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CENNI STORICI :
Evoluzione finale della stirpe dei possenti caccia-bombardieri Hawker, il Sea Fury viene considerato come il miglior caccia a pistoni inglese. Versione navale del Tempest MK II, l’ aereo fù oggetto di un’ estesa riprogettazione, al punto di ottenere una macchina molto diversa dallaversione terrestre. Spinto dall’enorme motore radiale Bristol Centaurus a 18 cilindri, il caccia raggiungeva i 740 km/h, una quota di 5500mt circa e un’ autonomia di 1260 km con serbatoi esterni. Il primo prototipo volò il 21 febbraio 1945, ma la lunga gestazione non permise il suo impiego bellico. Il suo battesimo del fuoco avvenne nella guerra di Corea, dove ebbe modo di farsi onore, abbattendo persino un velocissimo Mig 15 nordcoreano. Oltre 729 esemplari di questo caccia furono costruiti, tra la versione iniziale Mk. X e la versione finale F.B.11; l’ aereo venne utilizzato principalmente dalla Gran Bretagna, ma anche Australia, Canada, Pakistan, Olanda, Cuba e Iraq impiegarono il Sea Fury. Molti esemplari sono tuttora volanti, alcuni sono stati modificati in Racer dalle colorazioni incredibili, e volano nelle gare americane riservate a questi velivoli. Non credo di sbagliare se trovo il Fury uno dei caccia a pistoni più belli mai costruiti, le sue linee tese e possenti allo stesso tempo, trasmettono una sensazione di potenza e eleganza, e lo posso dire, avendolo osservato e fotografato mooolto da vicino all’Air Show di Duxford 2007!

Il modello.
Aprendo la scatola della Special Hobby ci troviamo di fronte a uno short run di generazione intermedia, non è immontabile  come le prime scatole, ma siamo lontani come qualità dalle ultime realizzazioni di questa ditta: lo spessore di ali e superfici mobili è eccessivo, tutti i piccoli particolari sono poco definiti , le incisioni sembrano corrette ma sono un poco irregolari, insomma è il mio kit perfetto! Purtroppo il nuovo Trumpeter non era ancora uscito, e mai avrei immaginato che in pochi mesi sarebbero uscite tante scatole su questo aereo: credevo di avere scelto un soggetto molto originale, ma i vari articoli usciti sui modelli di Fury sulla stampa estera mi hanno smentito in fretta.

COSTRUZIONE:
Cominciamo con lo staccare i pezzi principali, e fare un montaggio a secco per vedere subito i punti critici. Uno dei particolari peggio riusciti del kit è la zona degli scarichi: la piastra in acciaio subito dietro i tubi ha uno spessore esagerato, bisogna ridurlo con la lama di un cutter. Con la punta di una lama nuova si crea una profonda incisione sulla seconda piastra, che nella realtà è mobile e scorre all’interno della fusoliera per migliorare il raffreddamento a terra. Anche i terminali dei tubi di scarico sono stati leggermente separati con la punta di un cutter e forati con una mini punta da 0,5. Ora passiamo al lavoro di affinamento che ha interessato molti pezzi: ali, timoni, interni fusoliera e vani carrello, elica; si tratta di un lavoro lungo e noioso, ma indispensabile. Con il solito cutter ho aperto e perfezionato la presa d’ aria del radiatore e i fori di scarico dei bossoli sotto le ali. Prima di iniziare la costruzione del modello ho aggiunto una serie di strisce di plasticard alle due semifusoliere per avere un riscontro migliore durante l’incollaggio.

Carrelli:
il kit fornisce i vani in resina, ma il pezzo coincide male con la parte inferiore dell’ ala: il problema è stato risolto applicando una sottile striscia di plasticard al bordo del vano sull’ ala. Sempre col plasticard si realizzano alcune nervature, si aggiungono scatole e rinforzi vari, totalmente assenti nel kit. I vani mancano leggermente di profondità, ma dato l’esiguo spessore delle ali, anche dopo aver assottigliato al massimo la parte superiore delle semiali, non è stato possibile migliorare la situazione. Per avere un fissaggio solido, alcuni pezzetti di plasticard  sono fissati all’ esterno dei vani. Con alcune sezioni di plastica ho creato la parte iniziale dei condotti dei radiatori alari e chiuso i fori di espulsione bossoli. La prima cosa che si nota osservando i vani carrello del Fury è l’ estrema complicazione dell’ intreccio di tubi e cavi vari: utilizzando fili di rame e di stagno di varie misure (0,5-0,3-0,1) ho cercato, nei limiti della scala, di rendere l’idea.

Carrelli e ruote.
Le gambe fornite dal kit sono troppo grossolane, le ho sostituite con quelle del Tempest Academy: anche se il carrello è lo stesso per i due aerei, ho dovuto ridurre la loro lunghezza di unpaio di millimetri, tutti i vari cavi idraulici sono in filo di stagno da 0,3 mm. Alle ruote, sempre provenienti dal Tempest , è stato aggiunto il battistrada, ottenuto fissando la ruota su un minitrapano e tornendola con la punta di un cutter; alcuni bulloni sono realizzati con piccole sezioni di sprue stirato. Tutti i portelli sono autocostruiti in plasticard da 0,25,  lo spessore degli originali era eccessivo. Il ruotino di coda è stato migliorato con l’aggiunta di piccoli particolari in plastica, così come il relativo vano. Colorazione: per prima cosa si applica una mano di Sky Aeromaster 1114; dopo una giornata è il momento del lavaggio a olio fatto con un colore bruno scuro, ottenuto miscelando nero di vite con terra d’ ombra bruciata in parti uguali. Il lavaggio è stato eliminato dalle parti interne con un pennello inumidito con diluente Humbrol. Una mano di trasparente opaco Pollys F404106, in pratica il vecchio Aeromaster, ha sigillato i vani dai prossimi trattamenti. Un drybrush con colori Humbrol sempre più chiari evidenzierà le parti in rilievo. I cavi idraulici più grossi si colorano in nero con gli acrilici Valleyo, poi con il rosso si dipingono i piccoli particolari visibili nelle foto dei vani reali, cercando di sottolineare con leggere profilature di nero molto diluito i dettagli, alcuni particolari come fascette di fissaggio ecc. si dipingono con colore alluminio a smalto Model Master.

Motore:
Il Sea Fury era spinto dall’ enorme Bristol Centaurus a 18 cilindri. Volendo aprire le capottature, non ho avuto altra scelta che autocostruire totalmente il motore: in commercio non esisteva niente di utile. Per prima cosa ho ricavato un paio di cilindri da un tondino di plastica tornito sul minitrapano, in seguito li ho copiati in resina, il corpo centrale del motore è una sezione di un serbatoio alare con l’ aggiunta di un disco di plasticard e dei bulloni fatti con pezzi di sprue filato. Per distanziare leggermente i cilindri dal corpo centrale, e permettere un’ incollaggio plastica su plastica, un dischetto è stato ottenuto col Punch & Die e incollato con cianoacrilica dietro ogni cilindro. Con questo sistema è possibile fare tutti i necessari aggiustamenti per avere una stella del motore coi cilindri paralleli e ben distanziati. La paratia posteriore è stata dettagliata con alcuni cavi,rinforzi e scatole, anche se alla fine resterà invisibile ! Il Centaurus aveva un particolare andamento dei tubi di scarico: partivano dalla parte anteriore per poi rigirarsi all’indietro tra i cilindri, per ottenere tubi tutti uguali ho fatto una dima su cui piegare i fili di stagno da 0,5 mm. I cavi delle candele partono dalla parte superiore dei cilindri e girano all’ indietro come gli scarichi: li ho realizzati con filo di rame da 0,1 mm. Ora coloriamoil corpo del motore in grigioe i cilindri in alluminio, un lavaggio con Armour Wash della Citadel evidenzia i dettagli. Un drybrush con alluminio a smalto Model Master metterà in risalto l’ alettatura dei cilindri. I tubi di scarico sono stati colorati col Track color acrilico della Agama, davvero un ottimo colore, molto coprente, robusto edalla finitura omogenea e senza i soliti grumi dei metallizzati acrilici. I tubi sono poi stati incollati nei fori fatti sui cilindri, sagomati e ritoccati: alla fine il motore non è perfetto, la definizione non è certo quella dei prodotti in resina tipo Aires, ma per essere il primo motore che autocostruisco totalmente, sono abbastanza soddisfatto. Dopo aver tagliato la semifusoliera sinistra, ho incollato l’ anello anteriore e lavorando con una lima semitonda, ho corretto la forma  ovalizzata dell’anello frontale, ora non rimane che provare a installare il motore nella fusoliera, facendo attenzione che i tubi di scarico coincidano con quelli stampati sulla fusoliera.

Interni abitacolo:
Tutto l’ abitacolo è auto costruito: quando ho realizzato il modello non era disponibile nessun set di dettaglio. Solamente il seggiolino è quello del Tempest II Special Hobby, perfettamente identico a quello del Sea Fury. Le parti in resina fornite dal kit sono insoddisfacenti (e anche un po’ di fantasia), quindi col solito plasticard ho ricostruito tutto, badando a rendere l’ aspetto “profondo” dell’ aereo, infatti solamente la testa del pilota sporge dall’ abitacolo. Di conseguenza il pavimento è molto incassato, le consolle sono molto più alte di quelle fornite dal kit. Il cruscotto è fatto forando col Punch & Die un foglio di plastica da 0,25 su cui  avevo disegnato la posizione degli strumenti e la forma dei pannelli, ritagliando  in seguito le 3 parti e poi incollandole sulla sagoma del cruscotto, a sua volta fissata su un pezzo in resina sagomato per adattarsi alla fusoliera. Tra le varie cose ricostruite, anche il poggiatesta blindato, le pareti laterali e la complicata manetta del gas; le cinture sono quelle fotoincise del Tempest II, così come la cloche modificata e affinata. Iniziamo parlando dei colori: gli interni del Fury sono neri come gli aerei inglesi dell’epoca, la domanda è: come fare per evitare che l’ abitacolo si trasformi in un buco nero? Io gli interni li ho dipinti di un grigio nemmeno troppo scuro. il colore scelto è l’ Extra Dark Sea Grey Agama, sul quale ho applicato un filtro con nero a olio molto diluito, poi con un pennello ho eliminato il lavaggio dalle zone più in luce. Un drybrush con grigio Humbrol Matt 27 serve a mettere in evidenza i particolari, una seconda lumeggiatura è fatta usando Grigio Matt 128 molto diluito e applicato direttamente a pennello sulle parti più in luce. Il lavoro procede dando una mano di trasparente opaco Agama, poi si colorano tutti i piccoli particolari con acrilici Valleyo, ottimi per il loro pigmento brillante e saturo. Con una penna a china da 0,1 si aggiungono alcuni rivetti e si profilano le zone dove il lavaggio non è stato sufficiente. Questo metodo di pittura contrastata, diciamo“figurinistico” è stato applicato a tutti i particolari dell’ abitacolo, ottenendo un risultato che, osservando i pezzi prima del montaggio, può sembrare irreale e fumettistico, però dobbiamo considerare che l’ abitacolo del Fury è molto profondo e l’ apertura del canopy  è stretta, quindi pochissima luce riesce a illuminarlo: non rimane che creare la luce con colori chiari e contrastati, infatti quando chiuderemo la semifusoliere, tutti i dettagli sono perfettamente visibili e il grigio dell’ abitacolo è diventato nero !

Montaggio.
Terminati i vari sottoinsiemi è il momento di assemblare il modello: sulla semifusoliera destra si fissano il motore e l’abitacolo. Per avere una buona unione dei pezzi ho utilizzato due morsetti per tenere ferme le parti nella giusta posizione. Tutte le linee di giunzione sono state colmate con colla cianoacrilica

Ali.
La preparazione delle ali al montaggio inizia, dopo il lavoro di assottigliamento, col separare i flap con un seghetto Tiger. Ho scelto di separare i flaps per movimentare un po’ il modello: si tratta di una opzione rara quando l’ aereo è a terra col motore spento, ma non tecnicamente impossibile. Diverse foto lo testimoniano, quindi anche se la maggior parte delle foto di Fury hanno i flap chiusi, almeno 5 diverse foto mostrano esemplari fermi con gli ipersostentatori aperti a varie angolazioni, allora via col lavoro! Il taglio dei flap ha reso necessario spessorare l’ interno dell’ ala col plasticard perché il raccordo karman tra l’ ala e la fusoliera non presenti fessure. Col seghetto ho separato anche i piani di coda e il timone, in modo da posizionarli leggermente mossi, come appaiono in molte foto. Come già accennato in precedenza, la precisione delle giunzioni non è delle migliori: particolarmente critiche le prese d’aria sulle ali e il bordo esternoposterioredeiraccordi alari, qui attack, plasticard e olio di gomito sono indispensabili. Dopo alcune giornate di “carpenteria” con lima e carta vetrata, finalmente il modello è assemblato, a questo punto, osservando le foto si vede chiaramente che lo spessore delle ali è ancora eccessivo nonostante il copioso lavoro di assottigliamento fatto sulle semiali, non rimane altro che carteggiare dall’esterno, mandando in malora tutte le incisioni del kit ! Dopo la carteggiatura, fatta con tela montata su una tavoletta e facendo molta attenzione a mantenere il giusto profilo e la simmetria delle ali, delle incisioni originali non rimane molto…. Alla fine del lavoro di reincisione si arriva alla colorazione.

Costruzione Flap.
Il Sea Fury ha un sistema di ipersostentatori complesso: si tratta di 3 flaps per ogni ala, ognuno con una particolare forma: per cominciare si taglia una striscia di plasticard da 0,25 mm della giusta larghezza, poi si chiudono le sedi degli ipersostentatori nelle ali con plasticard, aggiungendo i rinforzi visibili sulla documentazione. Usando come dime i pezzi tagliati in precedenza, si disegnano i contorni delle varie parti dei flaps, si ritagliano, poi si fanno i necessari aggiustamenti presentando tutte le sezioni sulle loro sedi alari. Una volta ottenute tutte le sezioni, passiamo a realizzare il dettaglio della faccia interna; per prima cosa, con del tondino da 0,64 incollato sul lato superiore facciamo la barra su cui sono incernierati i singoli elementi. Per avere delle centinature regolari ho fatto un piccolo scalo, che mi ha permesso di tagliare il profilo da 0,25x1 di in pezzi uguali. Con una lima a coda di topo ho sagomato un lato del rettangolo, in modo che si adatti alla barra sul lato superiore dei flaps. Ora, con una lama nuova ho tagliato in modo obliquo il rettangolo, poi con colla liquida Tamiya tappo verde, usata con cautela visto il minimo spessore della plastica (0,25), si incollano i triangolini sul flap, su cui avremo segnato in precedenza con una matita l’esatta posizione di ogni elemento. Incolliamo le centinature facendo attenzione a non fare incurvare i flaps, fissando su un pezzetto di biadesivo dallo scarso potere collante ogni sezione fino alla completa essiccazione della colla. Quando tutto è ben asciutto di carteggiano le centine su una tavoletta per portarle a zero sul bordo di uscita. Col solito Sky Aeromaster si colorano i flaps, poi si effettua un lavaggio a olio e si evidenziano i rilievi con un drybrush a smalto. Tutte le sezioni sono state verniciate e invecchiate prima del montaggio. Vista l’estrema fragilità di questi particolari, il montaggio è stato fatto al termine di tutto il lavoro: devo dire che i flap  danno movimento al modello e creano un altro punto di interesse.

Armamento.
I Sea Fury durante le operazioni belliche in Corea hanno portato vari tipi di armamento, dalle bombe ai razzi non guidati, io ho scelto una configurazione che non appesantisse troppo le linee dell’ aereo: 4 razzi non guidati (il Fury ne portava fino a 12) e i serbatoi da 45 galloni. Il kit forniva solo il tipo da 90 galloni, enorme e generalmente usato per i voli di trasferimento, credo… non ho visto una sola foto di aerei in Corea con questi serbatoi, al contrario il tipo da 45 galloni è onnipresente. Per ottenere i serbatoi ho tagliato col seghetto quelli del kit, in modo da conservare il pilone carenato, poi ho utilizzato un serbatoio tedesco Pavla modificato nella parte finale (ovviamente due esemplari). Dopo l’ incollaggio tutto è stato raccordato con stucco e colla cianoacrilica Una volta terminati i serbatoi, sono stati fissati sotto le ali prima della colorazione, in modo da poterli stuccare eliminando tutte le fessure, in quanto l’ adattamento dei piloni non era dei migliori. I razzi sono ricavati da un set di razzi inglesi WW II sempre Pavla: le rotaie di lancio sono state modificate e accorciate, tutto l’insieme è stato migliorato aggiungendo i cavi elettrici del comando di lancio e alcuni piccoli particolari in plasticard, quindi una minuziosa verniciatura ha completato il lavoro.

Colorazione.
La  colorazione, è un passaggio chiave, da cui dipende in massima parte la riuscita del modello. La principale difficoltà del Fury è data dalla finitura lucida del modello, con il classico effetto “a buccia d’arancia” che danno a volte le vernici lucide acriliche; allo stesso tempo non credo che in 1:72 l’aereo debba essere “caramellato” con uno spessore esagerato di trasparente lucido. L’altro punto impegnativo sono le innumerevoli mascherature da applicare durante la verniciatura. Dopo aver montato e stuccato il parabrezza termoformato ho mascherato l’abitacolo, il motore e i carrelli,  e ho una mano di grigio chiarissimo come fondo: il motivo di un colore così chiaro è dovuto all’impiego di colori Gunze dalla finitura semilucida, più adatti dei miei soliti Aeromaster per ottenere una finitura lucida. Il colore di fondo è stato lucidato coi pannetti abrasivi Micromesh. La preombreggiatura è fatta con un grigio molto chiaro: anche in questo caso la scelta deriva dall’utilizzo dei Gunze molto diluiti, dallo scarso potere coprente. E’ importante adattare il metodo di lavoro a quello che stiamo usando, per questo diventa essenziale effettuare prove su come si comportano colori e materiali diversi da quelli che usiamo di solito. Ogni marca di colore ha caratteristiche particolari, che di volta in volta possono servire a ottenere gli effetti che stiamo cercando sul nostro modello. Dopo aver provato vari tipi di Sky, senza trovare un colore che mi convincesse, ho realizzato la seguente miscela con i Gunze: 80 gocce Sky H-74, 40 gocce grigio 16440 H-315, 20 gocce bianco opaco H-11, 5 gocce Cream yellow H-34, 260 gocce diluente Tamiya. Spiego il motivo dell’uso di questi colori: lo Sky  puro è troppo brillante e ha una tonalità troppo verde, il grigio serve per desaturare il tono, il bianco schiarisce il colore in previsione dei passaggi con lavaggi, trasparenti e lucidatura che tenderanno a scurire la tinta, il cream yellow serve a dare un tono più giallo allo Sky. La difficoltà di queste miscele è capire come il colore cambierà dopo tutti i passaggi, fino a trovare la tonalità che alla fine risulti realistica. Ma passiamo alla colorazione, stendiamo il colore con mani leggere, in modo da non coprire completamente la preombreggiatura. Il giusto effetto deve rimanere appena percettibile, un buon invecchiamento è la gradualità, molti passaggi leggeri sommati fino ad ottenere il risultato voluto. Dopo un paio di giorni si lucida il modello con i pannetti abrasivi Micromesh: si tratta di un sistema di lucidatura validissimo, la grana dei pannetti parte da 3600 e arriva a 12000. Il tempo di attesa tra un passaggio e l’altro è una particolarità dei Gunze: il colore se ben diluito crea strati finissimi e semilucidi, ma rimane morbido per lungo tempo, quindi bisogna usare cautela per non lasciare impronte digitali dappertutto. Applicate le mascherature (questa è una parola che si sentirà molto…) ho spruzzato il bianco delle strisce di riconoscimento usate dagli inglesi in Corea, poi ho  delimitato il nero con bande di nastro tagliate alla giusta larghezza. In realtà si tratta di un grigio scurissimo per rispettare l’effetto scala. Dopo aver tolto le mascherature, si verifica se tutte le bande sono parallele: in fusoliera rimangono delle zone in Sky, dove si posizioneranno le decal dei codici. La sequenza dei colori è stata applicata come nella realtà, le bande sono state colorate dopo, i codici sono stati protetti con maschere. Stavolta si maschera creando i contorni delle zone che andranno in Extra Dark Sea Grey: anche per questo colore ho fatto una miscela, Gunze non ha in catalogo questa tinta, il colore con questo nome è quello dei Sea Harrier, totalmente diverso. Ecco le percentuali: 60 gocce Ex. Dk. Sea Grey H333, 40 gocce azzurro RLM 65 H67, 40 gocce bianco opaco H11, 4 gocce Royal Blue Tamyia X3. Il colore grigio ha una tonalità violacea e troppo scura, l’azzurro serve a desaturare la tinta, il bianco schiarisce, e il blu acceso dona il tono giusto al colore. Ora con un grigio più scuro e diluito all’ 80-90 % si ripassano le pannellature. L’ effetto non deve essere troppo marcato, bisogna evitare il famigerato modello a quadretti ! Togliamo il nastro ed ecco apparire la mimetica completa. Ora si stende una mano di trasparente lucido della Pollys (ex Aeromaster), si lucida con i Micromesh. Il pannello d’acciaio dietro gli scarichi è colorato con Pale Burnt Metal Alclad, quindi si arriva al momento delle decals. Tutte le lettere e i numeri sono stati scontornati con una lama nuova e applicati coi soliti liquidi emollienti Microset e Microsol; quando le decals sono asciutte, un velo del colore di base serve a smorzare i colori troppo accesi delle coccarde. Ho utilizzato le decal del kit, anche se piuttosto spesse, perché al momento non esisteva alternativa: anche gli stencil sono di recupero, trovati su vari fogli decals. La fase dell’invecchiamento vero e proprio, da cui dipende in gran parte la riuscita del nostro modello, comincia con i lavaggi a olio, usando due miscele: un grigio-marrone per le parti in Sky, e un grigio-blu scuro per le parti superiori. Usando questo tipo di lavaggi è possibile ottenere linee di pannellatura ben definite, ma allo stesso tempo non troppo contrastate con la colorazione; inoltre questi lavaggi non cambiano molto la tonalità dei colori su cui sono applicati, essendo complementari. Si ricomincia con le mascherature… per le walkways ho usato nero opaco Tamiya: questo colore ha un’ aspetto opaco e granuloso, perfetto per questo uso. Successivamente ho opacizzato leggermente le bande bianche e nere, per rendere l’idea che sono state colorate sul campo, differenziando così la finitura del modello, che risulta lucido, satinato sulle bande e opaco sulle zone di camminamento, creando, a mio giudizio, un piacevole contrasto. Un altro passaggio importante è la realizzazione dei fumi di scarico: immaginando il mio Fury al termine di una dura campagna operativa, ho deciso di fare una traccia molto marcata, come si può vedere in alcune foto di esemplari molto vissuti. Per prima cosa ho creato i contorni ad aerografo con colore diluitissimo (90%), poi con un Drybrush con Terra di Cassel  a olio ho evidenziato l’ esterno delle tracce e ho creato sfumature sulle pannellature. A causa del calore, sul pannello di acciaio si creava un particolare effetto curvilineo, per riprodurre il quale prima ho disegnato una traccia sottile con Terra di Cassel poi l’ho sfumata con un pennello asciutto cercando di seguirne l’andamento. Quindi ho spruzzato del trasparente opaco sulle fiancate per rendere l’idea della vernice “cotta” dal calore, poi con un color ruggine acceso ho evidenziato i tubi di scarico, e il lavoro è finito. A questo punto ho realizzato qualche discreta scrostatura usando colori Humbrol. Con una miscela di Allumino 56 e Grigio Chiaro Matt 127 ho dipinto alcune piccole scrostature e graffi sulle zone più frequentate dai meccanici; usando Grigio Scuro Matt 67 ho aggiunto altri tocchi sulle bande bianco-nere, come se apparisse il colore dell’ ala. Con un grigio medio, ho dipinto altri piccoli tocchi sulla fusoliera, limitandomi alla zona dei cofani motore e del muso,aggiungendo qualche colatura d’ olio, molto frequente sui Sea Fury (anche quelli restaurati, ve lo posso garantire…). Siamo quasi al termine del montaggio: si invecchia con colature a olio la parte ventrale del modello. Anche l’elica con la sua enorme ogiva tipica del Sea Fury è stata minuziosamente colorata e invecchiata. Tutti i particolari sono pronti per il montaggio finale. Uno degli ultimi lavori consiste nel dipingere i frames della capottina, usando l’aerografo invece del mio solito metodo delle striscioline di decal, questo a causa della forma del canopy. Sui lati della intelaiatura appare una striscia gialla segmentata, riprodotta applicando piccolesezioni di nastro su una banda di decal trasparente a intervalli regolari, alla fine l’ effetto è convincente. Il modellosi completa iniziando dalla parte inferiore: montiamo i carrelli completi dei loro beveraggi e dei portelli, i 4 razzi non guidati, il ruotino e suoi portelli e il gancio d’arresto anche questo in scratch, il predellino retrattile arriva sempre dal Tempest II. Girato il modello incolliamo i portelli del motore, realizzati mediante termoformatura e con le centine in plasticard. L’antenna a frusta completa il modello.

Basetta.
Il modello è ambientato sul ponte della H.M.S. Glory, una delle piccole portaerei inviate in Corea dall’ Inghilterra, la scena mi è stata inspirata dal guasto che aveva fermato il Sea Fury durante l’ Air Show di Duxford in luglio, l’ aereo è già pronto per il decollo, quando una panne improvvisa lo blocca. Il meccanico, dopo un veloce controllo, spiega al pilota che per oggi di volare non se ne parla…  e un addetto è già pronto con la barra per togliere il caccia dal ponte. La sezione del ponte si realizza incidendo i contorni delle piastre corazzate, poi in ciascuna incisione ho incollato dello sprue stirato per simulare le linee di saldatura. Su un lato della basetta ho simulato il bordo esterno della nave costruendo le carrucole dei cavi di appontaggio, il bordo con alcuni accessori e una sezione delle reti anticaduta usando un pezzo di tulle per bomboniere. Dopo aver steso un grigio medio, ho fatto le tracce di appontaggio lasciate dai pneumatici degli aerei nella zona esterna della basetta, che corrisponde al centro del ponte: ho usato un nero Gunze diluito al 90%. Ho colorato le due strisce bianche al centro e all’esterno della basetta, poi ho riportato le tracce scure anche sulla striscia centrale. Con Terra di Cassel a olio ho evidenziato le tracce scure. Le chiazze d’olio si fanno…. ad olio! Con una miscela di nero di vite e terra di cassel diluita con Humbrol, ora basta inserirla nella sua cornice incollandola con Vinavil. Terminata la basetta si prepara la scena coi figurini e una scala: in questo caso non ha senso aggiungere troppi accessori, il ponte di volo è sempre sgombro, poi ho provato la scena con l’aereo.

Figurini.
il pilota e il meccanico provengono dal set Presier "USAF personnel WW II": le modifiche sono limitate alla sostituzione delle teste e all’ aggiunta di una cintura sul pilota, il terzo personaggio è un mix di vari pezzi CMK adattati alla posizione voluta. Barra e scaletta sono autocostruite in plasticard. Si comincia con una mano di grigio acrilico come primer, coi colori Valleyo si dipingono i toni di base, poi un lavaggio con Terra di Cassel a olio evidenzia le ombre creando una prima profilatura. Ora si fanno le prime luci schiarendo i colori di base, ed ecco i figurini completati con le ultime luci e una profilatura di tutti i dettagli.

Conclusioni.
Certo non è stato un montaggio semplice, ma realizzare il Sea Fury  mi ha divertito e permesso di sperimentare cose nuove, ho autocostruito per la prima volta un motore completo,  ho  usato  colori differenti da quelli che uso normalmente, e la finitura lucida mi ha permesso di variare tecnica rispetto ai miei soliti modelli opachi, insomma non si finisce mai di imparare!

Documentazione.
Sea Fury in action, Warpaint nr.16, Wingmaster nr.14, inoltre sul net ho trovato molte foto dei dettagli di aerei conservati, poi me lo sono guardato per benino a Duxford !!

 

 

 

Ultimo aggiornamento:

01/02/2012

 

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