ciò, ho applicato dello stucco tutto attorno ogni cofanatura e ad asciugatura avvenuta ho fissato la stessa su un disco di plasticard da 2mm (incastrato all’interno della cofanatura stessa) e poi fissato su una punta di trapano inserita nel Dremel. Le cofanature sono state quindi tornite con limette e carta vetrata fino ad arrivare al profilo corretto (ricavato dai disegni dell’ Ali d’Italia); il lavoro è terminato con due mani di stucco spray bianco Tamiya, lucidato con polish per preparare la superficie dell’ anello frontale alla verniciatura con colori metallici. Anche gli scarichi motore sono di forma errata; per ricostruirli ho utilizzato un pezzo di sprue piegato a 90° e poi schiacciato a caldo per dargli una sezione ellissoidale. I motori del kit sono praticamente inservibili e sono stati sostituiti con tre Bristol Pegasus della CMK ai quali ho aggiunto i cavi delle candele e le aste delle punterie. Anche le eliche vanno corrette ed affinate; inizialmente avevo pensato di sostituirle con quelle in metallo bianco del set Italian Kits dedicato al Cant Z1007 che sono di ottima fattura e con un profilo corretto, poi però mi sono accorto che queste ultime ruotano in senso contrario rispetto a quelle del 506. Ho perciò preso quelle del kit, separato le pale dalle ogive e rifatto queste ultime tornendole sul minitrapano; dopo aver corretto ed affinato il profilo di ogni pala, le ho rincollate sulle rispettive ogive. La porta di accesso in fusoliera è stata ricostruita con plasticard trasparente da 0,25 mm; dopo aver aggiunto la cornice della porta in plasticard bianco da 0,25 mm, ho mascherato l’ oblò con un dischetto di nastro Tamiya.

La verniciatura.

Le colorazioni possibili per il Cant 506 sono solo tre: quella bianca del soccorso aereo, quella in metallo naturale prebellica e quella del periodo bellico in grigio azzurro scuro su grigio azzurro chiaro; ho scelto di riprodurre quest’ultima, ed in particolare un esemplare della 288a Squadriglia di base sull’idroscalo di Brindisi. Tutte le fonti che ho consultato riportano che il grigio azzurro scuro è assimilabile al grigio FS 36118, mentre il grigio azzurro chiaro si può riprodurre con il FS 36231; entrambe le tonalità sono prodotte dalla Gunze, rispettivamente con il codice H305 e H324. Utilizzando le tavole di comparazione presenti sul volume “Colori e schemi mimetici della Regia Aeronautica 1935-1943” di Postiglioni-Degl’Innocenti, si evince che i due FS sopra citati non sono esatti, in quanto riproducono dei grigi puri; per questo motivo, partendo dai due colori Gunze, ho aggiunto del blu Tamiya fino ad ottenere la tonalità voluta. La fase di verniciatura è iniziata con una mano di grigio chiaro di fondo, poi ho evidenziato le poche pannellature del modello con il nero; dopo aver realizzato la fascia in fusoliera e la croce sabauda, le ho mascherate entrambe con il nastro Tamiya. Successivamente ho colorato le superfici inferiori del velivolo ed i galleggianti in grigio azzurro chiaro ed ho effettuato un primo ”invecchiamento” con il colore di base schiarito con bianco e passato sulle varie superfici in modo da simulare l’azione del vento sul velivolo. Dopo una mano leggera di trasparente lucido di protezione, ho mascherato velivolo e galleggianti ed ho iniziato la stesura del grigio azzurro scuro, dando prima diverse mani leggere per coprire tutta la superficie in modo uniforme. Successivamente, andando a schiarire progressivamente il colore con del bianco, ho iniziato a riprodurre l’effetto di usura dovuto all’azione del sole e del vento relativo; per far questo, ho fatto numerose passate di aerografo in senso verticale sulla fusoliera ed in senso longitudinale sulle ali, concentrando l’effetto di schiarimento della vernice sulle parti superiori della fusoliera e sull’estradosso alare. Sulle ali ho inoltre realizzato un effetto “a macchie” per “movimentare” un po’ la livrea del velivolo che altrimenti rischierebbe diventare troppo uniforme . I galleggianti hanno subito un trattamento simile, ma leggermente più accentuato; la linea di galleggiamento è stata realizzata ad aerografo con un marrone addizionato di nero fino a farlo diventare molto scuro. Le variecolature di ruggine sono state realizzate con un drybrush ad olio: si deposita una piccolissima quantità di colore adolio, poi, con un pennello perfettamente asciutto, si “tira” il colore fino ad ottenere l’ effetto voluto; se non piace, si pulisce con un po’ di acquaragia e si ricomincia. Dopo alcune mani leggere di trasparente lucido, ho applicato le decal: il numero e lo stemma di squadriglia provengono da un foglio Skymodel dedicato ai bombardieri e ricognitori italiani; per i fasci alari, mi sono servito di quelli della scatola, avendo cura di scontornarli accuratamente, anello esterno compreso. L’ anello frontale delle cofanature motore è stato colorato con del Copper Humbrol, corretto con Alluminio e Gun Metal, sempre della Humbrol; dopo opportuna mascheratura, ho realizzato l’ anello più internoin Alluminio Alclad. Dopo la posa delle decal, ho dato un’ altra mano di trasparente lucido, seguita poi da diverse mani leggere di trasparente opaco Gunze. Con il grigio azzurro scuro schiarito e molto diluito, ho “ripreso” l’ effetto usura su tutto il modello e “smorzato” leggermente la brillantezza delle decal. Le scrostature sono state realizzate con una miscela di alluminio e grigio a smalto sulle parti metalliche del velivolo; per le scrostature sul resto della fusoliera (che era in legno) ho usato un colore grigio azzurro a smalto leggermente più chiaro del colore di base. Dopo aver tolto le mascherature ai trasparenti, ho realizzato i frames con strisce sottili di decal trasparente colorata con i colori della mimetica. I motori sono stati colorati con il nero opaco, poi hanno subito diversi drybrush con colori metallici sempre più chiari; i cavi della candele sono stati colorati con un marrone rossiccio. A colorazione ultimata, i motori sono stati incollati all’interno delle cofanature e poi assemblati sul velivolo. Dopo aver incollato i due galleggianti, ho realizzato i tiranti degli stessi con dello sprue stirato a caldo, poi un’ultima mano leggera di trasparente opaco ha concluso il lavoro sul modello.

 

L’ambientazione.

Per realizzare questa ambientazione mi sono ispirato ad alcune foto presenti sul volume Ali d’ Italia; l’ idea è quella del velivolo appena tirato fuori dall’hangar che sta per essere preparato per una missione di ricognizione; intanto un autista si è fermato con il suo camion ed è sceso per ammirare il velivolo ed i due piloti discutono sulla missione che devono affrontare. L’ hangar è stato costruito con fogli e profilati Evergreen di vario tipo e spessore; è stato poi colorato con un grigio scuro ed invecchiato con colori ad olio e polveri di gessetti di varie tonalità. Le numerose scrostature sono state realizzate con un nero Vallejo. Anche il carrello d’ alaggio è stato costruito con profilati ad H di varie dimensioni e plasticard di vari spessori; le ruote (più simili a rulli che a ruote vere e proprie) le ho realizzate tagliando “a fette” delle bombe in scala 1/48 e riempiendole con cilindretti di plasticard. Il colore è un grigio azzurro leggermente più scuro di quello del modello; l’invecchiamento è stato eseguito con un lavaggio pesante ad olio e vari drybrush con diversi toni di grigio. Il camion è il FIAT 666 prodotto da Italian Kits: si tratta di un modello in resina di ottima fattura. Le varie parti combaciano perfettamente ed il livello di dettaglio permette di montarlo da scatola senza nessuna necessità di aggiunte varie; l’ unica modifica che ho realizzato è stata quella di riposizionare le ruote “sterzate”. Il colore del mezzo è un grigio azzurro, più chiaro e più tendente al blu rispetto a quello del Cant 506. Anche in questo caso l’ invecchiamento è stato realizzato con un lavaggio piuttosto pesante con un blu scuro ad olio, seguito da vari drybrush con dei grigi azzurri sempre più chiari. I figurini sono della Hecker & Goros, tranne quello vicino alle casse che è della CMK; tutti quanti sono stati verniciati con acrilici Andrea. Il piano della basetta è una cornice per fotografie sulla quale ho realizzato lapavimentazione ed il praticello a lato dell’ hangar; tutti gli elementi della scenetta sono stati incollati con colla bicomponente epossidica.

 

 

 

Ultimo aggiornamento:

01/02/2012

 

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