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Cenni storici.

La versione MkXVI del Mosquito derivò direttamente dalla versione PR.MkIX e venne sviluppata con l'intento di ottenere un ricognitore con cabina pressurizzata, in modo da poter operare a quote ancora più alte, fuori dalla portata dei caccia nemici. Il primo MkXVI era un MkIX dotato di motori Merlin 67 e volò nel dicembre 1943. Un secondo prototipo venne dotato di Merlin 76/77 ed eliche Hamilton Standard a corda larga, ottenendo miglioramenti nella quota massima raggiungibile e nella velocità massima ottenibile a 35000 piedi. I MkXVI di serie montarono i Merlin 72/73, quest'ultimo dotato della pompa che alimentava il sistema di pressurizzazione. L' entrata in servizio venne ritardata da problemi di condensa sui vetri del canopy che impediva la visione all'esterno ed i primi esemplari raggiunsero i reparti operativi nel marzo 1944.

Il modello.

Per realizzare questo modello ho utilizzato la scatola della Tamiya dedicata al Mosquito MkIV e PR MkIV. All'interno di questa scatola sono presenti alcuni pezzi alternativi che si sono rivelati essenziali per la realizzazione della versione MkXVI (eliche con pale a corda larga e serbatoi supplementari). Ho utilizzato anche il set della CMK dedicato agli interni del Mosquito MkIV che, oltre alle parti in resina, comprende anche una lastrina fotoincisa e un canopy in vacuform (di difficile utilizzo, visto che è diviso in due parti lungo la linea di mezzeria).

La costruzione.

La costruzione è ovviamente cominciata con la realizzazione degli interni, utilizzando il set della CMK. In questo set sono fornite le due parti anteriori delle semifusoliere, sulle quali sono presenti le varie “black boxes”; purtroppo questo set è stato progettato per il Mosquito della Hasegawa e quindi queste due parti mal si adattano alle semifusoliere Tamiya poiché sono troppo corte. Inoltre, la resina ha uno spessore veramente minimo e basta una carteggiata per forarla. Per questi due motivi ho asportato tutto il dettaglio interno in resina, l' ho modificato leggermente e l' ho incollato nelle semifusoliere del kit, precedentemente private del dettaglio interno originale. Successivamente ho realizzato il piccolo tunnel verticale di accesso in cabina, aprendo la botola d'accesso presente sul pavimento. Il resto dell' abitacolo è stato montato senza nessun problema. Gli interni sono stati colorati con un' Interior Green inglese fatto in casa partendo dal colore Sky della Gunze. Dopo l' asciugatura ho effettuato un lavaggio piuttosto pesante con un verde scuro ad olio, poi tutte le parti in rilievo sono state riprese con il colore di fondo schiarito. I dettagli sono stati colorati con gli acrilici Andrea. Dopo un mano di trasparente opaco ho installato le due finestrelle presenti sul muso, ho chiuso la fusoliera e successivamente ho incollato anche il tettuccio ed il muso trasparente anteriore, precedentemente mascherati con il nastro Tamiya.Prima di passare alla costruzione delle ali ho provveduto a separare i flaps, questi sono poi stati incollati e la parte anteriore è stata ricostruita con tubo di plasticard da 2.5mm. Dopo l'unione delle semiali, ho incollato i due serbatoi ausiliari, poi sono passato alla costruzione delle gondole motori. In questa parte del modello si concentrano le differenze più sostanziali tra la versione MkIV e la versione MkXVI: siccome quest' ultima montava una versione più potente del motore Merlin, la parte inferiore della carenatura del motore era dotata di due prese d' aria e ai suoi lati erano state aggiunte due feritoie d' uscita carenate. Ho quindi cominciato con l' asportare la presa d'aria originale del kit, poi con del plasticard ho realizzato il labbro anteriore della presa d' aria presente subito dietro l' ogiva dell'elica; per raccordare il labbro al resto della gondola ho utilizzato lo stucco bicomponente Tamiya. La presa d'aria inferiore e le due feritoie laterali sono state realizzate con del plasticard. Dopo aver reinciso le pannellature, ho incollato le gondole motore alle semiali; queste ultime sono poi state dotate dei flaps in posizione abbassata. Il timone direzionale ed i due timoni di profondità sono stati tagliati e riposizionati per dare un po' di movimento al modello; dopo aver unito le ali ed i timoni alla fusoliera sono passato alla fase di verniciatura.

La verniciatura.

L' esemplare che ho scelto di riprodurre appare in uno dei profili a colori del volume n°18 della collana “Wings of Fame”. Si tratta di un velivolo del 60° Squadron della SAAF, operante in Italia alla fine del 1944, che presenta delle “invasion stripes” solo sulla fusoliera ed una vistosa coda bianca a bande rosse che aveva lo scopo di evitare spiacevoli confusioni tra i Mosquito ed i Me210 e 410 presenti nel teatro operativo. La fase di verniciatura è iniziata con una mano di grigio acrilico che ha permesso di evidenziare alcune imperfezioni della costruzione che sono poi state eliminate; a questo ha fatto seguito un pre-shading in nero lungo le pannellature. Ho cominciato a stendere il bianco sulla fusoliera e sul timone verticale; dopo aver realizzato le invasion stripes e le bande rosse oblique, ho provveduto a mascherare queste parti. Il colore del modello è il cosiddetto “PRU Blue”, che ho realizzato con gli acrilici Gunze, partendo dall'H42 e correggendolo con grigio e bianco fino ad ottenere una tonalità che mi sembrava corretta. Per effettuare l' invecchiamento ho utilizzato il colore di base schiarito con percentuali progressivamente maggiori di bianco, con i quali ho poi provveduto a schiarire l'interno dei pannelli. Sempre con il colore di base, questa volta addizionato di nero e fortemente diluito ho cercato di ricreare le ombre lasciate dalla sporcizia e dal flusso dell' aria sulle superfici del velivolo. Dopo una mano di trasparente lucido, ho effettuato un lavaggio lungo le pannellature con un blu scuro ad olio. I vani dei carrelli sono stati colorati con l'Interior Green utilizzato per gli interni, mentre per le gambe dei carrelli ho utilizzato l' Alluminio Model Master. Le ogive delle eliche sono in giallo Tamiya, corretto con un po' di rosso. A questo punto ho effettuato la posa delle decal, utilizzando quelle della scatola per le coccarde, due di recupero per la “H” in fusoliera e dei trasferibili per la matricola in coda. Dopo alcune mani di trasparente opaco Model Master, ho provveduto al montaggio finale del modello.

 

 

 

Ultimo aggiornamento:

01/02/2012

 

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