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Battaglia di Koblenz 18 marzo 1945.

Si combatte senza sosta, ogni metro di terreno è furiosamente conteso... se non era l'inferno era di certo la sua anticamera. Un intreccio di rumori e di acciaio arroventato... più la battaglia era tremenda più si combatteva: da finestra a finestra, da stanza a stanza, in un carnevale di furore, usando ogni trucco e qualsiasi arma".

Uno sguardo alla storia: Marzo 1945 Patton attraversa il Reno.

Le operazioni contro l' ultima testa di ponte tedesca ad ovest del Reno cominciarono il 14 marzo 1945, dieci giorni prima dell'inzio dell'operazione Plunder, la grande offensiva di Montgomery al nord. I due primi attacchi furono portati alla linea Sigfrido a sud e ad ovest della linea del fronte, nella regione del Treves. La resistenza tedesca fu tenace e l' avanzata americana limitata. Il 14 marzo gli uomini della 3° Armata comandati dall'impaziente ed ambizioso Gen. Patton passarono la Mosella a Sud di Coblenza e risalirono il corso del Reno verso Worms. I tedeschi furono sorpresi da questo improvviso attacco; la Battaglia di Coblenza durò due giorni e i 1600 uomini del Kampfgruppe Koblenz opposero un‘ accanita resistenza alle truppe dell'87° Divisione di Fanteria statunitense. La situazione dei tedeschi divenne disperata e mentre le migliori unità lottavano ancora, l‘avanguardia americana raggiunse il Reno bloccando ogni tentativo di ritirata. Il successo di Patton è completo. Ricorda un reduce americano: "La mia squadra stava avanzando appoggiata da un carro: sei uomini vi erano saliti, mentre io ed altri cinque seguivamo da dietro, cosa che allontanava la preoccupazione delle mine. Un cannone anticarro tedesco sparò. Il proiettile colpì la torretta, uccidendo due soldati e ferendone altri quattro. La forza dell'esplosione li scaraventò dietro il carro, vicino a me... caddero e rimasero a terra. Un secondo proiettile giunse ululando, questa volta per rimbalzare sulla corazza frontale del carro. Il pilota inserì la retromarcia, indietreggiò sui corpi di tre dei nostri feriti, schiacciandoli a morte. Urlai con tutto il fiato che avevo in corpo..."
(da " Cittadini in Uniforme " S. Ambrose - TEA Editore)

Diorama.

Nel costruire questo piccolo diorama, ho cercato di far rivivere l' atmosfera e le situazioni tipiche degli ultimi giorni del conflitto. Una postazione tenuta con caparbia determinazione da alcuni veterani, l'utilizzo di ogni mezzo per arginare l'ormai inevitabile vittoria alleata e l'occupazione del suolo tedesco. Inoltre nel pianificare il lavoro ho voluto creare diversi punti di osservazione cercando di rendere ogni soggetto primario nella narrazione della storia. Nello spirito con cui cerco di realizzare i miei diorami, nessun pezzo è di corollario agli altri. Perciò la scena vede almeno tre soggetti: il controcarro, il granatiere ferito in primo piano, l'edificio con gli altri panzergrenadier che danno vita alla postazione. Tutto deve dare l' idea di un combattimento ravvicinato, disperato, il cui epilogo traspare dall' insieme drammatico della scena.

Lo Steyr .

Questo piccolo controcarro dal nome ufficiale RSO 7,5 cm Pak 40 fu ricavato dal trattore cingolato Raupenschlepper Ost RSO espressamente creato per le esigenze di trasporto evidenziate sui terreni fangosi ed accidentati del fronte orientale. Vista l'estrema robustezza e duttilità, da questo trattore derivarono alcune versioni che, con l'andamento della guerra, andarono a colmare le lacune belliche e l'estrema necessità, di disporre di armi controcarro su tutti i fronti per arginare l‘avanzata degli alleati. Fu in infatti utilizzato non solo per trainare diverse tipologie di artiglieria, ma, togliendo la cabina, quale vero e proprio anticarro. Malgrado la sua grande mobilità, la semplicità di concezione e l'ottimo cannone montato, si rivelò una soluzione di fortuna con tanti limiti, dal surriscaldamento del motore, alla silhouette alta facilmente individuabile dal nemico; non era perciò sicuramente amato dagli equipaggi che lo utilizzarono. Il modello utilizzato e quello dell'Italeri, che in buona parte utilizza le stampate dello Steyr cabinato. Semplici le modifiche apportate: sostituzione della canna in plastica con la più veritiera Jiordi Rubio; reincisione delle paratie in legno mediante pirografo. Solo la prima operazione ha richiesto un po' di lavoro per la presenza di parti della slitta incorporate alla canna in plastica: vanno staccate e collocate in quella nuova in metallo, oppure ricostruite ex novo. Passiamo alla colorazione; ho voluto realizzare un soggetto che fosse abbastanza singolare, perciò l' ho dipinto con disegni mimetici differenti, diversificando il mezzo dal cannone, come osservato in diverse foto dell'epoca. Dopo un fondo grigio medio Molak dato ad areografo, ho cercato di riprodurre un giallo chiaro, non spento, tendente al crema con una miscela di acrilici Dark sand, Desert Yellow, buff, flash, white e pale yellow Gunze Sangyo ottenuta dopo ripetuti tentativi non soddisfacenti, in vista del successivo lavaggio. Il verde è stato più semplice da ottenere: miscela di Field gray-Deep Green-Desert Yellow sempre Gunze, perché con la mia nuova areopenna Pasche, sono quelli che hanno dato la miglior resa, risultando fluidi e gestibili. Qui devo fare il mio primo ringraziamento agli amici del Club cui appartengo, il "Drive & Fly" che, con estrema pazienza mi hanno illuminato sulle tecniche di questa pregevole e delicata (!) areopenna a doppia azione, cui debbo abituarmi. Su tutto il modello ho eseguito un lavaggio di Ink Brown Citadel miscelato con Earth e Orange brown Vallejo diluitissimi in acqua e latte, come sono solito fare. E qui ho provato per la prima volta due tecniche nuove, l'utilizzo della polvere di graffite, dei colori e pastelli ad olio per invecchiare il modello. La tecnica degli oli, da me sempre guardati con diffidenza, è nata a casa di un amico modellista, dopo aver assaporato un buon whisky, puro malto, invecchiato vent'anni... l'effetto del liquore ha rotto tutte le mie perplessità e davanti alla resa opaca, immediata, facilmente gestibile dei pastelli ad olio, assai vicina alla tecnica con cui dipingo ad acrilico, non ho potuto che arrendermi con entusiasmo. Perciò ho trattato tutte le lumeggiature e tutte le ombreggiature profonde con i pastelli ad olio diluiti in essenza di trementina, ripulendo le sbavature e gli effetti indesiderati con solvente Universal. Le tinte utilizzate sono: giallo chiaro e giallo di Napoli, verde marcio, orange e burnt siena, resi cremosi con il diluente e passati a dry brush con un pennelli patti 0, 00, 000. Usati invece estremamente diluiti sono stati passati nelle fenditure. Ho pure utilizzato il colore bianco e nero ad olio per simulare le colate di pioggia e il logorio della vernice sulla scudatura del cannone. Ho quindi riprodotto tutti gli effetti ruggine più o meno intensi e marcati a seconda delle posizioni e di giochi di luce. E' consigliabile sul verde riprodurre anche scrostature lievi che facciano intravedere prima del metallo, il giallo di fondo. Con la polvere di graffite e l' utilizzo della mina, ho riprodotto tutte le scrostature, le parti più sottoposte ad usura, i piccoli graffi, gli spigoli vivi. A volte l' ho utilizzata pura, altre l' ho sovrapposta ad un grigio-marrone acrilico, altre abbinandola a colori metalizzati acrilici, come nel treno di rotolamento e bordo delle ruote a contatto con i cingoli. Questi ultimi sono stati dipinti in Marron caosa + brown laether Vallejo, poi lavati con black , brown e orange. Il cassone ha subito invece lavaggi molto più pesanti con gli inchiostri Citadel, gli oli e il graffitaggio, proprio perché era la parte del mezzo più soggetta a logoramento ed usura. La parte inferiore del mezzo è stata resa più scura con lavaggi meno diluiti, ad acrilico, e volutamente non è stata troppo impolverata; i cingoli sono quelli della scatola , effetto pesantezza reso incollando gli stessi alle ruote con attack e collante epossidico bicomponente. Un' operazione che spesso non riesce al primo tentativo, ma che, sen ben fatta, permette di ottenere con maggior "manovalanza" e minor spesa, un effetto simile a quello ottenuto con i cingoli "link by link" di plastica o metallo. La marmitta dopo essere stata dipinta in red Leather + Olly stell Vallejo è stata trattata con inchiostri e pastelli ad olio. I proiettili sono quelli della scatola dipinti con metallizzati acrilici.

I Figurini.

I soldatini sono posizionati e hanno espressioni che danno l'idea di una postazione circondata, il momento caotico e concitato del combattimento. Non vi annoierò descrivendo ancora una volta la tecnica utilizzata, ma cercherò di sintetizzare le notizie più importanti per ognuno. Ribadisco da buon "dioramista" che i figurini sono parte fondamentale della scena e non vanno trascurati, ma bisogna renderli soggetti primari di quanto andate costruendo. Tutti sono dipinti con colori acrilici. Il granatiere ferito che da l'impronta a tutta la scena è un Verlinden set Radio Team n.1240, a cui ho sostituito la testa con un'altra VP ed entrambe le braccia con due della Dragon per raggiungere la posizione desiderata: un soldato che, al riparo del carro non cessa di combattere attorniato dalle tipiche armi per la battaglia urbana: il panzerfaust, le granate e le mine. Ho riprodotto una ferita alla gamba con l'effetto sangue in bell'evidenza. Indossa una giacca reversibile con macchie a foglie di quercia, lato autunnale, e pantaloni disegnati con il Peas Pattern 44. Il servente ha il corpo Dragon, braccia Tamyia e testa Hornet, indossa una giubba mimetica dell'ultimo tipo ottenuta con fondo Kaki Drill, macchie dark sand, Black green, verde penicillina tutti Vallejo. In tutte le mimetiche ho rappresentato solo le luci e le ombre principali per non offuscare il disegno mimetico assai complicato. L'osservatore al primo piano e un Dragon con braccia cambiate della stessa ditta e testa Hornet; è raffigurato mentre grida ordini al servente del controcarro. Indossa un giaccone a macchie foglie di quercia lato estivo e pantaloni reversibili, lato autunnale. Il telino dell'elemetto ha un fondo grigio particolarmente chiaro con macchie tipo foglie di platano. I due granatieri al piano terra, sono pezzi Dragon dalle scatole 6095 e 6704; quello con lo Zeltbahn a disegno foglie di quercia ha testa Hornet e pantaloni realizzati con stoffa mimetica italiana, preda di guerra. L'altro con testa MK35, indossa un caldo giaccone di pelle realizzato con earth molak + arena marron Vallejo, impugna una MP40 con doppio caricatore. Forse fa molto atmosfera Vietnam, ma mi piaceva particolarmente. Le armi sono state arricchite con le cinghie ottenute da un foglio di lamierino in piombo. Rispettando la distanza dal punto dell'osservazione è possibile abbinare figurini di marche differenti, soprattutto utilizzando quelli Dragon che opportunamente modificati, permettono, con modica spesa, di avere a disposizione, parecchi soggetti di ottima fattura.

L' edificio.

Si tratta di un pezzo Custom Dioramics, cui ho costruito il pavimento in legno con bastoncini da gelato (unire l'utile al dilettevole) e la carta da parati con carta da fotocopiatrice dipinta con tinte pastello. La grondaia è un tondino di alluminio debitamente sagomato, dipinto con diversi toni di brown e red brown miscelati con gun metal e schiariti con orange brown e pale blue sempre Vallejo. I sacchi di sabbia sono in milliput a cui ho appoggiato sopra tulle per imitare la trama della tela di sacco. Prima di essere dipinto la struttura è stata reincisa con un piccolo bulino, aumentando sbrecciature e profondità, variando qualche particolare. E' stata dipinta ad acrilico con diversi toni di grey, giallo sabbia, buff e dark sand, poi il lavaggio con leather brown e nero, il drybrush con acrilici, inchiostri Citadel utilizzati per riprendere le profondità o ricreare colature di sporco, e per ultimo colori e pastelli ad olio orange e giallo chiaro della Van Gogh. Il terreno è la solita miscela di detriti di varie misura e consistenza miscelati con sabbia e vinavil spalmati sulla cartapesta (miscela di carta e colla vinilica) che rimanendo morbida per parecchi giorni, permette di posizionare al meglio i pezzi dopo diverse prove. Diversi lavaggi sono stati eseguiti con acrilici marron cuero, earth, dark sea grey diluiti con acqua e latte; dry brush misto con acrilico tan, buff e arena oscura; più tardi con pastelli ad olio con toni di orange e giallo di Napoli. La scala, le casse, la tanica e le armi sparse un po' ovunque omogeneizzano il tutto rendendo completa l'enfasi della scena. Tra i premi conseguiti, il diorama ha meritato il Best Of Show alla Mostra EuroModels di milano maggio 2004. Ringrazio ancora una volta l'amico Francesco Benedettini, autore delle foto, valente ed eccletico modellista, nonché pignolo consigliere. Concludo raccomandando ai lettori di provare e sperimentare sempre tecniche nuove che possono fornire soluzioni originali e a volte migliori di quelle che già si applicano... provare per credere!

Bibliografia

Modelli scala 1/35

Armes Militaria N.10 "Au Coeur Du Reich"

Steyr pak 40 Italeri + canna Jordi Rubio

Militar's Kits Hors Serie n.2: RSO

Figurini Verlinden - Dragon - Hornet

Camouflaged Uniforms of the Waffen SS di J. Borsarello

Accessori: Historex, Italeri, Tamiya, Dragon

Europa Militaria n 6: Waffen SS di Steven & Amodio ed. Albertelli

Costruzione: Customs Dioramics



 

 

 

Ultimo aggiornamento:

01/02/2012

 

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