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Cenni storici.
Il 4 maggio 1933 volò per la prima volta il Grumman XJF-1, destinato a rimpiazzare il vecchio Loening OL-9 c ome velivolo da osservazione ed impiego generale per la U.S. Navy. Si trattava di un biplanocon ali di uguale apertura, costruite in lega leggera e rivestite in tela. La fusoliera era dicostruzione tradizionale, con un grande galleggiante centrale che ospitava anche il carrello retrattile e due galleggianti stabilizzatori sotto le ali. L’ ultima versione costruita dalla Grumman di questo anfibio fu la J2F-5 e fu anche la prima ad essere ufficialmente denominata “Duck” . Nel 1940 l’ U.S. Navy ordinò 144 esemplari del J2F-5, la cui caratteristica principale era l’installazione del motore radiale Wright R-1820-50. Quando gli Stati Uniti entrarono in guerra, l’U.S. Navy ordinò ulteriori330 Duck; la produzione venne però eseguita dalla Columbia Aircraft Corporatio n di Long Island e questi velivoli vennero designati J2F-6 perché montavano un diverso motore, il Wright R-1820-54.Il Duck prestò servizio durante tutta la Seconda Guerra Mondiale, decollando sia da aeroporti che da portaerei e operando in svariati ruoli, inclusi la ricognizione fotografica, il salvataggio, il traino bersagli e, quando armato con due cariche di profondità da 147 kg, la ricognizione armata.Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’ U.S. Army Air Force utilizzò diversi J2F-6 nel ruolo “Search and Rescue”; essi vennero designati OA-12/12A.
Il modello.
Il modello utilizzato è una recente produzione della Octopus in 1/72. Si tratta di un vero e proprio “short-run”, ben lontano dalla qualità delle ultime realizzazioni della Special Hobby, MPM e simili.  Tutti i pezzi in plastica necessitano di una discreta opera di pulizia dalle sbavature; alcuni di essi devono proprio essere ricostruiti perché difficilmente recuperabili. La finitura delle superfici è piuttosto ruvida ed è necessaria un’accurata carteggiatura, soprattutto sulle ali. Sono forniti due tipi di canopy, in doppia copia; la trasparenza non è delle migliori ed i montanti sono molto pronunciati. I pezzi in resina sono molto ben realizzati; il motore è forse la parte peggiore perché è stato stampato con le aste delle punterie e risulta quindi difficile andare a ripulire i vari cilindri dalle sbavature.
La costruzione.
Per realizzare questo mo dello ho utilizzato i libri della AJ Press-Monografie Lotnicze e della Squadr on dedicati al Duck; sul primo si trovano anche degli utilissimi disegni a tre viste di tutte le varie versioni del velivolo . Sul sito www.ipmsusa2.org è possibile trovare un ottimo walkaround di un J2F. La costruzione è iniziata con la chiusura con cianoacrilato delle poche incisioni presenti in fusoliera e soprattutto dei rivetti di dimensioni esagerate che si trovano in prossimità della cofanatura motore. Con del plasticard da 0,25 mm ho ricostruito le due uscite dell’ aria di raffreddamento presenti in fusoliera subito dietro al motore, poi allo stesso modo, volendo riprodurre un J2F-6, ho dovuto ria lzare la parte anteriore superiore della fusoliera: il modello della scatola rappresenta infatti un J2F-5, la cui fusoliera aveva un profilo orizzontale nella parte superiore. A questo punto ho provveduto a reincidere tutta la fusoliera, usando come riferimento i disegni della AJ Pr ess e la box art della scatola che risulta estremamente precisa. Gli interni in resina non necessitano di aggiustamenti particolari; ho solo ricostruito il ponte inferiore della fusoliera, dotandolo del sedile dell’osservatore. Il tutto è stato colorato in Interior Green e “lumeggiato” con acrilici Andrea. Dopo un lavaggio con verde scuro ad olio, ho dato alcune mani di trasparente opaco, poi ho montato gli interni ed ho chiuso le due semifusoliere. Le ali superiori ed inferiori, oltre ad avere u na superficie piuttosto ruvida, presentano un bordo d’ uscita un po’ troppo spesso che ho provveduto ad assottigliare con un cutter; successivamente ho lisciato la superficie, facendo attenzione a non ridurre troppo l’ effetto tela, rappresentato in maniera sostanzialmente corretta. Le semi ali inferiori sono state dotate di perni ricavati da spilli d’ acciaio e incollate alla fusoliera. I piani di coda hanno ricevuto lo stesso trattamento e, dopo aver riposizionato il timone di profondità in posizione abbassata, li ho uniti alla fusoliera. I trasparenti della scatola sono stati utilizzati per ricavarne un stampo con lo stucco bicomponente Duro, dopodiché sono stati termoformati, tagliati per rappresentarli aperti ed immersi nella Future. Il parabrezza è stato incollato alla fusoliera e stuccato, poi ho chiuso il cockpit con nastro adesivo. I due montanti alari ad N sono stati incollati alle ali inferiori dopo la lucidatura del modello, poi ho posizionato l’ ala superiore fermandola con un po’ di Maskol ed ho incollato a quest’ ultima i quattro montanti in resina della “cabane”. Il motore fornito nel kit è in resina ed è piuttosto ben realizzato; purtroppo è stato stampato con le aste delle punterie che risultano non troppo dritte e piene di sbav ature. In questo modo, risulta anche difficile pulire le teste dei cilindri per la presenza delle aste stesse. Ho quindi deciso di sostituire il motore con una copia in resina di quello della Aires; le aste delle punterie sono state realizzate con sprue filato, mentre con del filo elettrico molto sottile ho costruito i cablaggi delle candele. Il motore è stato colorato con del nero acrilico, poi ho eseguito dei drybrush con toni metall ici sempre più chiari per evidenziare le alette di raffreddamento. I cavi della distribuzione sono stati colorati con un rosso mattone, mentre il frontale del motore è stato colorato con un grigio-azzurro. La cofanatura motore è fornita in resina; purtroppo è coperta di rivetti decisamente fuori scala che ho chiuso con stucco liquido Gunze. L’ elica viene fornita con le pale separate dal mozzo; è necessario assottigliare un po’ le pale stesse, dettagliare il mozzo e poi bisogna essere molto attenti ad incollarle a 120° tra di loro.Anche le gambe del carrello vanno ripulite dalle sbavature e dettagliate con i cavi dei freni.
La verniciatura.
Volendo realizzare un modello con finitura metallica, ho dovuto lisciare per bene tutta la fusoliera e le ali, usando carta abrasiva bagnata di gradazioni sempre più fini, poi ho dato alcune passate con il polish per carrozzerie. Il modello ha poi ricevuto una mano di st ucco spray Tamiya ch e, dopo un’ adeguata asciugatura, è stato lucidato sempre con il polish, ottenendo così una superficie “a specchio”. La fase di verniciatura è iniziata con alcune mani di Alclad Alluminio, lasciato poi asciugare per un giorno. Successivamente ho mascherato le semiali interne e la fusoliera per passare il rosso; per questo scopo ho utilizzato il rosso Tamiya XF7. Prima di togliere le mascherature, ho passato alcune mani leggere di Smoke Tamiya negli incavi delle centinature delle ali e poi alcune mani leggere di trasparente lucido. Le decal della scatola si sono rivelate estremamente difficili da applicare, in quanto molto fragili. Le due  coccarde americane posizionate sulle ali si sono spaccate al momento dell’ applicazione e sono stato quindi costretto a ritoccarle con l’ aerografo ed apposite mascherine. Anche per i numeri in coda ho avuto lo stesso problema, ma sono riuscito però a ricomporli senza troppi problemi. Per evitare altri problemi simili, le due coccarde in fusoliera le ho ricavate da un vecchio foglio di recupero; purtroppo il bianco era un po’ ingiallito e sono stato quindi costretto a ritoccarlo con l’ aerografo ed apposite mascherine. Dopo aver colorato il pannello antiriflesso in nero opaco, ho eseguito alcuni lavaggi con un marrone scuro ad olio sullo scarpone centrale e sugli stabilizzatori laterali, poi, con l’aerografo, ho realizzato le macchie presenti lungo la linea di galleggiamento. La fase di verniciatura si è conclusa con un leggerissima   passata di Smoke Tamiya lungo le pannellature della fusoliera e poi con alcune mani di opaco Lifecolor, molto leggere sulle parti in alluminio e più accentuate sulle zone colorate di rosso. Dopo alcuni giorni di asciugatura delle vernici, il modello è stato completato con l’ installazione, nell’ ordine, del motore e sua carenatura, dei trasparenti, dell’ ala superiore, del carrello ed infine dei due galleggianti subalari. Tutti i tiranti di controventatura e le antenne a filo sono stati realizzati con sprue filato, teso con una lama di cutter riscaldata.
Il diorama.
Per realizzare la basetta, ho utilizzato una cornice per fotografie sulla quale ho inciso le linee dei blocchi d i cemento de lla pavimentazione. Il tutto è stato colorato con vari t oni di grigio, poi è stato effettuato un lavaggio piuttosto pesante con un grigio scuro ad olio. Per simulare le macchie lasciate dalla neve che si sta fondendo, ho disegnato delle chiazze con un grigio molto scuro, sulle quali poi ho passato alcune mani di trasparente lucido. Ad asciugatura avvenuta, ho steso la neve, realizzata con l’ apposita resina della Prochima. Il giorno dopo il modello è stato fissato alla basetta tramite due perni nelle ruote.
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