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Cenni storici.
Il progetto del Breguet 1150 nacque negli anni '60 per rispondere alle esigenze delle aviazioni militari europee di disporre di un pattugliatore marittimo a lungo raggio. Dopo una lunga fase di progettazione e sviluppo, l'Atlantic entrò in servizio in Francia, Germania, Italia e Olanda, divenendo la risposta europea ai pattugliatori americani tipo P 3. Dotato di grande robustezza e affidabilità, presta tuttora servizio in impegnative, lunghe e monotone missioni di pattugliamento in mare aperto, che possono arrivare anche a 18 ore di volo ininterrotte.
IL MODELLO
L'impressionante scatola ad apertura laterale è letteralmente zeppa di stampate (ben 8 più quella dei trasparenti); le istruzioni sono un piccolo volumetto da leggere bene prima di iniziare, e il grande foglio decals fornisce la prima (e forse l' unica) delusione per i modellisti italiani: sono infatti presenti solo le insegne per realizzare le versioni tedesca, olandese e franc ese, e il rammarico aumenta leggendo la nota che indica chiaramente che le decals sono stampate in Italia !! A parziale consolazione, la condivisione di questa delusione con gli amici pakistani, gli unici altri utilizzatori di questo pattugliatore antisom. Le stampate sono in plastica bianca, con il chiaro scopo di agevolare la verniciatura secondo lo schema iniziale a due colori, ma un po' stancante per gli occhi dopo averci lavorato qualche ora. La finitura superficiale è in fine negativo, con dettagli in positivo ove necessario, tipo i longheroni di rinforzo su ali e fusoliera. Sono presenti un gran numero di parti alternative, principalmente antenne e sensori, per coprire tutti gli allestimenti utilizzabili, compresi fortunatamente anche tutti quelli per la versione italiana, così, chi vorrà farlo a tutti i costi nostrano, dovrà solo procurarsi le decals (problema risolto da Italian Kits proprio durante il montaggio!!). Viste le dimensioni cospicue, ho affrontato la costruzione dividendo il lavoro in 4 parti ben definite: la porzione di fusoliera anteriore, il corpo principale, le due lunghe ali e i piani di coda.
Fusoliera anteriore
Gli interni sono suddivisi in due grandi zone: il cockpit per piloti e osservatore, e la grande stiva per l'armam ento di lancio, che comprende due siluri e tre bombe di profondità. L'abitacolo è scomposto in modo tale da fornire, nella sua parte inferiore, l'alloggiamento del carrello anteriore. Molto belli i seggiolini, in 3 pezzi ognuno, ai quali vanno aggiunte solo le cinture in fotoincisione, recuperate dai set generici Airwaves. La paratia che separa l'abitacolo dal compartimento degli operatori ai sistemi riproduce molto fedelmente la tenda scura presente nella realtà, e sono fornite anche due ottime cloche, le pedaliere e la consolle tattica alla destra dell'osservatore. Il pannello strumenti è in rilievo così come la consolle centrale dei piloti, da cui ho eliminato le manette motori, troppo grossolane, sostituendole con altre rifatte in filo di rame e sprue. Le decals forniscono gli strumenti sia per le consolles che per il pannello frontale, così da poter scegliere se verniciare il tutto o semplificarsi la vita. Personalmente, considerata la poca visibilità che rimarrà, ho optato per le decals. I trasparenti sono intelligentemente scomposti in due semigusci comprendenti anche una porzione di fusoliera, così da poter stuccare e carteggiare ben lontano dalle vetrature. Il vano carrello è stato dettagliato con tubature e cablaggi aggiuntivi realizzati con filo di rame e plasticard, quindi si passa alla verniciatura. Gli interni dell'abitacolo sono in Grigio medio (Humbrol 87), con i cuscini dei sedili in blu, le cinture crema (Humbrol 105), la tenda verde scuro, e l' impugnatura delle cloche bianca. Gli spazi sotto le consolles laterali sono stati riempiti di piombini per bilanciare il modello, come pure il radome del radar ventrale. Il vano carrello è verde anticorrosione, con cablaggi bianchi, neri, gialli e argento. Dopo aver assemblato questo insieme, ho stuccato e carteggiato tutte le giunzioni, ho mascherato le vetrature, e il primo sottoblocco è pronto.
Fusoliera principale.
La grossa f usoliera è scomposta in 3 pezzi: due semigusci laterali e una parte ventrale in due alternative, da scegliere a seconda della versione con o senza lanciatori di sonoboe. La stiva di carico offre un'ottima base di partenza per il super dettaglio, e anche qui ho aggiunto cablaggi, tubature e centraline idrauliche realizzate col solito filo di rame e plasticard. La parte ventrale comprende anche il portello di accesso dell'equipaggio, e se si desidera lasciarlo aperto (i pezzi lo prevedono), bisogna autocostruire il vano interno, per nonvedere la fusoliera desolatamente vuota. Il colore della stiva di carico è ancora in verde anticorrosione, con i soliti punti di colore per i particolari più piccoli già citati in precedenza. Una volta assemblata la stiva e applicati i 4 oblò laterali, ci si può dedicare alla chiusura della fusoliera. I pezzi in mio possesso presentavano qualche svergolatura, dovuta forse alle dimensioni: per questo motivo ho unito le due semifusoliere con incollaggi in sequenza, fissando zone di circa 10 cm l'una, e curandone l'allineamento perfetto fino alla completa essiccazione della colla, e quindi avanzando col pezzo successivo: con questo accorgimento ho ridotto al minimo l'uso dello stucco. La parte ventrale (quella con i fori per le sonoboe), dopo essere stata dotata del vano di ingresso autocostruito, è stata unita alla fusoliera con lo stesso accorgimento dell'incollaggio in sequenza, dopo numerose prove a secco. Questo sistema, unito all'intelligente scomposizione lungo le linee delle pannellature, mi ha permesso di non utilizzare stucco in questa importante zona. Alla sinistra del vano di accesso ho aggiunto un tubo di lancio aggiuntivo, caratteristico della versione italiana, ben visibile a fianco di quello già esistente, che ho provveduto a forare. Il montaggio del grosso poppino posteriore, in 3 pezzi, ha concluso questo secondo blocco.
Ali e vani carrelli.
Le lunghissime ali sono molto ben fatte, e presentano anche un buon dettaglio di base dei vani carrelli. Io ho autocostruito le pareti laterali dei vani secondo la documentazione in mio possesso, e ho aggiunto scatolature, cablaggi e tubature alle parti già esistenti. Dalla paratia tagliafiamma che separa i motori dai vani, partono i due lunghi tubi di scarico che fuoriescono dalla gondola motore sul bordo di uscita alare. A questi tubi ho aggiunto, nella parte visibile attrave rso il vano, una protezione termicachiaramente visibile dalle foto, che ho riprodotto con la carta stagnola dei pacchetti di sigarette verniciata in Gun Metal e arrotolata sui pezzi. La parte terminale invece è in metallo naturale, “lavorato” un po' per conferire l'effetto calore dei gas di scarico. Prima di passare all'assemblaggio, è consigliabile ridurre un po' lo spessore dei bordi di uscita, e di forare gli alloggiamenti di antenne e sensori a seconda della versione scelta. Le semiali si uniscono senza grossi problemi, mentre bisogna prestare molta attenzione alle gondole motore. Ogni gondola infatti è formata da due pannelli superiori solidali alle ali, due pannelli laterali, un anello frontale, e un inserto inferiore formato a sua volta da due pezzi: una scomposizione un po' strana, forse dettata dall'esigenza di stampare senza sottosquadri le innumerevoli prese d'aria presenti sulla gondola, che costringe però a numerose prove a secco, forzando i pezzi in vari punti per ottenere una curvatura il più regolare possibile. Nonostante gli sforzi, in questa zona lo stucco corre a fiumi, e la successiva carteggiatura cancella molti dei dettagli di superficie che andranno reincisi. I terminali alari lisci si possono sostituire con i pods per contromisure elettroniche, naturalmente a seconda della versione prescelta. Sui bordi di attacco sono presenti anche due inserti per antenne, che però sono molto sottodimensionati, e vanno adattati alle loro sedi con spessori di plasticard, quindi stuccati e carteggiati. Le grosse eliche quadripala vanno montate raccordandole a lle ogive scomposte in due pezzi, e con qualche prova a secco si ottiene un buon risultato. La verniciatura del blocco elica-ogiva è in Grigio FS 36375 (Gunze H 309), con le estremità delle pale a strisce rosse e bianche e un inserto nero alla base del bordo d'attacco, mentre la punta delle ogive è in alluminio lucido (Humbrol 11). I piani di coda non presentano difficoltà, a parte una stuccatura necessaria per raccordare l'inserto con la grossa antenna presente nella parte superiore della deriva. La lunga carenatura superiore della fusoliera è stata tagliata nella sua parte terminale, per potervi inserire la grossa gobba caratteristica della versione italiana. A questo punto tutti i sottoinsiemi sono pronti, e si può procedere al montaggio definitivo.
Assemblaggio.
Questa fa se inizia con l'unione delle fusoliere, tra le quali bisogna aggiungere il supporto interno per il grosso radome estraibile del radar di ricerca, posizionabile sia estratto che retratto. Un grosso problema è rappresentato dalle due piastre in rilievo sui due lati della fusoliera, che non combaciano molto bene, e mi hanno costretto all'inserimento di minuscoli listelli di plasticard per ripristinare la giusta linea di continuità tra le parti. Sistemata questa unione ho incollato i piani di coda, la carenatura e la gobba dor sale, che combaciano senza grossi problemi e necessitano di una minima stuccatura per raccordarne le linee, quindi mi sono dedicato alla miriade di antenne e sensori della versione italiana, aiutandomi con diverse foto, in quanto le istruzioni forniscono solo le indicazioni per le versioni previste dalle decals. A titolo di informazione, mi ha detto un amico pilota che lo ha utilizzato, che i nostri velivoli sono paragonabili a quelli t edeschi, pur se con differenze anche sostanziali. A questo punto ho unito alla fusoliera le due semiali, facendo molta attenzione a rispettare il corretto diedro, e finalmente il modello si rivela nelle sue imponenti dimensioni. Questa giunzione non comporta particolari difficoltà, se non chiudere qualche fessura tra ala e fusoliera con un po' di colla vinilica diluita in acqua e applicata con la punta di uno stuzzicadenti. In questo modo, la tensioattività dell‘acqua fa ritirare la soluzione all'interno della fessura, espandendola uniformemente per tutta la lunghezza. Ad essiccazione avvenuta, la colla avrà colmato completamente la fessura esistente senza bisogno di dover carteggiare.
Verniciatura.
Finalmente siamo arrivati alla verniciatura del bestione che, nella versione attuale da me preferita, è interamente in Grigio FS 36280, applicato in questi ultimi anni su tutti i velivoli dell' A.M.I. Purtroppo questo colore non è riprodotto da nessuna marca, co sì ho usato il Grigio FS 36270 (Gunze H 307) a cui ho aggiunto circa il 30 % di bianco. Come prologo, avevo già verniciato in nero opaco, e quindi mascherato, tutti i bordi di attacco di ali e piani di coda, sempre allo scopo di poter maneggiare meglio i pezzi prima che divenissero un solo insieme molto ingombrante. Dopo una mano di fondo bianca, necessaria a rivelare imperfezioni di montaggio e a fornire una base su cui far risaltare la colorazione, ho applicato il preshading in nero opaco, ripassando tutte le pannellature ad aerografo. Ad essicazione avvenuta ho iniziato a stendere il colore di base, fino ad ottenere la giusta sfumatura delle linee scure sottostanti. La difficoltà di questa operazione è quella di mantenere la giusta omogeneità delle ombreggiature, vista l'estrema ampiezza delle superfici da coprire. A questo scopo, non ho applicato la vernice in maniera uniforme, ma ho prima saturato il c entro di ogni pannello, col duplice vantaggio di rimediare anche a qualche linea del preshading non molto dritta, poi mi sono dedicato alla copertura delle pannellature, che in questo modo è risultata, dopo varie serate di verniciatura, abbastanza omogenea. Alcuni esemplari mostrano nelle foto una variazione piuttosto visibile del tono di grigio della carenatura dorsale, che si ricava per mascheratura in maniera abbastanza semplice. Dopo aver verniciato a pennello tutti i particolari più piccoli, ho applicato una ro busta mano di trasparente lucido, che serve come base per il successivo lavaggio con colori ad olio. Ho mescolato nero e bianco fino ad ottenere un grigio non molto più scuro del colore di base, che ho poi applicato, a pennello, in ogni singola pannellatura, con una diluizione dell'80%. Dopo il lavaggio ho applicato un'ulteriore mano l eggerissima e diluitissima del colore di base schiarito, allo scopo di smorzare un po' lo stacco dei lavaggi sul colore sottostante. Un' ulteriore mano di trasparente lucido ha fissato il tutto, e a questo punto ho applicato le decals del nuovo foglio Italian Kits 72001, integrate da quelle del kit per i numerosi stencils presenti sul velivolo. Questa fase non presenta difficoltà, se non quella di individuare esattamente le innumerevoli scritte di servizio che variano a seconda della versione. Le consuete passate di trasparente lucido e opaco che di solito preludono alla fine del lavoro, in questo caso anticipano solo una lunga serie di interventi di montaggio e finitura che riguardano i particolari più minuti.
Carrelli e particolari esterni.
Dopo aver tolto le mascherature dai trasparenti e dai bordi di attacco di ali e piani di coda, ho montato le luci di navigazione alle estremit à alari e i fari di atterraggio, riprodotti con fanali per automobilismo coperti da un pezzetto di nast ro adesivo trasparente a simulare il vetro. I carrelli sono molto ben fatti, e aggiungendo i tubicini dei freni sono quasi perfetti. Le gambe di forza e i cerchioni delle ruote sono in alluminio opaco (Humbrol 56) con l'eccezione degli steli degli ammortizzatori in alluminio lucido (Tamiya X11). Dopo il montaggio dei carrelli e relativi portelli, il pod subalare, e le innumerevoli antenne e sensori, mi sono dedicato alle antenne a filo. Osservando attentamente le foto, ho notato che presentano un'architettura piuttosto complessa: sono fissate su 3 punti (deriva, piani di coda e fusoliera), e per complicare ulteriormente il loro posizionamento, sono simmetriche sui due lati del velivolo. Per risolvere questo problema, ho disegnato su un foglio di carta un triangolo, dove i vertici rappresentano i 3 punti di attacco, e all'interno ho individuato un punto che corrisponde all'intersezione dei 3 fili, in cui ho posizionato un supporto alto pochi millimetri, necessario a dare la giusta angolazione ai fili stessi. A questo punto è bastato mettere 3 fili di sprue stirato che, partendo dai vertici del triangolo, si unissero al centro del supporto, dove sono stati incollati insieme con una goccia di cianoacrilica. A questo punto si ottiene una fragilissima incastellatura a 3 bracci che và incollata ai 3 punti di attacco, e ripetendo l' operazione di ottiene la stessa struttura perfettamente simmetrica per l' altro lato.
Ambientazione.
La basetta rappresenta una delle tipiche piazzole decentrate presenti a Sigonella, dove i velivoli vengono parcheggiati in attesa delle missioni. Dalle foto in mio possesso, la piazzola dovrebbe essere nettamente più larga, ma ho dovut o ricorrere ad un compromesso, per non impegnare un intero piano della mia vetrinetta solo per questo modello ! Dopo la consueta incisione dei lastroni di cemento e la loro verniciatura, ho simulato il terreno con Das e polvere fine, e successivamente erba per fermodellismo. I bidoni e le attrezzature di supporto sono di varia provenienza oppure auto costruiti. Il montaggio di questo ottimo kit, oltre ad avermi divertito molto, mi ha messo di fronte al problema delle dimensioni veramente ragguardevoli, costringendomi ad affrontare le varie fasi della costruzione in maniera un po' diversa dal solito, e attenermi scrupolosamente ad una sequenza dei lavori necessaria a minimizzare il più possibile i problemi di maneggevolezza di questo bestione veramente ingombrante.
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