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Cenni storici.

Se si parla di aerei misteriosi e circondati da un alone di segretezza quasi inviolabile, il Lockheed U2/TR1 appartiene certamente a questa categoria. Questo strano velivolo, a metà tra un aliante e un aereo, è stato progettato nei primi anni '60 per rispondere alle esigenze di ricognizione strategica delle forze armate americane. Da allora, non vi è stato conflitto o crisi internazionale che non abbia visto coinvolto l' U2, dapprima con fotocamere alloggiate in fusoliera, poi con una miriade di sensori elettro-ottici e satellitari che rappresentano da sempre il meglio della tecnologia di questo settore. Lo sviluppo, nel corso degli anni, ha portato ad una totale riprogettazione della cellula, tanto da arrivare ad aumentare le dimensioni di ali e fusoliera di quasi il 30% rispetto al progetto iniziale. La peculiarità di questo velivolo è data dal carrello monotraccia alloggiato in fusoliera; per sostenere le lunghissime ali infatti, si fà riscorso a due supporti sganciabili che vengono liberati non appena l' aereo si stacca dal suolo, e vengono riposizionati dagli specialisti subito dopo l' atterraggio, durante il quale il velivolo appoggia una delle due estremità alari sulla pista alla stregua di un vero e proprio aliante. Una caratteristica unica, data la scarsa visibilità proprio durante l' atterraggio, è quella che prevede che l' aereo venga inseguito sulla pista da un' auto sportiva ad alte prestazioni, da bordo della quale un altro pilota fornisce via radio le indicazioni riguardanti quota e assetto nei secondi immediatamente precedenti il contatto.

Interni.

Il modello, definito ancora short-run, ma secondo me migliore di tanti kits ad iniezione ben più blasonati, si presenta in due stampate di plastica grigia morbida e lavorabile, un sacchetto di pezzi in resina molto ben fatti, due trasparenti in acetato, e un ottimo foglio decal stampato dalla Propageteam che permette la riproduzione di 3 velivoli. Il foglio istruzioni, nella sua semplicità, è chiaro e leggibile, per cui ci si può mettere al lavoro senza altri indugi. I pezzi in plastica come ali, semifusoliere, piani di coda e pod subalari, necessitano di una buona pulizia dalle bave di fusione, però si presentano con un ottimo dettaglio superficiale in finissimo negativo. Il cockpit è in resina, così come il bellissimo sedile e il cruscotto: la colorazione è in Grey FS 36231 (Gunze H 317) mentre il seggiolino è grigio con i cuscini verdi, le cinture in grigio chiaro e il poggiatesta rosso. La caratteristica cloche ad “U” è fornita in due pezzi di fattura molto semplice. Anche i vani carrelli sono forniti in resina e abbisognano di un attento posizionamento in fase di incollaggio in fusoliera. Prima di chiudere le semifusoliere, ho sfondato la parete di fondo delle prese d' aria, ricostruendo il condotto con due strisce di plasticard per dare ai condotti più profondità, anche se questo lavoro si è poi rivelato inutile, in quanto, al termine del montaggio, un consulto con gli amici del club mi ha fatto decidere di montare i tappi rossi per conferire al modello una nota colorata in più. Il colore degli interni delle prese d' aria, dei vani e portelli carrelli e del cono di scarico del motore è Interior Green FS 34151 (Gunze H 58)

Ali e Fusoliera.

Apprestandosi a chiudere le semifusoliere, bisogna prima fissare sui loro bordi di incollaggio alcuni pezzetti di plasticard, che compenseranno l' assenza dei perni di riscontro tipica di questi kits, e che sono indispensabili per avere una battuta di appoggio durante l' unione delle parti. Le prese d' aria, in due pezzi ognuna, con un minimo di attenzione permettono un buon allineamento con la fusoliera, anche se stucco e carta abrasiva saranno necessari ugualmente. Sui due lati delle prese d' aria ho autocostruito due piccoli scambiatori di calore, e sul lato superiore sinistro una grossa presa d' aria rettangolare molto visibile nelle foto ma che gli stampisti hanno completamente ignorato. In coda, ho ricavato uno scarico d' aria calda presente proprio sotto il timone, scavando le semifusoliere ed inserendo un pezzetto di plasticard curvo per completare la curvatura del cono di scarico: più difficile a dirsi che a farsi. I piani di coda sono stati forati con una punta da 0,5 mm, e nei fori ottenuti (due per ogni pezzo) sono stati fissati dei pezzetti di acciaio armonico che, infilandosi nei corrispondenti fori praticati sulla fusoliera, garantiscono più robustezza al montaggio con la fusoliera. Le lunghissime ali sono scomposte in due pezzi ognuna, e dopo aver assottigliato dall' interno il bordo di uscita, si uniscono senza particolari difficoltà. Dato il loro notevole allungamento, associato alla mancanza dei perni di fissaggio alla fusoliera, consiglio caldamente l' inserimento di alcuni longheroni di plasticard passanti attraverso la fusoliera, che garantiranno una maggiore robustezza a tutto il modello. Il raccordo ala-fusoliera non è molto preciso, e mi ha costretto ad una robusta carteggiatura preventiva delle fusoliere; dopo l' incollaggio delle semiali, stucco e carta abrasiva usata in maniera molto precisa, mi hanno permesso di ottenere un ottimo raccordo. I due superpods alari sono composti da 4 pezzi ognuno e dopo averli assemblati a parte, li ho incollati alle ali solo a questo punto. Questo ordine cronologico è necessario per poterli montare perfettamente paralleli alla fusoliera visto che, tanto per cambiare, non sono previsti riferimenti precisi per il loro posizionamento, e tutto viene lasciato all' occhio del modellista. Sul bordo di uscita della semiala destra è presente una carenatura cilindrica che bisogna rifare con sprue di adeguate dimensioni, in quanto il pezzo fornito dal kit è di diametro assolutamente insufficiente. Alle estremità alari si fissano i pezzi in resina riproducenti i sensori comprensivi dei pattini per l‘ atterraggio, e a questo punto la sagoma dell' aereo comincia a rivelarsi nelle sue accattivanti forme.

Carrelli e vani.

Abbiamo già detto degli ottimi pezzi in resina che riproducono i due vani, mentre i carrelli e i relativi portelli sono forse le parti riprodotte in maniera più approssimativa. Alle gambe di forza bisogna aggiungere i compassi antitorsione e un minimo di tubature idrauliche, mentre i portelli, soprattutto quelli del carrello principale, vanno assolutamente assottigliati e dotati della struttura interna. Buone le ruote principali, mentre quelle posteriori e le laterali, in resina, sono talmente piccole da creare seri dubbi sulla loro capacità di sostenere il peso del modello e per questo io ho inserito un minuscolo perno in acciaio per rinforzare l' insieme. Le gambe e i cerchioni delle ruote sono bianche, mentre i cosiddetti “pogos” cioè i supporti laterali sganciabili, sono rossi.

Trasparenti e piccoli particolari.

Il tettuccio in vacuform, fornito in due copie, è molto bello e limpido, anche se in un pezzo solo, e costringe chi lo voglia posizionare aperto al taglio delle due sezioni. Questa operazione io la eseguo posizionando in corrispondenza del frame da tagliare un pezzetto di nastro da carrozziere, che serve da guida per la lama e protegge il tettuccio da eventuali “escursioni” fuori programma del cutter. La parte mobile è stata quindi arricchita con gli specchietti retrovisori della Reheat Model e dalla maniglia di chiusura in filo di rame. Completano il montaggio numerose antenne sulla fusoliera e gli scarichi del carburante sotto le ali, anche se tutti questi pezzi è meglio fissarli a verniciatura completata.

Colorazione.

La colorazione dell' U 2, completamente nera, può sembrare banale da eseguire, mentre in realtà è una delle sfide più impegnative di questo modello. Dopo la consueta preparazione con un grigio medio per preparare il fondo e rivelare eventuali imperfezioni di montaggio, si applica una mano di grigio scurissimo con qualche goccia di rosso, che servirà come base per i successivi trattamenti. In questo caso, contrariamente al solito, è inutile citare F.S. o riferimenti ad un colore piuttosto che ad un altro: il nero è nero, salvo una leggera desaturazione per l' effetto scala, e le variazioni cromatiche per dare volume ed enfatizzare le forme andranno effettuate solo ed esclusivamente ad occhio. Dopo aver lasciato asciugare almeno 24 ore, le linee delle pannellature sono state ripassate col nero puro molto diluito, mentre l' interno dei pannelli è stato ripreso con la tinta di base ulteriormente schiarita e diluita. Non voglio dare percentuali di diluizione o pressioni usate, in quanto ognuno deve regolarsi sulla base della propria attrezzatura e dei colori usati. Unica eccezione a questo trattamento generale, è stata riservata alla parte terminale del radome e al corpo anteriore dei superpods che sono stati verniciati in nero puro opaco, e quindi mascherati fino alla fine della verniciatura. Questo per riprodurre una differenza di tonalità molto evidente sulle foto, dovuta alla intercambiabilità di questi componenti a seconda del tipo di missione da eseguire. Bisogna solo ricordare che la successiva applicazione dei trasparenti tenderà a minimizzare queste variazioni cromatiche, e di questo bisogna tenerne conto mentre si prepara la miscela di colore. Dopo una robusta mano di trasparente lucido, si possono applicare le decals che riproducono un velivolo in carico al 9° SRW basato a Beale AFB, California. La qualità è ottima, e la reazione ai liquidi emollienti Microsol e Microset garantisce la totale invisibilità del film trasparente, cosa non facile da ottenere su un fondo nero. La canonica passata di trasparente opaco dovrebbe essere molto pesante, visto che la finitura degli aerei è talmente opaca da essere quasi gessosa, però questo comporterebbe uno sbiancamento eccessivo del modello, così ho preferito mantenere una finitura leggermente semilucida, ma almeno salvare il lavoro di verniciatura svolto in precedenza. Il montaggio delle luci di navigazione (della CMK) e dei particolari più piccoli quali antenne, pitot, carrelli e tettuccio hanno completato l' opera.

Basetta.

La grande basetta necessaria ad alloggiare questo ingombrante bestione, è stata incisa e verniciata per riprodurre i lastroni in cemento tipici dei piazzali di parcheggio degli aeroporti: l‘ unica difficoltà è costituita dalle sue dimensioni ragguardevoli, che necessitano di molto tempo e molto colore per verniciarla e invecchiarla completamente. La scaletta è stata completamente autocostruita sulla base della documentazione disponibile, il pilota proviene dal kit dell' X 15 Monogram, a cui è stata aggiunta la valigia del condizionamento e qualche altro piccolo dettaglio. In conclusione, un modello divertente da montare che al prezzo di qualche accortezza in più in fase di montaggio, mi ha permesso di aggiungere alla mia collezione un soggetto sicuramente inusuale ed affascinante.

 

 

 

Ultimo aggiornamento:

01/02/2012

 

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