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Cenni storici.

Il Loire 130 venne progettato per rispondere ad una specifica del 1933 della Marina Francese che richiedeva un idrovolante multiruolo. Alla gara parteciparono cinque prototipi e alla fine venne scelto il Loire 130, un idrovolante con tre uomini d'equipaggio che volò per la prima volta il 19 novembre 1934. L'ordine di produzione iniziale consisteva in un lotto di 45 aeroplani; 40 di essi erano Loire 130M (dove “M” sta per “métropole”, cioè velivoli per l'utilizzo sul territorio nazionale), mentre i rimanenti 5 erano Loire 130C ( dove “C” sta per “colonial”, cioè velivoli per l'utilizzo nelle colonie francesi). Quest'ultima versione presentava un radiatore ingrandito, una struttura rinforzata per effettuare bombardamenti in picchiata e altri equipaggiamenti specifici per l'utilizzo in zone tropicali. Nel 1936 vennero ordinati altri 10 esemplari, mentre altri due ordini per 20 e 19 macchine vennero effettuati rispettivamente nel 1937 e nel 1938; l'ultimo ordine venne effettuato nel 1940 e consisteva in 150 aeroplani, ma non è chiaro quanti velivoli vennero in realtà consegnati. Nell'agosto del 1940 la Marina Francese aveva in organico un totale di 65 Loire 130; alcuni esemplari vennero catturati ed utilizzati dalla Kriegsmarine. Gli ultimi Loire 130 vennero utilizzati negli anni successivi alla guerra.

Il modello.

Il modello utilizzato è l'Azur in scala 1/72. Nella scatola vi sono tre stampate per le parti in plastica, un piccolo foglio fotoinciso della Eduard con tanto di pannello strumenti in film fotografico ed i due tettucci in vacuform. La finitura superficiale delle parti in plastica è piuttosto scarsa: tutti i pezzi necessitano di una buona rifinitura per eliminare la rugosità superficiale, mentre i particolari più piccoli sono poco definiti e spesso richiedono la sostituzione con altri pezzi autocostruiti. Le decal sono ben stampate e sottili ed offrono la possibilità di realizzare tre esemplari: uno catturato dai tedeschi e colorato interamente in grigio-azzurro scuro, uno in alluminio con scafo nero ed un altro sempre in alluminio con scafo nero e la coda gialla e rossa dell'aeronautica di Vichy. La ricerca della documentazione si è rivelata piuttosto problematica: su internet ho trovato poche fotografie di alcuni velivoli sistemati sulla catapulta. Indispensabile si è rivelato il n° 76 della rivista “Replic”, dove vi sono delle ottime fotografie degli interni e dei particolari esterni. 

La costruzione.

La costruzione è cominciata con l'assottigliamento delle pareti della fusoliera, che, soprattutto nella parte anteriore, hanno uno spessore veramente esagerato; sulle pareti esterne sono state reincise le pannellature. Il pavimento è stato modificato aggiungendo il corridoio centrale ribassato e forato. Degli altri pezzi che costituivano gli interni, sono stati utilizzati solo i seggiolini, opportunamente assottigliati e dotati delle cinture fotoincise. Ho proceduto quindi alla ricostruzione della paratia che divide la sezioneanteriore del velivolo da quella posteriore e della struttura che sorregge il cockpit posteriore sopraelevato. Sulle pareti della fusoliera sono state aggiunte le ordinate e sono stati autocostruiti i tavolini, i sedili ripiegabili, le radioe i vani portaoggetti sulle pareti. Anche il vano posteriore del mitragliere è stato oggetto di ricostruzione completa. In corrispondenza del vano centrale di fusoliera ho provveduto ad aprire i tre oblò (due circolari ed uno rettangolare); il vetro è stato riprodotto con la plastica delle custodie trasparenti dei CD, opportunamente lisciato e poi lucidato con pasta abrasiva. Il colore degli interni non è sicuro: delle foto si vede solo che era di tonalità piuttosto chiara e quindi le due opzioni possibili sono l'alluminio o il “chamois”; ho deciso di utilizzare quest'ultimo colore, realizzato con gli acrilici Tamiya. Alla verniciatura ha fatto seguito un lavaggio con Terra d'ombra ad olio ed un drybrush con il chamois opportunamente schiarito; i particolari sono poi stati ripresi con gli acrilici Andrea. A questo punto le due semifusoliere sono state unite e carteggiate; nella parte posteriore della fusoliera ho riprodotto le tre finestrelle orizzontali con la plastica delle custodie dei CD.

Le ali.

I due galleggianti sono stati montati e reincisi. Vista la complessa architettura dei montanti che uniscono i galleggianti alle ali, ho deciso di incollarli direttamente ai galleggianti; per fare questo ho costruito un piccolo scalo che ha permesso di montare il tutto in maniera molto precisa. Prima di fare questo ho dovuto però carteggiare ogni singolo montante per dargli la giusta forma ed un finitura accettabile; purtroppo nel kit mancano alcuni di questi montanti che perciò vanno autocostruiti. Le ali sono divise in due parti, superiore ed inferiore; purtroppo l'effetto tela è così poco accentuato da risultare quasi invisibile. Ho quindi deciso di riprodurlo “scavando” la plastica con un cutter a lama tonda, passato sempre in senso longitudinale fino ad ottenere la profondità voluta. Questa operazione è stata seguita da tre abbondanti mani di Primer grigio Tamiya, intervallate da sessioni di carteggiatura che hanno contribuito ad ottenere un effetto tela facilmente visibile ma non troppo accentuato. La stessa operazione è stata eseguita sulla coda che è stata unita alla fusoliera solo alla fine della verniciatura.

Motore e trasparenti.

Dopo aver unito le ali alla fusoliera ho iniziato a pensare alla finestratura del cockpit; purtroppo il pezzo in vacuform fornito nel kit è poco trasparente, perciò ho deciso di rifarlo sempre in vacuform. Ho utilizzato l'originale per fare lo stampo in gesso e alla fine, dopo alcuni tentativi, sono riuscito ad ottenere un pezzo sufficientemente buono. Con un montaggio a secco ho però realizzato che sia il trasparente del kit che ovviamente la copia da me eseguita non si adattavano al modello a causa delle dimensioni errate. A questo punto, approfittando del fatto che la finestratura non presenta parti curve, ho deciso di riprodurla con dell'acetato Evergreen da 0.13 mm. Utilizzando questo materiale, ho tagliato una striscia di dimensioni adeguate che è poi stata piegata ed incollata al tetto della cabina; il tutto è poi stato incollato alla fusoliera, stuccato, carteggiato e mascherato per la verniciatura. Lo stesso procedimento è stato adottato per realizzare il parabrezza del cockpit superiore. Il motore è costituito da tre parti: due valve inferiori, la chiusura superiore ed il radiatore frontale. Il lavoro è iniziato con la lisciatura delle varie parti e la reincisione delle numerose feritoie di raffreddamento. Le tre parti che compongono il motore sono poi state unite e tutto il complesso è stato incollato ai due montanti ad N; è stato necessario autocostruire anche due montanti inferiori non presenti nel kit. Il radiatore è stato ricostruito con un foglio di Evergreen sulla cui superficie è stato incollato un pezzo di tulle per simulare la griglia; le numerose lamelle frontali sono state ricostruite con Evergreen da 0.13 mm.

Elica e mitragliatrice.

L'elica è stampata in un unico pezzo con l'ogiva, ma quest'ultima presenta vistose deformazioni che la rendonodi fatto inutilizzabile. Ho quindi separato le pale dell'elica dall'ogiva, poi ho ricostruito l'ogiva tornendo un pezzo di plastica sistemato sul minitrapano; successivamente vi ho praticato i tre fori in cui sono state rincollate le pale opportunamente assottigliate. Le ultime operazioni hanno visto la ricostruzione della mitragliatrice posteriore e della copertura vetrata della postazione difensiva caudale. A questo punto i vari sottoinsiemi sono pronti per la verniciatura.

La verniciatura.

Il velivolo che ho deciso di riprodurre non è tra quelli proposti dal kit, ma appare in una foto sul n° 79 di Replic. Si tratta di un aereo del governo di Vichy, con la coda a strisce gialle e rosse, mentre il resto del velivolo è in “gris bleu foncè” con la parte inferiore della fusoliera in “gris bleu clair”; la parte inferiore dello scafo è in nero, mentre il motore e i suoi montanti sono in alluminio. La caratteristica peculiare di questo esemplare consiste nelle strisce della coda che nella parte inferiore, invece di essere alternate rosse e gialle, sono alternate rosse e “gris bleu foncè”. La fase di verniciatura è iniziata con un “preshading” in nero delle pannellature, seguita prima dal “gris bleu clair” e, dopo la mascheratura, dal “gris bleu foncè”. Per ottenere questi due colori sono partito dal Blue Gray H42 della Gunze; aggiungendo circa il 40% di bianco ed il 20% di grigio scuro ho ottenuto il “gris bleu foncé” e schiarendo ancora quest'ultimo colore con il 40% di bianco ho ottenuto il “gris bleu clair”. La coda è stata inizialmente verniciata di bianco e poi in giallo; dopo la mascheratura ho passato il rosso e , dopo ulteriore mascheratura, ho realizzato il tricolore francese sul timone direzionale e di profondità. Dopo aver schiarito il centro dei vari pannelli, ho dato una mano di lucido ed ho effettuato un lavaggio con il blu scuro ad olio per evidenziare le pannellature ed i dettagli superficiali. Dopo un leggero drybrush sulle parti in rilievo, ho applicato le decal che si sono rivelate molto sottili e coprenti; il numero 7 in fusoliera è stato verniciato tramite mascheratura. Il motore è stato colorato con l' alluminio a smalto Model Master, dato in cinque mani per coprire le piccole imperfezioni della superficie, dopodiché ho effettuato un lavaggio nelle pannellature con il Terra d'ombra ad olio. L' elica e l' ogiva sono in nero. La fase di verniciatura si è conclusa con alcune mani di trasparente opaco acrilico Model Master, dato anche in maniera leggera sul motore per smorzare un po' la lucentezza dell'alluminio. Dopo aver rimosso la mascheratura della finestratura dell' abitacolo, ho realizzato i frames con delle strisce sottili di decal colorate con il “gris bleu foncè”.

Assemblaggio finale.

A questo punto tutti i vari sottoinsiemi (fusoliera, motore, coda, galleggianti) sono stati uniti e sono state incollate le fotoincisioni che rappresentano le cerniere degli alettoni e i tiranti dei timoni di coda. I tiranti che uniscono i montanti dei galleggianti sono stati realizzati con sprue tirato a caldo e verniciato di nero.

La catapulta.

La catapulta è stata totalmente autocostruita, utilizzando materiale della Evergreen; la documentazione è stata reperita su internet, dove ho trovato poche foto ma di buona qualità che rappresentano dei Loire 130 sulle catapulte di lancio. Il lavoro è cominciato costruendo i quattro lati del traliccio principale; per fare ciò ho utilizzato delle strisce di plasticard da 0.75 mm, sulle quali ho disegnato la struttura del traliccio. Quest'ultima è poi stata ritagliata con il cutter e rifinita con limette di varie forme. Il grosso tubo all'interno del traliccio è stato ottenuto da un tubo di plastica per circuiti elettrici. La base circolare su cui poggia il traliccio centrale è stata realizzata arrotolando e sovrapponendo tre strisce di plasticard da 0.25 mm. Una delle parti più complesse da realizzare è stata la culla su cui si adagia il velivolo e che è collegata alla slitta da un traliccio. Per realizzare questo traliccio ho utilizzato dei tubicini di rame da 1 mm: qui la precisione deve essere massima, altrimenti ci si ritroverà con un velivolo disallineato rispetto alla catapulta ed il tutto sarà immediatamente visibile. Tutti gli altri piccoli particolari come le scalette, le porte sulla base circolare, i sostegni del parapetto sono stati ottenuti con rod e plasticard di varie dimensioni. Dopo la catapulta ho costruito anche le due strutture semicircolari presenti nella parte posteriore della basetta, utilizzando plasticard da 0.5 mm e roddi varie dimensioni. La catapulta è stata quindi colorata con il grigio XF24Tamiya; dopo un lavaggio con il nero ad olio, ho effettuato un drybrush con un grigio chiaro Humbrol. Le varie scrostature sono state ottenute con gli acrilici Andrea. Per ottenere la base che rappresenta il ponte di una nave, ho incollato un foglio Evergreen da 0.4 mm su una lastra di compensato; la base è poi stata incisa per rappresentare le assi di legno del ponte ed è stata verniciata con un marrone chiaro acrilico. Un leggero lavaggio con il Terra d'ombra ad olio ha concluso il tutto.

 

 

 

Ultimo aggiornamento:

01/02/2012

 

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