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Cenni storici.

Il colpo di fulmine tra me e il Tigercat è scoccato quando lessi l' articolo sul numero 6 di Wing Master dedicato al kit AMT 1/48. Il problema era che l' unico kit in 1/72 era il preistorico Revell ex Monogram, ma quando c' è l' amore …!! Arrivato troppo tardi per partecipare al secondo conflitto mondiale questo aereo dalle linee eccezionalmente pulite e aerodinamiche fu estesamente impiegato dai Marines all' inizio del conflitto in Corea, dove contribuì ad arrestare l' offensiva cinese volando 24 ore su 24. Ci sarebbe molto da dire sulle imprese di questi piloti che volavano al buio, in territorio montagnoso senza altro aiuto che il loro radar, per giunta molto rudimentale.

Il modello.

La scatola Revell, ora fuori produzione, non è altro che la vecchia Monogram risalente agli anni '70. Aprendola cade un mucchio di pezzi allucinanti pieni di ritiri e bave, ad un' ala mancava tutta la parte finale e terminava in un pezzo fuso e tondeggiante. In compenso erano presenti 3 semifusoliere! Dopo un primo accenno di pianto, la volontà di realizzare il Tigercat prese il sopravvento: fortunatamente Aires produce un set di dettaglio che, anche se fatto per il monoposto, è quasi completamente utilizzabile anche per questa versione; mentre stavo pensando ad autocostruirmi il muso ed il dorso della fusoliera, la ditta ceca RVHP mise in commercio un set per realizzare la versione da caccia notturna che, anche se di difficile installazione, mi ha risparmiato un bel po' di lavoro. Per il cockpit anteriore ho utilizzato il set Aires con qualche piccola modifica alla strumentazione, mentre l' abitacolo posteriore del radarista è tutto in scratch, a parte il fondo del sedile. Mentre il posto anteriore si adatta senza problemi, lo stesso non si può dire per quello posteriore, che si deve inserire nel pezzo in acetato trasparente termoformato che costituisce il dorso del modello. Del pezzo iniziale, che comprendeva i 2 abitacoli ed il parabrezza, ho utilizzato solo la parte posteriore da circa 1 cm dietro l' abitacolo anteriore per raccordare tutto il pezzo a quello che rimaneva della fusoliera. Poi ho assemblato il muso in resina alla fusoliera, ma prima, con alcuni tagli e svuotamenti, ho inserito al suo interno il vano carrello anteriore in resina dell' Aires, poi con molto stucco ho raccordato tutto alla fusoliera. Dopo aver steso una mano di fondo spray Tamiya per uniformare tutti i materiali di cui è composta la fusoliera, si reincide il tutto. Sulle ali per prima cosa si assottigliano i bordi di uscita, poi si ricostruisce in plasticard la parte mancante dell' ala destra. Le prese d' aria della radice alare vanno allargate, assottigliate e dotate della paratia di chiusura. Anche gli sfoghi posteriori sono stati aperti e assottigliati, quindi si stuccano tutti i ritiri e le toppe varie, e dopo la solita mano di stucco spray si reincidono anche le ali. Solo il timone e gli alettoni sono stati separati.

Motori.

I motori sono i Pratt & Whitney 2800 late version (con il carter motore più squadrato) prodotti dall' Aires, bellissimi e dettagliati. I tubi di scarico sono in stagno sagomati e accoppiati 4 a 4 come sull' aereo reale, peccato che la corona dei flabelli copra la maggior parte del lavoro! La parte frontale delle carenature è in resina, i supporti di fissaggio dei pannelli di ispezione sono fotoincisi mentre i pannelli motore sono in rame sagomati e forati.

Carrelli e vani carrelli.

Del complesso cinematismo dei carrelli solo le due gambe principali sono state conservate; tutto il resto è autocostruito. Del pozzetto anteriore ho già detto; quelli posteriori sono dettagliati con profili fotoincisi dell' Aires con aggiunta di scatole e cablaggi vari. I portelli posteriori sono in resina, quello anteriore è in scratch: peccato che col modello fissato sulla basetta non si veda un accidente !

Dettagli e trasparenti.

Le eliche, spesse come travi, sono state copiosamente affinate e le estremità accorciate come facevano le unità dei Marines sul campo, per evitare che urtassero il terreno sulle piste sconnesse della Corea. La scaletta è in plasticard, tutti i piloni sono autocostruiti; le luci di posizione sono in plastica trasparente raccordate e lucidate. I cannoni sono aghi di siringa torniti in punta per simulare gli smorzafiamma. Il parabrezza della Squadron è stato montato e stuccato a questo punto del montaggio.

Colorazione.

Il nero è sempre una bella sfida, e in particolare i Tigercat dei Marines in Corea che erano molto malridotti, a causa dell' uso intenso, del freddo, e delle fangose piste semipreparate da cui operavano. Originariamente erano dipinti in blu scuro lucido e vennero ridipinti in nero opaco con codici rosso cupo dopo le prime esperienze in combattimento. Questa tinta scoloriva rapidamente lasciando trasparire il blu originale nei punti più usurati: per ottenere questo effetto serviranno molti passaggi. Come tinta base ho applicato un grigio scuro poi ho ripassato tutte le pannellature col nero puro molto diluito quindi, con un grigio ancora più chiaro ho schiarito alcune zone dell' aereo: zone superiori, interno pannelli, bordi di attacco, ecc. A questo punto, con un colore blu molto diluito si stende un velo su alcune zone: punta del muso e sua parte superiore, bordi di attacco di ali e timoni, spina dorsale della fusoliera e parte superiore delle gondole. Il tutto deve creare una sfumatura blu molto delicata. Un velo di trasparente lucido precede la posa delle decal: i codici e il numero sul muso sono stati disegnati e poi ritagliati su un foglio di decal rossa Tauromodel, e le stelle provengono da un foglio Superscale dedicato al Phanter. Dopo il solito lavaggio di nero puro ho dato un velo di colore originale grigio scuro molto diluito per uniformare le decal che altrimenti risaltavano troppo sull' aereo così usurato, poi ho concluso col trasparente opaco. Gli scarichi sono realizzati prima ad aerografo col colore grigio chiaro e colore crema, mentre la sfumatura finale la faccio come al solito a pennello asciutto. Con lo stesso metodo ho poi ripassato tutte le pannellature, con un nero rossastro (miscela di nero opaco e Matt 160 Humbrol) che servirà poi anche per le colature. Le scrostature sono in Alluminio 56 Humbrol applicato con un pennellino molto fine, cercando di realizzare sempre piccole scrostature verificando passo passo l' effetto: è facile infatti esagerare su una piccola zona rischiando poi, riportando la stessa intensità su tutto il modello, di esagerare. Viceversa, se le scrostature sembrano poche è sempre possibile incrementarle. La capottino termoformata con i frames in decal dipinta e le due piccole antenne a frusta completano il modello.

Basetta.

Per questa ambientazione mi sono ispirato ad una foto vista su Take Off: la piazzola circolare è fatta con carta abrasiva n.1000; le griglie P.S.P. sono le bellissime (e costosissime) griglie fotoincise di Verlinden, l' estintore è in scratch e casse e bidoni sono in plastica e resina. La scaletta è fatta in rod, filo di rame e plasticard da 0,1. L' aereo è l' “8 Rosso” del VMF(N)-513 basato in Corea nel 1951.

Considerazioni finali.

Due anni fa, quando costruii il modello, non immaginavo che Cobra Company avrebbe prodotto un set completo di muso, abitacoli ed ogni ben di Dio per il Tigercat, e ancora meno che la Pavla avrebbe fatto uscire un kit nuovo per la versione da caccia notturna ! Ad ogni modo ne è valsa la pena, pur di avere questo fantastico aereo nella mia collezione.

Accessori:

Set Airesx F7F3 Tigercat

Set RVHP X Tigercat F7F-3N

Capottina della Squadron

Documentazione:

Wing Master n.6

Model Wing n.5

Scale Aviation Modeler vol.3 n.6

F7 F Tigercat in action

Take Off vol. 10 + fotocopie di Replic

 

 

 

Ultimo aggiornamento:

01/02/2012

 

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