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Cenni storici.

Il Curtiss P40 si può sicuramente considerare uno dei velivoli protagonisti della seconda guerra mondiale alla pari dei classici Spitfire, BF 109, FW190 ed altri. La sua proverbiale robustezza e adattabilità lo resero famoso e amato dai piloti alleati; fù infatti presente in tutti i teatri  di guerra, dall’ artico al torrido deserto, fino alle umide giungle asiatiche e venne utilizzato fino alla fine della guerra con successo nei più svariati impieghi. Le prime serie operative di questo versatile caccia furono le versioni B e C; esse erano praticamente una evoluzione dell’ antecedente P 36 Hawk, il quale manteneva infatti la stessa cellula, ali e fusoliera compresa, conqualche miglioria. La differenza sostanziale era nel propulsore: al posto del motore radiale venne montato il nuovo Allison V12 raffreddato ad acqua e stessa cosa era l’armamento: 4 mitragliatrici alari da 7,62 e 2 da 12,7 disposte in caccia sopra il motore. Le versioni successive furono ampiamente modificate, l’ armamento fù potenziato: venne portato a 6 mitragliatrici da 12,7 (tutte alari), vennero cambiate le vetrature, migliorata la strutturae dotato di un motore più potente (con la caratteristica ampia presa d’ aria sotto il muso). Il P40 B ebbe il battesimo del fuoco durante la guerra cino-giapponese; esso infatti fu il più importante caccia del gruppo volontari americani di Chennault, le famosi tigri volanti. Nonostante il numero ridotto e le condizioni difficili, riuscirono atenere testa all’ aviazione nipponica abbattendo numerosi aerei nemici. Le cose però cambiarono quando i giapponesi ebbero in dotazione il famoso “Zero” dallavelocità e maneggevolezza nettamente superiori. Nella seconda metà del 1940, mentre la guerra infuriava in Europa, gli inglesi erano rimasti soli a contrastare gli eserciti dell’ Asse e molti esemplari, che inizialmente  dovevano essere impiegati nel conflitto asiatico, vennero consegnati alla RAF e ai paesi del Commonwealt per essere utilizzati principalmente in Africa settentrionale. Nel deserto il P 40 dava il meglio; infatti, mentre gli aerei italiani e tedeschi erano alle prese con le tante problematiche causate da un ambiente così ostile (sabbia, caldo,ecc.), il Tomahawk (nome attribuito dalla R.A.F.) dimostrò tutta la sua affidabilità e resistenza, ottenendo comunque considerevoli risultati in combattimento.
 
Il kit.

Il modello, prodotto dalla ditta ceca AML, all’ apertura della scatola presenta una piacevole sorpresa: il kit è arricchito da un abbondante set in resina, una lastrina di fotoincisioni e capottine in acetato. Il tutto ad un prezzo veramente accettabile! Le stampate in plastica, però, hanno qualche problema: i dettagli sono grossolani (tipo short run) e le incisioni un po’ profonde con i bordi arrotondati. Purtroppo i pezzi non combaciano molto bene e questo causerà alcuni problemi nelle varie fasi del montaggio, quindi per ottenere un buon risultato finale sarà indispensabile aumentare il lavoro di rifinitura: le mie speranze di fare un modello semplice e veloce sono sfumate fin troppo presto……

INTERNI

Prima di tutto ho carteggiato abbondantemente i due gusci e le ali  per ridurre la profondità delle incisioni; poi nella fusoliera all’altezza dell’abitacolo bisogna ricreare le due luci di formazione azzurre, una per parte, che ho riprodotto praticando  un piccolo foro e incollandoci sopra una cornicina in fotoincisione prelevata da un set della “Reheat”. Poi ho cominciato a dettagliare gli interni. Nel set in resina offerto dal kit vi sono il pavimento della carlinga e le paratie laterali, di ottima fattura con i dettagli perfettamente riprodotti, che però non si montano facilmente  e necessitano di un notevole lavoro di rifinitura con lime e carta abrasiva per adattarli alle semifusoliere precedentemente assottigliate all’ osso. Lo stesso procedimentoè stato effettuato per le pedaliere e il cruscotto in fotoincisione che bisognerà ridurre di dimensione facendo attenzione a non rovinare i buchi dei manometri per consentire gli alloggiamenti delle culatte delle mitragliatrici riprodotte in plasticare. Le paratie sono state migliorate aggiungendovi altri  particolari riprodotti con pezzetti di plasticard e vecchie fotoincisioni, filo di rame di vario spessore per simulare cavi elettrici , manette del gas ed altri dettagli , il sedile (in resina) è stato arricchito con le cinture di sicurezza fotoincise e i cuscini riprodotti con lo stucco Putty  Tamyia. L’ abitacolo è stato verniciato ad aerografo con il classico Interior green della USAF che ho riprodotto miscelando i seguenti colori Tamiya: 10 parti XF 4, 8 parti XF 62, 4 parti XF62 e 2 parti di XF 8, il tutto è stato poi trattato con un lavaggio di colore bruno ad olio per conferire profondita e lumeggiato con una passata a dry brush con un verde più chiaro a smalto. Il sedile è stato dipinto in metallo naturale mentre il cruscotto in nero opaco successivamente drybrusciato con un grigio chiaro con il compito di fare risaltare le cornici degli strumenti.

Montaggio.

Parecchio stucco del tipo Tamiya Putty è stato utilizzato per chiudere la fessure  tra le due semifusoliere, in particolare per  far combaciare la presa d’aria inferiore in resina al muso dell’ aereo; questa parte si deve raccordare anche all’ ogiva dell’elica e dato che ci sono tre millimetri in eccedenza sono stato costretto a rinforzare  l’interno del pezzo in resina con un rinforzo in plasticard per poter limare tutto il materiale senza correre il rischio di sfondare la presa d’aria. La zona del motore è stata migliorata aggiungendo le cerniere dei vani armi e i fori delle viti dei pannelli ottenuti con una micropunta di 0,3. Le carenature delle mitragliatrici sono state forate per permettere l’ alloggiamento delle canne in resina e incollate a fianco della presa d’ aria superiore,  con una buona dose si stucco per un corretto allineamento con il profilo del muso. Altra nota dolente sono i trasparenti in acetato offerti dal kit: i vetri laterali sono troppo grandi e spessi , sono stati quindi riprodotti con un acetato più sottile e sagomati nella misura corretta. Bisogna ricordarsi di fare anche i due fori nel vetro sinistro, in corrispondenza  dei tappi di rifornimento dell’ olio (giallo) e della benzina (rosso) che avevo precedentemente riprodotti con due dischetti in plasticard. Stesso problema anche per la capottina, troppo alta e stretta: nelle versioni B e C il parabrezza si raccordava anche ai lati dell’abitacolo perciò e molto importante che le dimensioni laterali siano perfette. Ho risolto il problema facendo uno stampo in acetato utilizzando come master il parabrezza del kit Accademy che ho riportato alla giusta proporzione carteggiandolo accuratamente. Per il tettuccio scorrevole è stato sufficiente carteggiare la parte inferiore dell’ originale fino a portarlo all’ altezza giusta, le guide di scorrimento sono state riprodotte con due striscioline di plasticard sagomate. I flabelli dei radiatori vengono forniti dal kit sia in plastica che in fotoincisione: ho optato per i secondi molto più particolareggiati; i petali vanno incollati e piegati a seguire la curvatura del cofano inferiore, aggiungendovi i ganci e gli attuatori di chiusura anche questi fotoincisi .

Ali e carrelli.

La scatola fornisce una serie di fotoincisioni molto curate per dettagliare i pozzetti dei carrelli, ma anche in questo caso bisogna lavorare parecchio per adattarle. I vani fotoincisi delle ruote sono troppo profondi e non stanno  nelle ali; è necessario asportare parecchia plastica con l’ aiuto di una fresa montata sul minitrapanoe ridurre lo spessore fino ad ottenere il giusto spazio per  un corretto montaggio dei vani stessi che sono stati quindi fissati con l’aiuto di  rinforzi  in plasticard  per consentire  un incollaggio sicuro e robusto. Gli stessi problemi si sono presentati  anche per gli alloggiamenti  delle gambe dei carrelli che bisogna abbassare e  assottigliare sulle pareti  per inserirvi le fotoincisioni. Le superfici mobili delle ali e i timoni di coda sono stati sostituiti con i corrispettivi accessori in resina sicuramente meglio dettagliati  e con effetto telato ben riprodotto. Il montaggio non è stato però molto semplice: si è dovuto lavorare parecchio di lima e carta abrasiva nelle semiali  per consentire un perfetto incastro onde evitare spiacevoli fessure. Il raccordo tra la semiala inferiore e la fusoliera non è corretto, ho dovuto incollare degli spessori in plasticard e rifinire il tutto con una buona dose di stucco per livellare lo scalino formatosi. Lo stucco mi è servito anche per colmare tutte le giunzioni alari, purtroppo poco precise. Sulle superfici superiori mancano gli sportelli  di caricamento delle mitragliatrici, perciò è necessario  inciderli con l’ aiuto dello scriber della Squadron. Il minitrapano invece mi è servito per praticare i fori  per l’inserimento delle canne delle  armi, in resina, finemente dettagliate. Le gambe dei carrelli vanno prima di tutto  ripulite dalle bave di fusione utilizzando la punta di un cutter, poi sono state migliorate aggiungendovi i compassi degli ammortizzatori riprodotti con pezzetti di profilati “Evergreen” e i tubini dell’olio rifatti con del filo di rame del giusto spessore. La struttura tubolare del ruotino di coda è stata autocostruita  con segmenti di vari diametri aggiungendovi anche i cavi del comando di  chiusura degli sportelli rifatti con pezzettini di sprue filato. Le ruote sono fornite in resina dal kit e non necessitano di particolari migliorie essendo riprodotte molto fedelmente con il caratteristico effetto peso e col battistrada finemente inciso.

Colorazione

L’ aereo che ho deciso di riprodurre è il Tomahawk MK II  matricola :AN 413 del pilota officer J.Bartle in forza al 112° squadron in Egitto nel ottobre 1941. Questo velivolo era dipinto con il classico schema mimetico utilizzato dalla RAF in Nord Africa, Middle Stone e Dark hearth per le superfici superiori e azure blue per le parti inferiori, il musoera decorato con una vistosa bocca di squalo che caratterizzava la 112° sqd  che era infatti denominato “Shark squadron”. Il modello è stato dipinto a mano libera ad aerografo con i colori acrilici Gunze: H 71 Middle stone e H 72  Dark hearth  leggermente schiariti con del bianco , L’azur blue è stato ottenuto miscelando i seguenti colori :  H 56 -10 parti, H 25- 4 parti, H 326 – 4 parti e H322 4 parti . Anch’esso e stato desaturato aggiungendovi qualche goccia di bianco. I pozzetti dei carrelli e l’interno dei flabelli sono stati dipinti con lo zinc cromate yellow americano che ho riprodotto utilizzando il colore Tamiya XF 4 a mio parere  perfetto come tono. La tipica bocca di squalo è fornita in decal dal kit, suddivisa in tre sezioni con il fondo nero , però in tutti i libri e riviste che ho consultato il profilo di questo aereo viene rappresentato con una shark mouth diversa: le fauci sono più aperte e i canini sono particolarmente sviluppati; dato che non ho trovato nessun riscontro fotografico ho deciso di seguire la mia documentazione riproducendola ex novo direttamente sul modello. Con una serie di mascherature e cercando di essere più preciso possibile, ho dipinto prima le zone in rosso poi i contorni della shark mouth  in nero; la dentatura è stata riprodotta con dei  triangolini  sagomati di decal bianca posizionati con pazienza  uno ad uno,  un lavoro particolarmente noioso ma necessario per ottenerela giusta precisione. Dopo aver fissato le decal , prelevate da vari fogli delle marche Carpena, Aeromaster e Tally Ho, sono passato ad invecchiare  il modello. L’ ambiente in cui questo velivolo era operativo non era particolarmente salubre quindi  è necessario abbondare con lo stato di usura  e di sporco, le foto d’epoca lo confermano:  si vedono dei Tomahawk  con le tinte talmente usurate che non si nota la differenza dei toni di colore senza contare l’ olio che trabocca da tutte le parti . Il modello è stato trattato con un lavaggio utilizzando una miscela di colore bruno e nero insistendo soprattutto nella zona del motore; sempre con delle tinte scure ad olio ho applicato delle velature nella zona dei radiatori inferiori riproducendo le abbondanti perdite di liquidi lubrificanti. Con i colori metallici che vanno dall’ alluminio al gun metal ho ricreato innumerevoli graffi e piccole scrostature soprattutto nella zona dei raccordi alari per simulare i continui interventi e calpestii dei piloti e dei meccanici. Ho concluso l’ invecchiamento con la polvere dei pastelli scuri grattati per riprodurre fumi di scarico e sbuffi vari.

L’ambientazione

Ho voluto realizzare una scenetta ambientata in un campo d’aviazione in Africa settentrionale ,una torrida giornata di Ottobre del 1941. Un gruppo di avieri, approfittando del momento tranquillo della pausa pranzo, decidono di scattare una foto ricordo accanto all’ aereo che successivamente dovranno  rifornire di carburante, munizioni ed eseguire le manutenzioni del caso. I figurini sono composizioni di vari pezzi provenienti da set della Preiser e CMK abbondantemente modificati nella postura: l’ ufficiale  accanto all’ elica dell’ aereo è un soldato tedesco dell’ Africa Korps su cui ho sostituito le braccia e la testa. Le giberne e le buffetterie sono state asportate con l’utilizzo di frese montate sul minitrapano e successivamente è stato aggiunto il cinturone,  il cordino attorno al collo e la fondina della pistola. Il soldato a torso nudo seduto era in realtà con la camicia e pantaloni lunghi, per “svestirlo” è stato necessario carteggiarlo profondamente e con l’ utilizzo di frese e lime è stato riscolpito cercando di riprodurre la muscolatura delle gambe e del busto. Lo stesso trattamento è stato applicato alle gambe dell’ aviere che sta scattando la foto. Logicamente non si può pretendere una riproduzione  anatomicaperfetta, ma vista la scala il risultato è accettabile. I tipici elmetti dei “Tommies” provengono da una scatola di soldatini della Revell  che ho clonato in resina per poterli elaborare  a mio piacimento mentre le cinghie sotto gola sono state riprodotte con delle striscioline di nastro adesivo metallico .Tutti gli accessori della scenetta come le gavette, la borraccia, le tazze e la macchina fotografica  sono stati autocostruiti utilizzando dei  frammenti di plasticard e dei pezzetti di fotoincisioni di recupero mentre i bidoni,le casse e le taniche provengono da varie scatole di accessori in scala 1/72. Dopo aver dipinto i figurini con gli acrilici Vallejo ,ottimi per realizzare le sfumature, sono passato alla preparazione della basetta .Prima di tutto ho incollato un leggero strato di pasta da modellare Das  sopra alla tavoletta di legno , e successivamente è stata impolverata con della sabbia finissima fissata con un velo di Vinavil diluito. Il terreno è stato verniciato con delle tinte terrose chiare come il Buff e il Deck tan Tamiya, e trattato con dei leggeri  lavaggi scuri ad olio; i dettagli sono stati fatti risaltare grazie ad un abbondante spazzolata a drybrush con dei toni color crema. Per rompere un  la monotonia cromatica  dell’ ambientazione desertica ho aggiunto qualche tocco di vegetazione incollando alcuni ciuffi d’ erba e qualche arbusto secco utilizzando le setole tagliate di un vecchio pennello. Ho concluso il lavoro posizionando tutti gli accessori nei punti predefiniti cercando di rendere la scenetta il più naturale possibile.

 

 

 

Ultimo aggiornamento:

01/02/2012

 

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