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Cenni storici.
Il Komet, avveniristico velivolo realizzato dal geniale ingegnere Willy Messerschmitt, deve la sua fama al fatto di essere stato il primo modello di aereo-razzo pilotato entrato in servizio operativo. La propulsione a razzo gli permetteva una elevata velocità per gli standard dell' epoca, per contro però, la formula costruttiva molto artigianale, dovuta alle scarse risorse di cui disponeva la Germania verso la fine della guerra, lo penalizzava molto nelle prestazioni di missione. Le piccole dimensioni non permettevano di alloggiare serbatoi molto capienti, così l' autonomia era di soli cinque minuti, appena necessari per decollare, fare quota per cercare i bombardieri alleati, eseguire uno o due passaggi di mitragliamento, e riportarsi all' atterraggio in volo planato come un aliante, causa lo spegnimento del razzo. In questa fase, molto lenta e senza la possibilità di eseguire manovre di scampo, molti velivoli venivano distrutti dai caccia alleati che li seguivano fin sul campo, e quelli che toccavano terra indenni dovevano affrontare una rischiosa corsa di decelerazione appoggiati sul pattino estraibile che sostituiva il carrello convenzionale. A fornire ulteriori preoccupazioni a quei coraggiosi piloti, erano i due elementi che formavano il combustibile del razzo: alloggiati in serbatoi di fianco al cockpit, in caso di danneggiamento potevano venire a contatto tra loro, formando un acido potentissimo in grado di sciogliere letteralmente tutto quello con cui veniva a contatto. A conti fatti, un velivolo di non grandi doti, come tanti progetti di quel periodo, frutto della disperazione e di un pizzico di follia di una nazione già sull' orlo della sconfitta.
IL MODELLO
Il modello Academy, pur nella sua semplicità, è molto ben fatto: montaggio dei pezzi molto preciso, possibilità di scegliere le versioni mon o e biposto, e decals per realizzare 3 varianti del velivolo, due monoposto ed un biposto, tutte con diversi schemi mimetici. Per consentire la realizzazione di un piccolo diorama ed arricchire la scatola, viene anche fornito il trattorino di supporto, che recuperava il velivolo dopo l' atterraggio e lo riportava nelle aree di manutenzione e riarmo. Forse proprio il trattore è la parte che necessita del maggior numero di interventi, in quanto molte parti sono stampate in maniera grossolana o addirittura assenti. I trasparenti sono discretamente limpidi, e se si decide di montare il tettuccio aperto, non è necessario ricorrere a parti termoformate. Le decals sono di ottima fattura: opache, molto ben stampate, e con colori ben saturi.
Abitacolo.
La vasca dell'abitacolo è fornita in due varianti, a seconda della versione che si sceglie di montare, così come la semifusoliera superiore: io ho scelto di realizzare il monoposto, e per quanto gli interni dell a scatola siano già ad un buon livello, ho preferito sostituirli con i pezzidel set in resina della CMK, che fornisce però solo le parti per un velivolo monoposto, con vasca, seggiolino e pareti laterali in resina, cinture e pannello strumenti in fotoincisione, pannello strumenti in acetato e tettuccio termoformato. Come molti dei set di questa marca, anche questo si adatta molto bene alle parti del kit, e con aggiustamenti minimi si ottiene un incastroperfetto all' interno delle due semifusoliere. L' interno del cockpit è in grigio scuro RLM 66, applicato a tutti i velivoli tedeschi prodotti dopo il 1941. Le cinture del seggiolino sono in grigio chiaro, mentre lecinghie ai lati del sedile del pilota che fissavano i serbatoi del combustibile sono color cuoio. Sul retro del pannello strumenti ho aggiunto alcuni cavetti che si vedono chiaramente fouriuscire verso il basso, verniciati in nero, giallo, e argento. Gli strumenti sulle pareti laterali vanno dipinti nei soliti tocchi di colore a pennello, rifacendosi ad una buona documentazione. Nella zona alle spalle del pilota vanno applicate le paratie in fotoincisione, visibili attraverso le due ampie sfinestrature triangolari, e a questo punto le semifusoliere superiore e inferiore possono venire assemblate.
Ali e impennaggi.
Le ali si ass emblano senza problemi, prestando solo un minimo di attenzione alle due alule presenti sul bordo di attacco, che andranno stuccate e carteggiate per eliminare la fessura visibile nelle due zone di giunzione. La parte posteriore della fusoliera è divisa in due parti verticalmente, al cui interno vanno montati il cono di scarico del motore e il ruotinoretraibile posteriore, fornito in due varianti, con e senza carenatura. A questo punto si può procedere all' assemblaggio completo del velivolo, unendo alla fusoliera le ali e la sezione di coda. Gli incastri sono molto precisi, e l' uso dello stucco è ridotto veramente al minimo, con il grande vantaggio di non dover carteggiare e distruggere dettagli superficiali molto minuti.
Pattino di atterraggio.
Il comple sso del carrello di atterraggio era un'altra delle caratteristiche peculiari di questo velivolo, ed era costituto da una slitta semiannegata in fusoliera che veniva estratta in fase di atterraggio, mentre in decollo era retratta, appoggiandosi su un assale a due ruote che veniva sganciato al momento del distacco dal suolo. Questa è la parte che forse necessita delle maggiori attenzioni, anche se alla fine risulterà molto poco visibile. Nella realtà, il movimento avveniva tramite un complicato meccanismo ad aste tubolari che estendevano il pattino e sopportavano il peso dell' impatto al suolo. Questo meccanismo và interamente ricostruito, in quanto il kit fornisce due supporti solidali al pattino stesso molto grossolani.
Il trattore di traino.
Ampie modifiche sono state effettuate sul trattorino, per renderlo almeno accettabile. Sulla motrice è stato ricostruito il sedile in plasticard sottile, sono stati aggiunti i pedali dell' ac celeratore e del freno, e le cornici degli strumenti sul cruscotto. E' stato costruito integralmente in plasticard il supporto laterale sinistro del volante ripiegabile e, dopo aver rimosso le grossolane protezioni sui parafanghi, le ho ricostruite in plastirod di 0,2 mm. Per finire ho aggiunto alcuni ganci di traino, visibili chiaramente sulle foto, e alcune fascette di fissaggio del cofano motore, per le quali ho usato delle s ottile strisce di stagnola adesiva. Qualche intervento si è reso necessario anche s ulle barre di sollevamento, alle quali ho aggiunto il pistone idraluico di sollevamento, e alcune fascette sulle barre di struttura. Particolarmente importanti sono alcuni tubolari, di forma abbastanza complessa, da aggiungere ai lati dei bracci meccanici, che ho riprodotto con plastirod piegato a caldo per ottenere gli angoli necessari. L' intervento più importante però è stato svoltosulle due coppie di ruote cingolate, che si presentavano in maniera molto irreale. Per conferire loro un aspetto più credibile, ho svuotato con il cutter lo spazio present e tra le due ruote, ricostruendo la forma circo lare delle stesse, poi ho aggiunte le staffe di supporto, incernierate sui mozzi. A questo punto i pezzi sono pronti per la verniciatura, e solo dopo il montaggio finale delle due parti, ho aggiunto un tubo pneumatico di collegamento, che trasmetteva al pistone di sollevamento l' aria compressa necessaria a sollevare il velivolo, che ho riprodotto con filo di rame arrotolato su l manico di un pennello.
Verniciatura.
Le colorazioni proposte dal kit sono per 3 esemplari del JG 400 differenziate tra loro per la forma e la disposizione del colori, che per tutti gli aerei sono l’ RLM 81 Brown Violet, l’ RLM 82 Dark Green per le sup erfici superiori, e l’ RLM 76 Light Blue per le superfici inferiori. Il soggetto che ho scelto di riprodurre presenta la mimetica a macchie compatte di RLM 81 e RLM 82 sulle ali e la fusoliera, mentre sulla deriva sono presenti piccole macchie sfumate in RLM 81 sullo sfondo Light Blue. Tutti questi colori sono presenti nella gamma Gunze Sanyo. Ho iniziato la verniciatura spruzzando una preombreggiatura nera sulle linee delle pannellature. Viste le dimensioni ridotte del modello non è semplice, ma gli eventuali errori si rimedieranno con l’ applicazione delle tinte di base. Ad asciugatura avvenuta, ho iniziato con il Light Blue sulle superfici inferiori e sulla deriva, lasciando trasparire l’ ombreggiatura sottostante, per dare volume e realismo alla verniciatura. Dopo aver coperto le superfici inferiori ho spruzzato l’ RLM 82 sulle superfici superiori secondo lo schema delle istruzioni, e dopo aver mascherato anche questo colore, ho preparato le mascherine per le macchie sulla deriva nel modo seguente: dopo averle ridotte in scala 1/72, ho fotocopiato su carta lucida da disegno le due viste laterali del foglio di istruzioni, poi ho ritagliato le parti riproducenti le derive, sulle quali ho praticato dei piccoli fori irregolari in corrispondenza delle macchie. Fatto questo, le ho applicate sulle derive del modello fissandole con piccoli pezzettini di nastro biadesivo di 2 mm di spessore, per mantenere la separazione dalla superficie e permettere la sfumatura delle macchie. A questo punto ho applicato l’ RLM 81, facendo particolare attenzione a non spruzzare troppo c olore per mantenere sfumate e leggere le piccole macchie. La punta del muso è bianca sull ‘esemplare che ho scelto, e bisogna verniciarla con molta precisione perché sul bordo di separazione con la mimetica andrà posizionata una sottile decal nera, tutto attorno al muso, che deve combaciare alla perfezione con lo stacco dei colori. A parte queste piccola difficoltà, la verniciatura procede veloce, e la solita mano di trasparente lucido prepara il modello all’ applicazione delle decals e all’ invecchiamento. Per mettere maggiormente in risalto le pannellature, ho effettuato un lavaggio con colori ad olio diluitissim i, che è poi stato ripulito con un fazzolettino di carta per lasciare solo una minuscolaquantità di colore all’ interno delle incisioni. Al termine di questo passaggio ho applicato un’ ulteriore strato di vernice trasparente lucida, necessaria per uniformare le decals alle superfici, poi ho steso il trasparente opaco che conferisce la giusta finitura alle superfici. A questo punto si possono togliere le mascherature ai trasparenti, e montare i dettagli esterni, come il pattino ventrale e la piccola elichetta sul muso. Il trattorino di traino è stato dipinto in giallo, con un’ abbondante applicazione di scrostature, come evidenziano molte foto del periodo.
Diorama.
L’ impiego operativo dei Komet avveniva principalmente da campi di fortuna non attrezzati, perché ormai la Luftwaffe aveva perso il controllo del proprio spazio aereo, e gli aeroporti principali erano costante mente soggetti ad attacchi. La basetta riproduce una porzione di prato con alcuni alberi sullo sfondo: la scelta degli alberi, nelle mie intenzioni, ha il duplice scopo di conferire un po’ di volume ad una basetta altrimenti molto piccola, e di enfatizzare lasistemazione estremamente precaria di questi aerei, che operavano da qualsiasi prato che fosse abbastanza livellato da poter permettere il decollo. Gli alberi li ho riprodotti con alcuni rametti secchi per fare il tronco e i rami, su cui ho incollato delle foglie per modellismo ferroviario. Il terreno è stato invece riprodotto col solito sistema del DAS spianato in maniera irregolare con le dita, su cui è stata incollata polvere molto fine ed erbetta per modellismo. I figurini sono della Presier, presi da una scatola dedicata al personale della Luftwaffe.
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