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Cenni storici.
Gli studi sul prototipo del Wyvern
iniziarono nel 1944, in risposta ad una specifica per un aereo antinave imbarcato. La Westland sviluppò quindi il prototipo P10, equipaggiato con un Rolls-Royce Eagle da 3500 CV e con una grande elica ad 8 pale controrotanti. Nel Novembre 1944 vennero ordinati i primi sei esemplari, ma, verso la fine del 1945, la Rolls-Royce decise di abbandonare lo sviluppo dell' Eagle,
a favore delle nuovissime turboeliche.
Il primo Wyvern volò il 16 Dicembre 1946 ed era ancora equipaggiato con un Rolls-Royce Eagle; il 18 Gennaio 1949 volò il primo Wyvern equipaggiato con una turboelica Rolls-Royce Python. A questo punto iniziarono i veri problemi, in quanto le turboeliche dell'epoca soffrivano di tutta una serie di inefficienze, prima fra tutte la lenta risposta alle variazioni della manetta del gas, cosa decisamente poco salutare su un aereo imbarcato. La certificazione della turboelica Python avvenne solo nel 1952 ed il primo Wyvern raggiunse il reparto operativo nel 1953, mentre l'autorizzazione ad operare dalle portaerei arrivò nel 1954.
Nel 1956 l'830° NAS, imbarcato sulla HMS Eagle, partecipò al conflitto di Suez, effettuando 82 missioni di mitragliamento, bombardamento e ricognizione e perdendo 2 Wyvern per azione nemica. L'ultimo Gruppo dotato di Wyvern venne sciolto il 22 Aprile 1958 e gli ultimi velivoli vennero demoliti nel 1959. Esiste tuttora un solo esemplare di Wyvern: si tratta di un prototipo motorizzato col Rolls-Royce Eagle ed è esposto al FAA Museum di Yeovilton.
IL MODELLO
L’ unico kit disponibile per realizzare il Westland Wyvern in scala 1/48 è il vacuform Dynavector. Si tratta di un kit di difficile reperibilità, ma di qualità decisamente elevata. Esso si compone di due grandi fogli stampati in vacuform: sul primo si trovano le due semifusoliere, la vasca dell’abitacolo, i pozzetti dei carrelli ed i relativi portelli,
mentre sul secondo vi sono le semiali, i piani di coda e le due carenature degli scarichi.
La plastica ha uno spessore piuttosto elevato; la finitura superficiale presenta i classici "pallini" in rilievo, comunque facilmente eliminabili. Le pannellature sono incise in fine negativo, ma in alcune zone risultano essere però imprecise e di scarsa profondità. Le parti in resina del kit comprendono l’anello frontale del muso del velivolo e la grande ogiva scomposta in ben 5 parti. La resina è di colore grigio, con una finitura superficiale molto grezza e con presenza di numerose bolle. I tettucci sono stampati in vacuform e vengono forniti nelle due versioni utilizzate sul Wyvern (con e senza frames trasparenti verticali); purtroppo viene fornito solo un esemplare per ogni tipo. Le numerose parti in metallo bianco comprendono le consolle laterali dell’abitacolo, il pannello strumenti, il seggiolino, la cloche, le pale dell’elica, i carrelli e le ruote, gli scarichi della turbina, le alette verticali dei piani di coda, i razzi e relativi lanciatori ecc. I pezzi in metallo hanno una superficie piuttosto grezza che richiede
un discreto lavoro di preparazione ed una certa quantità di stuccature.
Preparazione delle parti in vacuform.
Come per tutti i kit in vacuform, il lavoro iniziale consiste nella preparazione delle parti.
Ho iniziato reincidendo tutte le pannellature del kit, in modo da correggere le imprecisioni ed avere delle linee di profondità e larghezza uniformi, dopodiché, con l’aiuto della carta abrasiva, ho eliminato le imperfezioni superficiali dei vari pezzi.
La fase successiva consiste nella separazione delle parti.
Ho iniziato questo lavoro ripassando con un pennarello indelebile a punta fine i contorni
dei vari pezzi, dopodiché, utilizzando un ago infilato in un manico di cutter, ho inciso un solco lungo i contorni fino ad ottenere il distacco dei pezzi. Ho quindi fissato un foglio di carta abrasiva ad una lastra di vetro, in modo da ottenere una superficie perfettamente piana,
ed ho iniziato a carteggiare fino alla scomparsa della plastica in eccesso. È molto importante che durante la carteggiatura non si vada ad eliminare la parte del pezzo che era stata contrassegnata con il pennarello indelebile, altrimenti ci si ritroverà con dei pezzi più piccoli del previsto. Dopo aver preparato le due semifusoliere, ho provveduto a rinforzarle incollandovi all’interno delle ordinate in plasticard da 2mm.
Cockpit.
Il cockpit fornito nel kit è molto basico: viene fornita la vasca dell’abitacolo in vacuform e le consolle laterali in metallo bianco. Queste ultime sono piuttosto povere di dettaglio e quindi ho provveduto ad aggiungerne (leve, interruttori, pulsanti ecc).
La pedaliera è totalmente assente e va perciò autocostruita,
così come il dettaglio del pavimento e della paratia alle spalle del seggiolino.
La cloche è stata cestinata e sostituita con una di recupero. Il pannello strumentiè di discreta fattura; ha solo bisogno della leva per il carrello e di un’attenta coloritura.
I vetrini degli strumenti sono stati riprodotti con una goccia di trasparente lucido Humbrol.
Il seggiolino fornito nel kit è praticamente irrecuperabile ed è stato sostituito con un Martin-Baker Mk2 della Cutting Edge. Il cockpit è stato interamente dipinto in nero.
La documentazione per dipingere il seggiolino è stata reperita sul sito www.seatejectcolor.com, dove si possono trovare ottime foto a colori dei seggiolini eiettabili.
Fusoliera.
Prima di iniziare l’assemblaggio della fusoliera, ho separato le due parti del timone di direzione, le ho incollate e ho ricostruito con il Milliput il bordo d’entrata e quello d’uscita.
Nella zona dietro al cockpit ho creato i due oblò delle telecamere con due dischi di acetato; essi sono stati incollati negli appositi fori e poi lucidati con la crema abrasiva Poliwatch.
Ho poi forato le due semifusoliere in prossimità degli scarichi della turbina ed ho incollato ad una delle due semifusoliere il pozzetto del ruotino di coda. Le due semifusoliere sono state quindi incollate, rinforzando la linea di giunzione con delle strisce di plasticard.
Nella parte anteriore del muso è stato inserito l’anello in resina che funge da presa d’aria per la turbina, dopodiché, ad asciugatura avvenuta, ho stuccato le linee di giunzione ed ho reinciso le pannellature andate perse. L’operazione successiva consiste nell’inserire dal basso il cockpit già completato nella sua sede e, dopo aver incollato anche il parabrezza, ho mascherato il tutto con il nastro Tamiya. Gli scarichi della turbina sono in metallo bianco: la forma e le dimensioni sono corrette, ma vanno però forati.
Dopo averli incollati in prossimità delle aperture già praticate sulla fusoliera,
ho provveduto anche ad incollare le carenature in vacuform degli scarichi stessi. In questa zona si vengono a creare delle fessure notevoli che ho stuccato con lo stucco Tamiya.
Per dare l’impressione della profondità
del condotto di scarico, ho costruito due coni di carta patinata che ho incollato all’interno degli scarichi in metallo; l’interno di questi
coni è stato poi dipinto in nero opaco.
Il lavoro sulla fusoliera si è concluso con la foratura del vano del gancio d’arresto.
Ali.
L’assemblaggio delle ali e dei piani di coda è stato il lavoro più impegnativo, soprattutto perché ho deciso di riprodurre il curioso doppio sistema di ripiegatura alare utilizzato per alcuni anni sul Wyvern. La prima operazione effettuata è stata perciò quella di tagliare le semiali e le estremità alari seguendo le linee dei pannelli, dopodiché, servendomi di un cutter a lama piatta,
ho assottigliato l’interno delle semiali stesse e delle estremità. Per la realizzazione di questo modello mi sono servito dell’apposito set in fotoincisione della Airwaves, il quale fornisce le centine interne delle semiali e delle estremità alari,
insieme ai vari leveraggi che permettono la ripiegatura delle ali.
Queste fotoincisioni presentano due "difetti", peraltro rimediabili: innanzitutto, esse sono ricoperte da una patina verde simile ad una vernice che va rimossa, magari utilizzando la fiamma di una candela (le istruzioni suggeriscono di usare la soda caustica); l’altro “difetto” consiste nel loro spessore che è veramente minimo e quindi il rischio di piegarle inavvertitamente è notevole. Per ovviare a questo inconveniente ho costruito delle centine in plasticard da 2 mm, utilizzando quelle dell’Airwaves come dime, dopodiché ho incollato queste ultime su quelle in plasticard. Ho quindi incollato all’intradosso delle ali queste centine rinforzate ed i pozzetti dei carrelli, dopodiché ho incollato l’estradosso, ottenendo in questo modo una struttura rigida e robusta, in grado poi di sostenere il peso delle semiali ripiegate.
Lo stesso procedimento è stato seguito per realizzare le semiali esterne e le estremità alari. Anche in questo caso l’uso di stucco è stato abbondante. Prima di incollare i piani di coda ho provveduto a tagliare i timoni di profondità e a riposizionarli abbassati; in seguito ho incollato le quattro pinne stabilizzatrici verticali. La parte centrale dell’ala è stata poi incollata alla fusoliera; si sono create delle fessure notevoli che ho dovuto stuccare con abbondante Milliput.
La successiva carteggiatura si è rivelata particolarmente impegnativa, a causa della forma della fusoliera e, soprattutto, della presenza delle carenature degli scarichi.
Anche in questo caso ho poi dovuto reincidere parte delle pannellature.
Per quanto riguarda i piani di coda, il kit fornisce un pezzo in plasticard che,
una volta inserito all’interno degli stessi e fatto passare attraverso la fusoliera,
permette ai piani di coda di assumere il diedro corretto. La giunzione tra la fusoliera ed i piani di coda è molto imprecisa e ha richiesto una stuccatura con il Milliput.
Il lavoro sulle ali si è concluso con l’incollaggio delle quattro carenature dei cannoncini in metallo bianco e delle paretine antiscorrimento, rifatte in lamierino di ottone.
Elica.
Le cinque parti che compongono l’ogiva presentano dei blocchi di stampaggio di difficile rimozione. Dopo aver incollato con il cianoacrilato queste cinque parti, ho provveduto a chiudere con il cianoacrilato stesso le molte bolle presenti sulla superficie, approfittando dell’occasione per migliorare anche la finitura superficiale del pezzo.
Ho poi reinciso le linee di separazione tra le 3 parti che compongono le due eliche controrotanti; per far ciò, ho fissato l’incisore ad un supporto a sua volta fissato al tavolo,
poi ho fatto girare l’ogiva tenendola a contatto con l’incisore, con la punta rivolta verso l’alto. In questo modo ho ottenuto tre linee molto precise sulla circonferenza dell’ogiva.
Le pale dell’elica sono in metallo bianco; hanno una finitura superficiale piuttosto grezza e necessitano di qualche stuccatura che ho effettuato con più mani di stucco liquido Gunze.
Carrelli.
I carrelli sono in metallo bianco; le uniche aggiunte di cui necessitano sono i tubicini dei freni ed i due attuatori idraulici del movimento di retrazione: questi ultimi sono stati realizzati con dei tubicini di rame di diverso diametro infilati uno dentro l’altro in modo da simulare il pistone idraulico. Le ruote sono in metallo bianco; necessitano solo di essere leggermente appiattite per simulare l’effetto peso. I portelli dei carrelli sono stati interamente autocostruiti, utilizzando lamierino di ottone e plasticard...
Verniciatura.
Il Wyvern permette di realizzare un unico schema di colorazione, cioè Extra Dark Sea Grey su Sky. Inizialmente avevo intenzione di riprodurre un esemplare operativo durante la guerra
di Suez, ma, a costruzione quasi ultimata, ho scoperto che il sistema di ripiegamento
delle estremità alari venne disattivato su tutti i Wyvern alcuni mesi prima della guerra,
quindi avendo già tagliato e preparato le estremità alari,
ho deciso di riprodurre un esemplare dell’ 830° NAS nel 1955. Prima di iniziare a verniciare, ho dato una mano di Primer Tamiya e ho corretto alcune imperfezioni della finitura superficiale. Per questo modello ho utilizzato i colori Sky e Gray 305 della Gunze. Il primo colore, cioè lo Sky, è stato miscelato al 40% con il bianco Gunze, mentre il secondo, cioè il Gray 305, è stato miscelato al 20% con lo stesso bianco.
Dopo aver dato tre mani leggere con lo Sky, ho ulteriormente schiarito il colore con altro bianco ed ho evidenziato la parte centrale di tutti i pannelli, dopodiché, con lo Sky originale del barattolo, ho ripassato tutte le pannellature. Dopo le opportune mascherature, ho dato il Gray 305 ed ho effettuato lo stesso lavoro sulle pannellature come avevo fatto per lo Sky.
In seguito ho mascherato e dipinto il pannello nero antiriflesso, le alette stabilizzatrici sui piani di coda (utilizzando il Giallo Gunze ed il Rosso acrilico Humbrol), gli scarichi in alluminio e gli interni delle semiali ripiegate in Interior Green.
Per quanto riguarda i carrelli, gli interni dei pozzetti ed i portelloni, ho verniciato il tutto
con il Gun Metal acrilico Tamiya, dopodiché ho effettuato un drybrush su tutte queste parti
con dei colori metallici a smalto Humbrol, partendo dal Gun Metal e schiarendo sempre di più fino ad arrivare al Silver... In questo modo si riesce ad ottenere un buon effetto di metallo naturale piuttosto sporco.
L’ogiva dell’elica è stata dipinta con il bianco Tamiya e, dopo opportuna mascheratura, ho verniciato i due anelli con il Blu Tamiya ed il Rosso Humbrol. La fase di verniciatura
si è conclusa con la lucidatura effettuata con il trasparente lucido Tamiya.
Decals.
Le decals del kit sono ottime: sono stampate perfettamente a registro, sono sottili ed hanno poco film trasparente... Prima di immergerle in acqua ho comunque provveduto ad eliminare il poco film presente. Le decal hanno subito il trattamento con i liquidi MicroSol e MicroSet e hanno aderito perfettamente al modello. Dopo l’asciugatura delle decals ho ripassato con una micromina 0,3 mm tutte le pannellature e poi ho dato un’ulteriore mano con il trasparente lucido Tamiya. Due giorni dopo ho effettuato un leggero lavaggio con il Nero ad olio, facendo attenzione
a non sporcare troppo il modello, visto che i Wyvern erano in servizio da poco tempo
ed erano tenuti sempre abbastanza puliti. Il lavoro si è concluso con alcune mani leggere di trasparente opaco Lifecolor.
Operazioni finali.
Il seggiolino dipinto è stato inserito all’ interno del cockpit,
dopodiché ho incollato i carrelli ed i loro portelloni.
I razzi ed i lanciatori utilizzati sono quelli in metallo bianco del kit;
anch’essi hanno bisogno di una buona ripulitura e stuccatura.
Dopo la verniciatura,sono stati incollati sotto le semiali esterne.
Come già detto prima, i leveraggi del sistema di ripiegamento alare sono forniti in fotoincisione e sono ovviamente inadatti a sopportare il peso delle semiali ripiegate. Per questo motivo ho costruito due perni per ogni semiala con degli spilli in acciaio;
questi sono stati piegati a caldo ad un angolo di 90° e le fotoincisioni sono state incollate
ai loro lati in una struttura di tipo "a sandwich" che ha nascosto alla vista i perni stessi.
Ho poi praticato dei fori del diametro dei perni nelle centine esterne delle semiali e delle estremità alari; queste ultime sono state incollate alle semiali esterne ad un angolo di 90°
e tutto il complesso ottenuto è stato poi incollato con colla bicomponente
tramite gli altri perni alla parte centrale dell’ ala. La zona di ripiegamento è stata completata con cavetti di vario diametro.
Il lavoro si è concluso con l’ incollaggio del canopy (effettuato con colla vinilica) e dell’elica.
Conclusioni.
Il lavoro è stato decisamente impegnativo, anche perché questo era il mio primo kit in vacuform. Tuttavia, vista l’elevata qualità dei kit Dynavector, lo consiglio a tutti coloro che vogliono cimentarsi per la prima volta nel montaggio di un vacuform.
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