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CENNI STORICI :
L’Aermacchi MB 326, universalmente conosciuto come “Macchino” ha rappresentato il primo grande successo dell’industria italiana nel settore degli aviogetti da addestramento. Progettato dall’  ing. Ermanno Bazzocchi, è entrato in servizio presso le scuole di volo dell’Aeronautica Militare Italiana nei primi anni ’60, e su di esso si sono formate intere generazioni di piloti militari. Ha concluso la sua carriera solo a metà degli anni ’90, dopo essere stato sostituito dall’MB 339, il suo successore riprogettato e migliorato che ne ha ripreso il successo. L’ MB 326 ha ottenuto anche un discreto successo nelle esportazioni, prestando servizio in diverse forze aeree, tra le quali, solo per citare le più importanti, il Brasile, il Sud Africa, l’ Australia e l’ Argentina, con la quale ha anche partecipato ai combattimenti durante la Guerra delle Falklands nel 1982.
Il modello.
Il modello è il vecchio ESCI, uscito più di 20 anni fa, ma già incredibilmente dettagliato, tanto che ancora oggi, che è stato riedito dalla Italeri, è uno stampo all’ altezza delle realizzazioni ben più moderne, con incisioni fini e precise, estrema facilità di montaggio, ottimi trasparenti e un foglio decals che permette la riproduzione di 6 esemplari di altrettante forze aeree che lo hanno avuto in servizio. Solo l’ abitacolo non è all’altezza della situazione, e da qui sono partito col montaggio, aiutato anche dai prodotti dell’after market che mi hanno dato una grossa mano
Il cockpit.
Il doppio abitacolo con i posti in tandem è molto visibile, direi quasi il punto su cui si focalizzerà l’ attenzione a modello finito, soprattutto se si decide di lasciare aperto il tettuccio, così ho messo  mano al plasticard e a vari fili di rame e stagno per riprodurre i dettagli più importanti. I pannelli strumenti e le consolles laterali di entrambi gli abitacoli vengono forniti con decals assolutamente bruttine, per cui, con l’aiuto di alcune buone foto ho ricostruito in plasticard tutti gli strumenti sui cruscotti e sulle paratie laterali, comprese le manette motore e le leve dei carrelli. Fortunatamente gli abitacoli erano molto semplici, con solo gli strumenti essenziali alla navigaz i one basica, e altrettanto si può dire per le consolles, sopra ttutto se raffrontate alla complessità dei moderni aviogetti da combattimento, per cui il lavoro è stato relativamente veloce. Sul retro del pannello strumenti posteriore ho aggiunto dei tondini di plasticard ottenuti con il punch e die a simulare le scatole degli strumenti stessi, e su questi ho collegato i cavi e i cablaggi che fuoriescono dagli strumenti e che rimarranno moltovisibili, riprodotti con filo di stagno e di rame di vari diametri.Un’altra importante aggiunta è stata la barra di supporto fissata al tettuccio, che sostiene il martinetto idraulico per la chiusura del tettuccio stesso. Sia la barra che il martinetto sono asse nti nel kit, e li ho riprodotti con profilati di plasticard e plastirod di diametr i e forme adeguate. Sul montante andrà aggiunto uno specchietto retrovisore, prelevato da un set generico infotoincisione, e altri due andranno fissati sul montante interno del tettuccio. Sulla parte esterna della struttura ho aggiunto anche un pezzetto di plasticard sagomato per riprodurre la maniglia di sollevamento. L’ ultimo problema da affrontare è quello relativo ai sedili eiettabili: quelli forniti sono improponibili, ma in questo mi sono venuti in aiuto i sedili prodotti da Mondo Ridotto, realizzati specificatamente per questo modello, che rappresentano un notevole aiuto.
Ali e prese d’aria.
Le ali sono scomposte in 3 parti, a cui si aggiungono i serbatoi di estremit à, scomposti in due semigusci ognuno, e le prese d’ aria alla radice della fusoliera. Nelle sedi delle prese d’aria ho aggiunto due rettangoli di plasticard sagomato a dovere, per riprodurre la curvatura del condotto che
si unisce in un unico pezzo al centro della fusoliera: è un lavoro molto semplice ma efficace, che chiude uno spazio vuoto molto irrealistico. I serbatoi di estremità si montano senza problemi, anche se un po’ di attenzione (e di stucco) sarà necessaria nella giunzione con le ali. Le parti inferiori delle prese d’ aria vanno montate con attenzione, per non dover carteggiare troppo la linea di giunzione, e rovinare le fini pannellature presenti in quella zona.
Montaggio.
Nella semifusoliera dx ho inserito l’ abitacolo, completo dei pannelli frontali dei piloti, il cono di scarico del motore, ben riprodotto con la turbina sul fondo del condotto, e una zavorra di almeno 25 grammi, per bilanciare il peso posteriore, quindi ho chiuso la fusoliera s enza incontra re grossi problemi. Una leggera stuccatura l’ ho effettuata sulla linea di giunzione e su alcuni ritiri della plastica in corrispondenza degli spinotti di riferimento, dove il maggior spessore della plastica determina in quasi tutti gli stampi questo inconveniente. La zona dove invece è necessario intervenire maggiormente è il muso dell’ aereo. La parte superiore del musetto infatti è stampata a parte, per mostrare le scatole radio e dell’ avionica presenti nel muso del velivolo, Questo dettaglio peraltro è riprodotto in maniera piuttosto approssimativa, e avendo deciso di chiudere il tutto, anche per non alterare troppo la linea del velivolo, ho dovuto adattare molto bene la copertura al musetto, forzando la plastica in alcuni punti, fino ad ottenere il miglior accoppiamento possibile, che cmq non mi ha risparmiato una stuccatura piuttosto pesante. Completato questo intervento, ho montato anche il parabrezza, già mascherato, che per fortuna si adatta molto bene alla sua sede e non ha richiesto nessun intervento aggiuntivo. Queste parti le ho montate in questa fase per poter maneggiare meglio il modello in caso di stuccature e altri interventi di adattam ento delle parti, senza l’ ingombro delle ali.
L’ ultimo intervento sulla fusoliera l’ ho effettuato nella zona dello scarico motore, dove ho chiuso con stucco bicomponente l’ apertura sotto la deriva che altrimenti avrebbe mostrato una zona vuota non reale, in quanto sul velivolo questa parte è chiusa da una lamiera sagomata come parte integrante del condotto di scarico. Solo a questo punto ho montato le ali e i piani di coda. Mentre per questi ultimi l’ accoppiamento è pressoché perfetto, la parte inferiore delle ali ha riservato una spiacevole sorpresa: nella parte posteriore del troncone centrale la forma non riprende correttamente la linea della fusoliera, essendo più bassa di almeno 1 mm. Questo mi ha costretto ad una robusta stuccatura, eseguita in più strati, per ripristinare il più possibile la continuità del profilo.
Carrelli:
I vani carrelli sono molto semplici, anche perché nella realtà i portelloni principali sono chiusi anche col velivolo parcheggiato, lasciando intravedere ben poco della struttura interna. L’ unico intervento si rende necessario nel vano anteriore, che andrebbe sfondato per dargli maggiore profondità e ricostruito con plasticard e materiali vari per riprodurre la struttura e gli impianti al suo interno. I portelli sono semplici ma ben fatti, con un buon dettaglio anche sulla parte interna. Le gambe dei carrelli e le ruote sono ben riprodotte, e sono scomposte in varie parti per permettere l’ inserimento delle ruote nelle forcelle a U tipiche di questo velivolo. Con l’ aggiunta dei soliti cavetti dei freni, questi pezzi sono pronti per la verniciatura in alluminio opaco, così come le facce interne dei portelli, mentre gli interni dei vani sono in verde anticorrosione. Da notare che, al termine del montaggio, andrà aggiunto un semplice pezzo di plastirod di 0.8 mm, verniciato di giallo, tra le gambe principali e i vani, per riprodurre la barra che veniva sempre installata mentre il velivolo era al suolo, con lo scopo di impedire la retrazione accidentale del carrello in caso di perdita di pressione idraulica.
Colorazione.
La livrea utilizzata dall’Aeronautica Militare Italiana è monocromatica, in arancione anti collisione FS 12426 che ho riprodotto partendo dal Tamiya X6. Questo colore però mi sembrava un po’  troppo chiaro, così ho aggiunto alcune gocce di rosso per rendere la tonalità un po’ più “carica”. Come al solito ho iniziato con il preshading delle pannellature, eseguito con il nero applicato neanche tanto delicatamente, tanto poi la successiva colorazione a strati permetterà di correggere le imperfezioni. A questo punto ho cominciato a spruzzare il colore di fondo, diluito quasi al 50%, coprendo pannello per pannello, dal centro verso l’ esterno. Questo sistema è relativamente lungo, però mi permette di controllare perfettamente la colorazione e di ottenere una finitura molto omogenea su tutto il modello, oppure di differenziarla dove necessario. Gli aerei in servizio alla scuola di volo di Lecce erano perfettamente conservati e puliti, tanto da non ved ere q uasi, sulle foto dell’ epoca, i segni delle pannellature. Verso la fine del servizio operativo però, i velivoli sono stati assegnati alle Squadriglie Collegamenti dei vari stormi, dove hanno iniziato ad assumere un aspetto un po’ più logoro. Volendo riprodurre proprio un velivolo di questo periodo, ho potuto rendere la finitura leggermente più marcata. La seconda fase è stata quella di mascherare i serbatoi di estremità e il pannello antiriflesso davanti al parabrezza, che sono stati verniciati in nero opaco. La successiva mascheratura con nastro Tamiya serve per verniciare i bordi di attacco delle ali e dei piani di coda, che negli ultimi anni di servizio erano dipinti in grigio chiaro, che io ho riprodotto con l’ FS 36375, schiarito al 30% col bianco. Dopo la consueta mano di trasparente lucido, ho applicato le decals: le coccarde provengono da un foglio Tauromodel e sono molto ben fatte, con il centro verde sta mpato a parte, per poterlo posizionare in maniera perfetta. Le coccarde del kit sono completamente sbagliate, sia nei colori troppo chiari, che nel verde centrale di diametro troppo piccolo. I codici bianchi della 636° Sqd, Collegamenti li ho ricavati da un foglio della Ba-Fra, l’ insegna di Stormo proviene dal foglio della Sky Models dedicato all’ F 104, mentre le stencils di servizio sono quelle del foglio contenuto nella scatola. Tutte queste decals reagiscono molto bene ai liquidi emollienti Super Sol e Super Set e si adattano senza problemi. Dopo aver sigillato il tutto con un’ ulteriore ma no di traspare nte lucido, ho applicato i lavaggi ad olio nelle pannellature, us ando una miscela di bianco e Terra di Siena Bruciata, che riprende, con la sua tonalità rossastra, il colore di fondo del modello. Il colore deve essere molto diluito, per poter scorrere all’ interno delle pannellature molto fini,e le eventuali sbordature vengono assorbite dopo circa 20 minuti con un fazzolettino di carta. A questo punto ho applicato finalmente lo strato finale di vernice semilucida che sancisce la fine della verniciatura, quindi ho completato il montaggio incollando il tettuccio, i carrelli e i relativi portelli, e i piccoli tubi di pitot ai lati del muso, dopo averli un po’ affinati, non senza fatica, con lime e carta vetrata.
Basetta.
La basetta riproduce un piazzale della base di Gioia del Colle, da dove l’ aereo ha volato negli    ultimi anni della suo servizio operativo. Per riprodurlo ho utilizzato un foglio di plasticard di 1 mm di spessore, sul quale ho riprodotto la testura irregolare e granulosa del cemento con una tecnica veloce e semplice. Utilizzando un vecchio pennello abbastanza grosso e con le setole piatte, l’ ho bagno nel diluente nitro, e l’ho “tirato” sul foglio di plasticard. Il diluente intacca leggermente la plastica, rendendo molto bene l’ aspetto ir regolare del cemento. Il pennello si può passare finchè non si ottiene la rugosità voluta, ma dopo pochepr ove si raggiunge rapidamente il risultato.Dopo aver inciso i lastroniho verniciato il tutto con una miscela con vari toni di grigi e una punta di Buff della Tamiya, per spegnere un po’ il tono. Dopo aver verniciato anche la striscia gialla sono passato all’invecchiamento, effettuato con colori ad olio nero,marrone, grigio e bianco, fino ad ottenere la giusta finitura. La scaletta è stata autocostruita con sprue e plastirod di varie forme e dimensioni.
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