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Cenni storici.

Il model 187 inizialmente fù ordinato alla Martin dalla Francia, come sostituto del Model 167 Maryland; l' occupazione della Francia nel 1940 rese impossibile la consegna dei velivoli, che furono così testati e approvati dalla RAF con il nome di Baltimore. Il Baltimore manteneva le ali e i piani di coda del suo predecessore, ma aveva una nuova fusoliera più larga e nuovi motori, i Wright Cyclone GR-2600 che gli consentivano una velocità di circa 500 km/h. L' armamento di caduta era di circa 900 kg di bombe, mentre per la difesa l' aereo montava fino a 12 mitragliatrici, anche se le4 fisse in caccia nella fusoliera posteriore erano smontate perché inefficaci, i fori venivano solitamente chiusi con nastro adesivo rosso. In totale la RAF ricevette più di 1500 aerei, impiegati solamente sul fronte mediterraneo (Africa, Italia, Grecia, Jugoslavia ecc.). Gli inglesi equipaggiarono con questo aereo squadron italiani, francesi, sudafricani, australiani, turchi e greci, inquadrati prima nella RAF, poi nelle varie piccole aviazioni nazionali che si formarono negli ultimi anni di guerra. Il Baltimore volò per la prima volta nel 1941 e iniziò l' impiego operativo nel 1942. Anche se il velivolo non raggiunse mai la celebrità del B-25 e dell'A-20, svolse onestamente il suo compito, costituendo l' ossatura dei reparti da attacco della RAF nel mediterraneo. In Italia l' aereo è noto per essere l' ultimo bombardiere in servizio nella nostra aviazione, il Baltimore è famoso anche per un motivo più triste: su questo aeroplano trovò la morte il celebre asso degli aerosiluranti, il magg. Buscaglia.

Il modello.

Aprendo la scatola ci troviamo di fronte ad un classico Short Run con fini pannellature incise, forme corrette, alcuni particolari in resina e ottimi trasparenti in plastica. Ora vediamo i lati negativi: tutti i piccoli particolari sono “impastati” e poco definiti, lo spessore dei bordi d'uscita Alari è eccessivo e gli incastri sono spesso imperfetti, ma sappiamo che questo deriva dai limiti dello stampaggio Short Run. Prima di iniziare l' autocostruzione degli interni, bisogna assottigliare le pareti della fusoliera fino ad ottenere spessori realistici, in previsione di aprire tutti i portelli dell' abitacolo.

Interni.

Tutti gli interni sono in scratch, esclusi i sedili in resina, tratti da un set Hawkeye Design dedicato ai sedili americani, con cuscini in stucco epossidico e cinture Eduard fotoincise come il seggiolino della torretta, anch'esso di recupero. Dopo aver impostato il pavimento, si inizia la costruzione di tutti i particolari degli interni, realizzati con profili e fogli in plasticard di varie misure della ditta Evergreen. Per questi incollaggi di precisione è ottima la colla Tamiya tappo verde, a patto di usarla con attenzione, in quantopuò fondere facilmente i pezzi più sottili. Dopo aver terminato le centinature si aggiungono tubature e contenitori vari alle pareti, come al solito i cavi sono in stagno e le fascette di fissaggio degli accessori sono in alluminio adesivo. Ora si completa il ponte centrale che comprende nell' ordine: posto puntatore/copilota, pilota, navigatore/marconista e mitragliere. Il cruscotto e il portello d'accesso inferiore del puntatore, sono realizzati anch' essi in scratch, così come gli interni della torretta dorsale. Dopole ultime prove a secco,si montano le fiancate trasparenti del muso; è stato necessario tagliare in 3 parti il trasparente del kit per poter dettagliare le pareti con centinature, scatole e cablaggi. Questo passaggio è stato semplificato dal fatto che i 3 oblò si trovano nella parte alta delle pareti, agevolando il lavoro di dettaglio, stuccatura e colorazione.

Colorazione degli interni.

Per prima cosa si mascherano gli oblò, poi si spruzza una mano di Interior Green USA Gunze H-58, leggermente schiarito (ricordo che il Baltimore è un aereo americano).La prima schiaritura si realizza ad aerografo con il colore schiarito con del giallo. Ora si applica un lavaggio pesante su tutti gli interni con una miscela verde scurissimo ad olio, allungata con diluente Humbrol. Dopo qualche minuto d'attesa,con un pennello bagnato nel medesimo diluente, si asporta il lavaggio dal centro dei pannelli e dalle zone che dovranno essere evidenziate. Un giorno d' attesa per far asciugare il lavaggio ad olio, e si stende ora una mano di trasparente opaco ad aerografo. Ancora qualche ora di attesa e si inizia il lavoro di lumeggiatura, fatto con colori Humbrol; si tratta di un lavoro diprecisione, dove bisogna evidenziare tutti i rilievi evitando sbavature e ritoccando anche le zone in ombra per creare contorni netti. Tutti i piccoli particolari sono dipinti con gli acrilici Valleyo, ottimi per evidenziare i microscopici particolari della scala 1/72.

Carrelli e vani.

Come già detto in precedenza, le gambe del carrello sono poco definite e i collari di rinforzo sono stati rifatti con strisce di alluminio adesivo. Il fondo e le pareti dei vani sono dettagliati con profili in plasticard. Tutti i pistoni di retrazione e i portelli sono stati affinati o ricostruiti. Terminato il dettaglio, i vani sono colorati in Zinc Cromate Yellow Tamiya XF4, poi un lavaggio con Terra di Siena Bruciata e nero ed un drybrush con Humbrol Matt Yellow 154 completano i vani. Le gambe del carrello e i cerchioni delle ruote sono in alluminio opaco, evidenziate con i soliti lavaggi e pennello asciutto.

Motori.

Quelli in resina forniti dal kit sono irreali, così li ho sostituiti con gli ottimi Wrigth Cylone 2600 dell' Aires. Per prima cosa bisogna allargare con una punta del diametro adatto i fori sul corpo motore che ospiteranno i cilindri, per consentire un perfetto incastro e un corretto diametro della stella dei cilindri. La complessità dei motori è tale che ho dovuto dipingere i pezzi prima del montaggio. Il carter motore è in grigio scuro, i cilindri nero opaco e le testate in alluminio, lavaggi e drybrush completeranno i pezzi. Assemblati i due motori si aggiungono la corona di distribuzione dei fili delle candele, le aste delle punterie, ed alcuni cavetti in filo di rame. Nel motore che rimane a vista sono stati aggiunti inoltre i tubi di scarico e alimentazione di ogni cilindro, fatti in filo di stagno da 0,5 e le due corone di fissaggio dei portelloni delle nache motori, ottenute stirando a caldo un profilo in plasticard da 1 mm. Terminati i motori bisogna assottigliare dall' interno la naca di sinistra per inserire il motore. Il secondo motore andrà appoggiato sulla corona dei flabelli precedentemente separati.

Ali e superfici mobili.

Tutte le superfici mobili tranne gli alettoni sono stati separati con un seghetto a lama fine JLC. La parte mancante dei flap, del timone, le cerniere di articolazione sono ricostruite in scratch. Lo spessore dei bordi d'uscita alari è eccessivo, quindi va assottigliato dall'interno. Bisogna anche preparare le nache motori, provando il loro assemblaggio a secco e aggiungendo i tubi di scarico che si intravedono sotto i flabelli. Due grossi perni in plasticard sono fissati in ogni semiala per ottenere un solido fissaggio delle ali.

Fusoliera.

Il problema principale è dovuto all'inserto centrale con la sede della torretta, la scatola prevede i diversi tipi di torretta montati secondo le versioni, il guaio è che questi inserti non combaciano assolutamente! Un lungo lavoro con lime, plasticard e colla cianoacrilica risolverà il problema, inutile dire che gran parte delle pannellature della fusoliera centrale scompariranno. Ora è il momento di chiudere le due semifusoliere, ma prima bisogna fare i fori per i perni delle ali e incollare alcune strisce di plasticard all'interno delle zone di giunzione delle semifusoliere per facilitare l'incollaggio e l' allineamento delle parti. La reincisione è stata anche l' occasione per aggiungere alcune pannellature e toglierne altre, specialmente sulle cofanature motore, su queste parti la Special Hobby ha seguito i piani in scala di Warpaint, sicuramente errati in molte linee di pannellature; basta osservare qualche foto con attenzione per notare che le nache sono divise solo in 3 grandi portelloni e che molte linee sono assenti sul modello. Gli Short Run hanno generalmente una plastica morbida e per reincidere penso che una punta metallica o un ago lavori meglio del classico incisore Tamiya, che tende a saltare. Dopo avere inciso si può passare un velo di colla Tamiya tappo verde all'interno delle linee per sciogliere le bave della plastica. Terminato il montaggio e la reincisione della fusoliera, con una micropunta da 0,2 si aggiungono alcune linee di rivetti, ma senza esagerare, anche se oggi sembra molto di moda rivettare tutte le linee dei pannelli; io penso che specialmente nella scala 1/72, sia sufficiente rivettare i pannelli che sono smontabili e quelli delle giunzioni più importanti dell' aereo.

Trasparenti.

Per aprire i numerosi portelli del modello ho dovuto termoformarne la capottina del pilota e tutto il muso. Il tettuccio del pilota è stato diviso in 3 parti: portello superiore, portello laterale e parte fissa. Prima del montaggio della parte fissa, con un pezzo di stagnola per alimenti ho simulato il telo di protezione del cruscotto. Tutti i portelli apribili sono stati dettagliati con le loro strutture interne in plasticard e con le tendine parasole sempre in pellicola d'alluminio. Il trasparente del muso è stato tagliato in 5 parti e montarlo per bene non è stato per niente facile. Prima di tutto si monta sulle fiancate la parte fissa tra la bolla e il portello apribile, poi s'incolla la bolla anteriore, rifinita all'interno con scatole e cavetti. Il montaggio dei trasparenti è fatto con colla cianoacrilica, che permette un fissaggio solido, con un po' d'attenzione non ci sono problemi, dato che le varie parti del muso sono termoformato. Per prima cosa si infiltra con un pennellino del colore Humbrol 159 ( interior green) nelle giunzioni dei vari pezzi per evitare che il colore dello stucco traspaia dall'interno; quando il colore è asciutto, con un pennello si colmano le fessure con stucco Mo-Lak diluito con la nitro. In seguito si mascherano i trasparenti e si carteggia delicatamente, una successiva mano di colore Humbrol permetterà di scoprire ed eliminare gli ultimi difetti.

Montaggio finale.

Ora è il momento di montare ali e piani di coda, la giunzione delle ali è pessima e bisogna inserire spessori di plastica per colmare le fessure e avere un corretto allineamento delle ali. Gli spessori sono stati letteralmente “affogati” nella colla cianoacrilica e poi carteggiati, la solita reincisione completa il montaggio delle ali. Ora si montano piani di coda, timone e flap e su tutto il modello sono stati aggiunti piccoli dettagli mancanti, come gli scalini per l' accesso del mitragliere in torretta, un vero acrobata!! Altri dettagli sono il supporto del radiogoniometro, alcuni sfoghi sulle gondole motori e due spessori tra le prese d'aria e le loro carenature sulle gondole, necessari per dare alle prese d'aria la giusta lunghezza. Dopo avere mascherato tutti i trasparenti, i vani dell' abitacolo e i carrelli, si spruzza un'ultima mano di interior green Gunze per evitare che il grigio di fondo possa trasparire dalle giunzioni delle parti vetrate.

Colorazione.

Terminato il montaggio, (non dei più semplici che abbia fatto….) è finalmente tempo di iniziare le mie fasi preferite, la verniciatura e l'invecchiamento, questi passaggi sono fondamentali per la buona riuscita di un modello. Per cominciare si mascherano i trasparenti, poi si spruzza una mano di grigio chiaro Tamiya come fondo, in pratica il grigio è quasi un bianco, con dentro qualche goccia di grigio XF 66. Uso il colore Tamiya perché permette, una volta ben asciutto, di essere carteggiato delicatamente per uniformare le superfici ed eliminare tutti i più piccoli difetti, come graffi e imperfezioni. Nel caso del Baltimore, il colore molto chiaro del fondo aiuterà al momento di stendere il colore bianco delle superfici inferiori e delle fiancate, dato che il bianco è unatinta poco coprente. Le prese d'aria dei motori si sovrappongono sulle carenature delle gondole, creando un leggero rilievo sulla zona di giunzione; un ottimo sistema per fare zone in rilievo sul modello, ( gli Short Run non sono come i Tamiya e certe cose bisogna farsele in casa…..) consiste nel mascherare con nastro adesivo intornoalla zona che vogliamo fare in rilievo, poi spruzzare abbondantemente un fondo tipo Tamiya oppure un colore acrilico normale. Togliendo la mascheratura avremo la zona in rilievo, una delicata carteggiatura eliminerà poi tutte le imperfezioni. Tutte le parti bianche hanno ricevuto prima della colorazione una preombreggiatura con un grigio medio. Ora si stendono alcune mani leggere di bianco opaco Aeromaster1012 lasciando trasparire la preombreggiatura. Inizia un lungo lavoro di mascheratura delle parti che rimarranno bianche. La linea ondulata caratteristica dei velivoli del Coastal Command è realizzata tagliando con un cutter a lama girevole il nastro Tamiya in modo irregolare, come si vede sul profilo e in alcune foto dei Baltimore greci. Passiamo alla mimetica superiore: lo Slate grey è uno dei colori più “indefinibili” che conosco, una sorta di grigio-verde, che esposto al sole sui ponti delle portaerei, prende una tonalità tipo “ Olive Drab “ americano. Per ottenere la tonalità che mi sembrava giusta per il mio modello, ho fatto una miscela di Slate Grey 1119 Aeromaster e U.S. Yellow 1051 in percentuale di 7:1. Dopo aver steso la prima mano di colore, il mio Baltimore sembrava un B-25 americano, ma niente paura, dopo l' invecchiamento, la tonalità sarà perfetta! Il colore è stato ombreggiato e schiarito con miscele molto diluite, più scure per le lineedi pannellatura e più chiare per il centro dei pannelli. Il lavoro è stato fatto su tutte le superfici superiori prima di applicare le mascherature. Le mascherature delle zone che rimarranno in Slate Grey, sono ricavate dalla pellicola a bassa adesione per grafici Frisket, e sono state fissate con attenzione sul modello migliorando l'adesione nei punti critici con nastro Tamiya. Ora si può dare il secondo colore della mimetica, Exta DarkSea Grey 1118, questa volta la tinta è utilizzata pura, dato che la tonalità è perfetta. Lo stesso procedimento di ombreggiatura e schiaritura è applicato anche a questo colore. Finalmente è il momento di togliere le mascherature, e se avremo lavorato bene avremo un modello ombreggiato in modo uniforme anche con colori differenti. Dopo aver tolto ultime mascherature, appare anche il bianco, in questa fase il contrasto tra il bianco e gli altri colori è molto vivo, ma dopo i lavaggi e l' invecchiamento, questo effetto si smorzerà. Inizia la fase dei trasparenti: per primo si applica il lucido, che prepara le superfici alla posa delle decals. Una giornata d' attesa, una seconda mano di trasparente lucido Aeromaster, un altro giorno per essere certi che tutto sia asciutto, e si passa ai lavaggi: il colore è stato differenziato a secondo della tinta di base; sul bianco è stato usato un grigio medio, mentre sui colori scuri ho usato la classica miscela di Terra di Siena Bruciata e nero, uniformando in seguito le linee di pannellatura con Drybrush e velature. Terminati gli ultimi ritocchi alla colorazione si passa una mano di trasparente opaco, sempre Aeromaster. Gli ultimi passaggi in cui si usa l' aerografo sono la pittura dei fumi di scarico e delle armi ed alcune velature con i colori della mimetica, fatte per ridare vivacità alla colorazione, spenta dal trasparente opaco. Ora arriva il momento che ogni modellista aspetta con impazienza, si tolgono le ultime mascherature dalle parti vetrate e si può finalmente ammirare il modello quasi terminato! Siamo arrivati all'ultima fase del lungo processo di invecchiamento: con una miscela di alluminio Humbrol 56 e grigio chiaro matt 127, si dipingono le scrostature sulle zone più soggette ad usura. Lo scopo della miscela di alluminio e grigio è di avere un colore chiaro, ma non troppo brillante da contrastare con la finitura opaca dell'aereo, evitando di dovere passare una seconda mano di opacizzante. Per finire, con un pennello piatto si creano le colature dai tappi dei serbatoi e striature chiare e scure sulla mimetica, sempre nel senso dell' attrito dell'aria, a mio giudizio il sistema migliore per avere effetti fini, adatti alla scala 1/72, rimane il Drybrush. Ecco come si presenta il Baltimore al termine dell' invecchiamento. Il montaggio prosegue ora con il motore destro e le eliche, i carrelli, la torretta e il portello di accesso inferiore. I due lunghi corrimano sulla fusoliera, di spessore eccessivo, sono stati rifatti in filo di rame e fissati solo al termine, data l'estrema fragilità. Il modello si completa con i fili delle antenne in sprue stirato a caldo, con gli isolanti fatti con una goccia di colore bianco denso. I portelli della cabina e del muso, con le tendine parasole in pellicola d'alluminio alimentare, saranno incollati al termine del montaggio.

Ambientazione e collocazione storica.

Il 13° squadron “FREE GREECE” operò in Egitto dalla base di Gambut, prima con gli Avro Anson, poi con i Blenheim mk 4 e infine dal 1943, con i Martin Baltimore, in questo periodo gli aerei greci erano ancora inquadrati nella RAF, e l'unico accenno ai colori nazionali sul modello è rappresentato dai mozzi delle eliche.

Basetta.

L' idea dell' ambientazione si basa su due sole certezze: sulla base di Gambut 1 la pista era in cemento (ho visto una foto di un Blenheim Mk.V greco che lo prova). La seconda certezza è che in Egitto c'è il deserto! Forte di tutte queste informazioni ho dato liberosfogo alla fantasia; per prima cosa ho impostato i volumi e inciso i piastrelloni in cemento utilizzando fogli di plasticard fissati alla base con Vinavil. La disposizione dell'aereo, dei figurini e degli accessori viene provata prima di realizzare Il terreno. Come al solito ho steso uno strato sottile di Dash, fissato con colla vinilica e ricoperto con polveri a grana fine tipo Tauromodel. La principale differenza dalle altre ambientazioni che ho fatto è la quantità di rocce: infatti, ho cercato do riprodurre l' aspetto di alcune rocce affioranti dalla sabbia che vidi anni fa, durante un viaggio in Egitto. Queste rocce sono naturali e provengono dalle montagne modenesi. La colorazione è stata fatta preferendo i toni caldi e utilizzando lavaggi rossicci. Le pietre sono lasciate nel loro colore naturale,enfatizzandone la struttura con un drybrush in grigio chiaro. I bidoni che creano il riparo paraschegge sono stati svuotati con una piccola fresa nellaparte superiore e riempiti con terriccio. La forma e la colorazione dei bidoni è volutamente diversa, per sottolineare l' idea che si tratti di vecchi fusti di recupero. Tutti i piccoli particolari che daranno vita alla scena sono colorati minuziosamente, e provengono da vari set inresina o sono autocostruiti (teli e portelli del motore smontati). I figurini sono stati scelti e modificati per sottolineare il caldo e la sete che si provavasulle basi nel deserto: il personaggio in piedi che parla con quello seduto, proviene dal set Presier di carristi tedeschi sono in pratica da scatola, con lievi modifiche ai pantaloni (tasche posteriori). Il secondo, intento a bere, deriva da un soldato Africa Korps Esci ristampato in resina, a cui sono state sostituite mani e testa e modificate le ghette per trasformarle in calzettoni, infine quello seduto proviene anch' esso dal set dei carristi tedeschi, si tratta del personaggio che suonava la fisarmonica, modificato nella postura di mani, braccia e testa. Con la pittura ho cercato di dare ai personaggi un'aria latina, con capelli scuri e pelle abbronzata (per fortuna questa è una rivista di aerei e spero che i figurinisti non la leggano…..). Ora la scena è pronta, manca solo il protagonista. Il lungo lavoro di costruzione, iniziato due anni fa e abbandonato più volte per altriprogetti termina con l' incollaggio del modello alla base. La costruzione del Baltimore, anche se impegnativa, nel complesso mi ha dato molte soddisfazioni e mi ha permesso finalmente di provare la colorazione del Coastal Command, che desideravo fare da molto tempo, trovo sia la più elegante livrea di tutta la seconda guerra mondiale.

Documentazione:

Finatech nr. 1 Martin Baltimore nell' aviazione greca

Ali Straniere d'Italia nr. 3 Martin Baltimore

Notiziario C.M.P.R. nr. 1/96

Warpaint Martin Baltimore

Profile nr. 232 Baltimore

Nella seconda parte dell'articolo tratteremo le varie fasi della colorazione e dell'ambientazione.

 

 

 

Ultimo aggiornamento:

01/02/2012

 

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