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Cenni storici.

Prodotto dalla SAAB-SCANIA su progetto interamente nazionale, il Draken ha prestato servizio in diverse decine di esemplari nelle aviazioni militari di Svezia, Finlandia, Danimarca e Austria. Il primo prototipo ha volato nel 1955, e nel corso degli anni il progetto ha subito modifiche e aggiornamenti che gli hanno permesso di ricoprire i ruoli di intercettore, ricognitore e, nella versione biposto, di addestratore. Attualmente la sua carriera sta volgendo al termine, e per poter vedere ancora in volo questo affascinante aereo rimane solo la vicina Austria, dove assicurerà ancora per qualche anno la difesa dello spazio aereo.

Interni.

Esaminando il modello, si nota subito una generale esattezza delle forme e delle dimensioni, e un ottimo dettaglio superficiale in finissimo negativo. La scomposizione delle semifusoliere è stata fatta in maniera molto intelligente: le due parti sono divise in senso orizzontale e comprendono il troncone centrale dell' ala fino alla sezione più esterna, riducendo al minino le stuccature. Il montaggio inizia dall' abitacolo e, come consuetudine dell' Hasegawa, questa importante zona si presenta piuttosto spoglia. La solita vasca molto liscia accoglie la cloche e un seggiolino appena accettabile, a cui andranno aggiunte le cinture di sicurezza. Io le ho realizzate in maniera molto semplice, utilizzando striscioline di rame piegate a simulare la posizione delle cinture appoggiate sul seggiolino, e pezzettini di plasticard a simulare le fibbie e gli agganci. Gli strumenti sulle consolles laterali e sul pannello frontale sono riprodotti mediante decals. Anche qui parecchio lavoro per i più volenterosi, che potranno trovare un aiuto nel set Eduard 72-180. Discreto il tubo antiriflesso (radarscope). Gli interni sono riportati da varie fonti in Interior Green, ma avendo visto dal vero un esemplare austriaco verniciato in grigio medio, ho preferito questa soluzione. Le imbottiture del seggiolino sono in verde, le cinture in grigio chiaro, le maniglie di espulsione a strisce giallo-nere, la palpebra del cruscotto in nero opaco.

Ali e Fusoliera.

Il montaggio delle due semifusoliere avviene senza problemi. La carenatura dorsale combacia bene, ma da adesso in poi servirà un po' di stucco: le prese d' aria, il cono terminale della fusoliera, e il radome anteriore necessitano di molte prove a secco, per limitare al minimo una stuccatura comunque indispensabile. Attenzione anche al corretto allineamento della deriva e del terminale superiore: non hanno spinotti di riferimento. A questo punto si arriva alle semiali esterne: sono molto belle, ma sfortunatamente il loro spessore è leggermente inferiore a quello del troncone interno a cui devono aderire, e questo ci obbligherà ad una abbondante stuccatura. Purtroppo però, immediatamente a ridosso della giunzione, sono presenti molte pannellature che corrono il rischio di venire coperte dallo stucco e cancellate dalla successiva carteggiatura. Per evitare questo, io ho mascherato con nastro da carrozziere i bordi da proteggere, lasciando scoperto solo una fascia di 1 mm, su cui ho prima applicato lo stucco e poi carteggiato con mano molto leggera.

Carrelli.

I vani dei carrelli principali sono buoni come dettaglio, purtroppo però sono poco profondi, e sarebbero da tagliare e riposizionare almeno 2 mm più alti. Buoni i portelli, abbastanza sottili e con un buon dettaglio interno. Buone anche le gambe dei carrelli, a cui andranno aggiunti solo i tubetti dei freni, e molto ben fatte le ruote, che presentano un ottimo dettaglio sia dei cerchioni che delle gomme. Il carrello anteriore, in un solo pezzo, è anch'esso ben fatto e necessita solo di una attenta colorazione. Discreto anche il caratteristico ruotino “anti-sedute” posteriore, che deve essere montato aperto, come è visibile sempre sugli aerei a terra. Le gambe e i cerchioni sono in alluminio opaco (Humbrol 56), mentre le ruote sono in nero opaco.

Trasparenti e piccoli particolari.

Il montaggio prosegue con le piccole prese d' aria poste dietro l' abitacolo, la grossa antenna sulla gobba dorsale e il tubo di pitot anteriore. I trasparenti sono ben fatti e di buona limpidezza, e il parabrezza si raccorda bene alla fusoliera. Ben riprodotto il sensore IR posto sotto il muso, come anche la turbinetta di emergenza che si può montare aperta,. I carichi esterni forniti dal kit si riducono ai soli serbatoi supplementari, costringendoci a cercare due missili AIM 9 J, corrispondenti alla versione RB 24 J prodotta su licenza in Svezia, e le relative rotaie di lancio, per non lasciare desolatamente vuoti i piloni subalari. I missili si verniciano interamente in verde oliva, mentre le rotaie sono in alluminio opaco.

Colorazione.

La mimetica svedese è molto accattivante: Olive Drab (Gunze H52) e Field Blue (Gunze H55) per le superfici superiori, e Grey FS 36320 (Gunze H307) per le inferiori, con l' eccezione della parte centrale posteriore della fusoliera in metallo naturale. Dopo aver applicato ad aerografo il grigio schiarito almeno al 30%, ho mascherato e quindi ho spruzzato l' Olive drab sulle superfici superiori, anch' esso schiarito nella stessa percentuale. Io tendo a desaturare molto i colori, principalmente perché, con la successiva fase di lavaggio delle pannellature, la tinta di base tende sempre a scurire un po'. Per riprodurre esattamente il disegno delle macchie, ho fotocopiato su un foglio di carta lucida da disegno, lo schema presente sul foglio istruzioni, avendo cura di riprodurre le viste con le stesse misure del modello. Quindi ho ritagliato le mascherine che serviranno come coperture delle zone in verde, e le ho applicate sul modello fissandole con piccoli pezzettini di nastro biadesivo dello spessore di circa 1 mm, Sovrapponendo più pezzetti di nastro, si ottiene una distanza delle mascherine dalla superficie che permetterà di ottenere la sfumatura delle macchie. La scelta della carta lucida è dettata dal fatto che lascia vedere la zona sottostante, permettendone un più preciso posizionamento. Una volta applicato il Field Blue e rimosse le protezioni, ho applicato il Natural Metal (Tamiya X11) sulla parte inferiore della fusoliera e sul bordo d' attacco di ali e deriva, quindi ho mascherato le prese d' aria anteriori e dipinte le fasce che le circondano in alluminio opaco (Humbrol 56), poi il bordo delle stesse in nero opaco. Il radome è in nero semilucido, e il tubo di pitot nero con bande gialle. A questo punto i trattamenti sui colori: dopo una mano di trasparente lucido acrilico, con colori a olio più scuri delle rispettive tinte di base, ho ripassato una ad una, a pennello, tutte le pannellature, applicando il colore in maniera volutamente “grossolana”. Dopo circa un' ora, si ripassa delicatamente il tutto con un fazzolettino di carta, asportando l' eccesso di colore. In questo modo rimangono in risalto le incisioni con un effetto ombreggiato molto realistico, dato dal colore che rimane intorno ad esse. Se non si desidera questa ombreggiatura, basta inumidire il fazzoletto con 2 gocce di diluente, e rimarranno alla vista solo le linee con il contorno molto netto. Un' altra mano di trasparente lucido fisserà il tutto e prepara il modello per l' applicazione delle decal. Il kit propone la scelta tra due esemplari svedesi, che si differenziano solo per i numeri individuali e le insegne di reparto. Usando gli appositi emollienti, non ho avuto problemi, avendo solo l' accortezza di scontornare i grossi numeri bianchi presenti sul dorso dell'ala. Una ulteriore passata di trasparente lucido, poi un' altra di opaco, e infine il montaggio dei carrelli, dei carichi esterni, e dei particolari più piccoli, completerà la nostra “fatica”.

Basetta.

Per riprodurre il cemento delle piste moderne, io ho un sistema un po' particolare. Su un foglio di plasticard da 1 mm appoggio un foglio di carta vetrata abbastanza grossa (100-120) con la parte granulosa a contatto del plasticard. Quindi, con un martello di plastica, batto tutta la superficie ottenendo un effetto di ruvidità molto realistico. Poi incido i lastroni e vernicio il tutto secondo i canoni tradizionali. La neve ammucchiata ai bordi della piazzola, è stata ottenuta modellando il Das fino ad ottenere la forma voluta, quindi è stato deposto, utilizzando un colino molto fine, del bicarbonato di sodio, che verrà poi fissato con della comunissima lacca per capelli. Quando ci si dedica a questa parte, attenzione a mascherare bene la zona già verniciata, in quanto certe lacche hanno la capacità di intaccare i colori. Attenzione poi a non toccare più la neve, pena il suo immediato distacco dalla basetta !! Le chiazze di bagnato sulla pista sono state simulate applicando del grigio scuro e ricoprendolo con varie mani di vernice lucida.

 

 

 

Ultimo aggiornamento:

01/02/2012

 

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