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Cenni storici.

Il Vought A 7 Corsair II nacque da una specifica della Marina Statunitense per un assaltatore dotato di buona autonomia e carico bellico, da imbarcare sulle nuove portaerei nucleari in fase di allestimento. Il progetto che ne derivò era un aeroplano molto stabile e robusto, capace di portare un considerevole carico bellico su lunghissime distanze, grazie ai bassissimi consumi di carburante del motore a doppio flusso. Il debutto in azione avvenne in Vietnam, dove il Corsair II si fece subito un' ottima fama già con le prime versioni A e B. Successivi sviluppi portarono l'evoluzione del modello fino alla versione E, l' ultima costruita. Degno di nota il fatto che, forse uno dei primi casi mai avvenuti, un aereo nato con specifiche dettate per l'impiego imbarcato sia stato usato anche dall'USAF, che ebbe la versione D appositamente riprogettata per l'impiego dalle basi a terra. L'ultimo impiego operativo è stato durante la prima guerra del Golfo, nel 1991, durante la quale gli ultimi esemplari già in fase di dismissione si sono fatti carico di un impressionante numero di missioni sul territorio iracheno. Altri utilizzatori di questo ottimo velivolo sono il Portogallo, che ha radiato gli ultimi A 7 P pochi anni fa, e la Grecia, dove il Corsair stà ancora volando, nella versione H, a dispetto della sua veneranda età.

IL MODELLO.

La scatola della Fujimi che ho utilizzato è dedicata alla versione imbarcata, con le sue peculiarità specifiche, tipo la sonda per il rifornimento in volo sul fianco della fusoliera, il carrello con gli attacchi per la catapulta e i cerchioni delle ruote di tipo diverso dagli esemplari terrestri. La qualità media è molto buona, con dettagli curati e ottima definizione delle pannellature, finemente incise e molto precise. I trasparenti sono in due parti, così da poter montare il tettuccio aperto. Le decals, di buona fattura e abbastanza sottili, permettono la scelta tra due esemplari ad alta visibilità, quando le insegne di reparto erano ancora visibilissime e coloratissime.

Interni e vani carrelli.

Il cockpit è molto curato, con le consolles e il pannello strumenti in rilievo. Solo il seggiolino eiettabile non è consigliabile, e infatti io l' ho sostituito con uno in resina della True Details. Una buona verniciatura è già sufficiente ad ottenere un soddisfacente livello di finitura, ma i più volenterosi possono contare anche sulle fotoincisioni Eduard. I vani carrelli forniscono una buona base di partenza per superdettagliarli con la grande quantità di cavi, tubature e cablaggi presenti nella realtà, e anche i portelli sono di ottima fattura, sottili e con un buon dettaglio della parte interna. Concludendo la rassegna degli interni, il cono di scarico è sufficientemente fine da non far rimpiangere resine o fotoincisioni, anche in virtù della sua posizione molto nascosta a montaggio ultimato.

Ali e Fusoliera.

Le semifusoliere si uniscono senza alcun problema; un po' di attenzione và riservata al raccordo della grossa presa d'aria nel muso, a cui ogni modellista che affronta il montaggio del Corsair II deve essere preparato già dall' inizio del lavoro. Dopo aver steso lo stucco con una spatolina, ho applicato una pasta morbida simile al Pongo su un bastoncino da gelato, sulla quale ho fissato una strisciolina di carta abrasiva. Iniziando la carteggiatura, la pasta si adatta alla curvatura del condotto, e con un minimo di attenzione la stuccatura risulta più semplice di quel che ci si può aspettare !! Le ali possono essere montate solo in posizione estesa, e si adattano alla fusoliera molto bene, richiedendo una stuccatura veramente minima. I piani di coda, essendo nella realtà pezzi monoblocco che si muovono interamente, prevedono il fissaggio con un perno rotondo, così da poterli montare anche in posizione di riposo, e non solo nella classica posizione neutra, aumentando il realismo della riproduzione.

Carrelli e parti trasparenti.

Le gambe dei carrelli, accettabili nel dettaglio, necessitano solo dei soliti tubicini dei freni, e anche i cerchioni delle ruote sono del tipo corretto per la versione imbarcata. La loro verniciatura è in bianco opaco, con i particolari messi in risalto da un lavaggio abbastanza pesante di nero e marrone scuro, così da riprodurre le pesanti sporcatore della realtà. La limpidezza dei due trasparenti è ottima, ma solitamente io li tratto lo stesso con crema abrasiva per auto, così da eliminare anche i graffi più impercettibili. Questo prodotto si trova in qualsiasi supermercato: è estremamente economico, e usato con un batuffolo di cotone fornisce un ottimo risultato. I carichi esterni forniti dal kit si riducono ai soli serbatoi supplementari: un po' poco considerando l'incredibile quantità e varietà di bombe e missili che si potevano agganciare ai suoi sei piloni. Così io ho prelevato 12 bombe Mk.82 e 2 Mk.84 dai set aggiuntivi Hasegawa per conferire al modello quell'aspetto sovraccarico che lo ha reso famoso.

Colorazione.

Lo schema mimetico che ho scelto è molto semplice, essendo in un unico tono di grigio, il Ghost Grey FS 36320 (Gunze H 307). Dopo aver spruzzato in bianco opaco il condotto della presa d'aria, l' ho mascherato accuratamente, in modo da verniciare con la mimetica esterna solo 2 mm del bordo interno. A questo punto, dopo aver steso una mano di bianco per evidenziare le imperfezioni, ho ripassato tutte le pannellature col nero opaco, quindi ho steso ad aerografo il colore di base, schiarito con il 25% di bianco per riprodurre l'effetto scala. Dopo almeno 24 ore per lasciare asciugare il tutto, ho applicato una robusta mano di trasparente lucido, utilizzata come base per i lavaggi ad olio e la posa delle decals, che provengono dal foglio Superscale 72-402 dedicato a 4 velivoli, con insegne, stemmi di reparto e stencils rigorosamente monogrigio. Il velivolo che ho scelto appartiene al VA-27, caratterizzato dall'insegna sulla deriva costituita da un grosso guanto armato con una minacciosa palla ferrata. Dopo la posa delle decals ho steso sul modello un'altra mano di trasparente lucido, seguita dall'ultima mano di opacizzante. A questo punto ho pitturato a pennello tutti i particolari più piccoli, poi ho tolto tutte le mascherature, ho montato i carrelli, le antenne, gli abbondanti carichi esterni, e il lavoro è finito.

Basetta.

Il ponte di volo è stato ottenuto da un foglio di plasticard, forato con una punta a mano, per potervi inserire gli innumerevoli pozzetti di ancoraggio dei velivoli. Questi ultimi sono in metallo bianco e fotoincisione, prodotti dalla Flight Path, veramente molto ben fatti. La colorazione del ponte è grigio scuro, mentre i pozzetti sono leggermente più chiari, e la segnaletica orizzontale è a strisce bianche, gialle e rosse di varie forme e misure, a seconda della zona di ponte che si vuole riprodurre. Il tutto è stato abbondantemente sporcato con lavaggi a olio e pastelli, per riprodurre le perdite di fluidi, le sgommate violente, e la sporcizia che si accumula in un ambiente operativo così frenetico. Il trattorino antincendio e i figurini provengono da una delle due confezioni della Fuijmi dedicate al personale dell' US Navy: queste scatole sono molto ben fatte, e con minime migliorie garantiscono un ottimo risultato.

 

 

 

Ultimo aggiornamento:

01/02/2012

 

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