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Cenni storici.

Lo Stirling è il perfetto esempio di come ad un buon progetto possano venire “tarpate le ali” (e non in senso metaforico) da specifiche ottuse ed antiquate. La RAF impose infatti ai progettisti della Short di ridurre l'apertura alare dai 34 mt originali a 30 mt, per adattarla alle porte degli hangar del periodo, che erano di 100 piedi (30,48 mt). Questa limitazione, anche se portò una grande maneggevolezza al velivolo, impedì di fatto il volo ad alta quota, indispensabile per garantire una certa sicurezza agli equipaggi. Altri fattori contribuirono all' invecchiamento precoce di questo aereo: l' enorme e complicatissimo carrello ad azionamento elettrico, unito ad un notevole peso complessivo dell' aereo (fino a 30.000 Kg), causarono numerosi incidenti in atterraggio. Anche la stiva bombe fù concepita, sempre a causa delle specifiche RAF, divisa in 3 lunghi tunnel che potevano ospitare fino a 24 bombe di medio calibro da 225 Kg, per un peso complessivo di 5.400 Kg, ma che avrebbe poi impedito, all' evolversi delle strategie di bombardamento, di imbarcare le bombe di grosso calibro sviluppate in seguito. Non bisogna però pensare che questa macchina avesse solo dei lati negativi, il “bruttone” così era soprannominatodagli equipaggi, fù molto amato dai suoi piloti: veloce, fino a 420 km/h grazie ai 4 motori Bristol Hercules da 1590 CV e ben armato, con 3 torrette dotate di 8 mitragliatrici Browning da 7,7 mm, questo gigante era anche molto maneggevole (i piloti dicevano quasi come un caccia!), e soprattutto estremamente robusto, in grado di rientrare alla base anche con gravi danni. In totale furono costruiti 2.383 Stirling dal Mk.I al Mk.V. L' impiego operativo iniziò il 10 febbraio 1941 e terminò l' 8 settembre 1944, continuando però con vari ruoli secondari: traino alianti, addestramento, trasporto, ecc. fino al termine del conflitto. Le missioni sull' Italia, erano le più difficoltose per questo aereo, proprio per la sua scarsa tangenza operativa che lo costringeva, invece di poter valicare le Alpi, a volare tra le valli, con grande pericolo e stress per gli equipaggi. In conclusione, una macchina controversa, che se sviluppata con specifiche meno anacronistiche, probabilmente sarebbe entrata nel novero dei più importanti bombardieri della II Guerra Mondiale...

Preparazione delle parti del modello.

L' idea di realizzare un grande bombardiere quadrimotore mi affascinava già da qualche tempo, così, quando una sera al club provai ad assemblare a secco il kit dello Stirling, la scintilla fù quasi immediata. La scatola risale agli inizi degli anni '70 e si vede: migliaia di rivetti in positivo, e soluzioni da giocattolo quali torrette girevoli, timoni e superfici mobili dalle enormi cerniere, trasparenti da buttare, ecc. Passato il primo momento di sconforto il gusto della sfida di realizzare un soggetto così poco usuale ha preso il sopravvento: la mole di lavoro è notevole, e bisogna affrontare un problema alla volta. Prima di tutto bisogna ridurre lo spessore di tutti i bordi di uscita di ali e superfici mobili con una robusta carteggiatura: questo provocherà lo sfondamento del timone e degli equilibratori posteriori, nonché degli alettoni. Per riempire i buchi ho usato l' ottimo stucco epossidico bicomponente della Tamiya. Ad indurimento avvenuto, lo stucco è carteggiabile, si incide benissimo, si può lucidare ed ha un buon potere di adesione. Con colla cianoacrilica ho riempito i numerosi ritiri presenti sulle ali e in fusoliera. Si passa quindi alla reincisione, che io trovo più agevole eseguire a modello smontato. Bisogna aggiungere numerose pannellature e rivettare alcune linee con una micropunta da 0,3. Per reincidere i grandi pannelli dei serbatoi alari è stato necessario realizzare dime in plasticard dato che quelli del kit sono completamente errati.. Terminata la reincisione, si inizia una lunga operazione di carteggiatura per lisciare e lucidare tutte le superfici del modello, eliminando ogni traccia delle rivettature in positivo. Un'altro problema da affrontare subito è la forma e la posizione dei numerosi finestrini presenti in fusoliera. La forma originale è corretta solo per i 3 sotto alla cabina di pilotaggio, mentre quelli in fusoliera devono avere la forma ellittica. Ho risolto il problema allargando i fori fino a renderli rettangolari; al loro interno ho incollato una piccola cornice in plasticard su cui ho poi fissato, con la colla cianoacrilica, un rettangolo di acetato trasparente, successivamente carteggiato e lucidato fino a far scomparire ogni traccia di giunzione. Quindi ho realizzato una dima in plasticard con la forma corretta del finestrino, da cui ho poi tratto le mascherine di nastro Tamiya, ritagliate e fissate al centro dello spazio trasparente, curando l'allineamento della fila. A verniciatura ultimata è bastato togliere le mascherine per ottenere i finestrini dalla forma corretta e lievemente incassati come sull' aereo vero. La stessa dima è poi stata usata per reincidere il profilo dei finestrini oscurati, ed è stato anche necessario spostare in avanti e in basso i due finestrini sopra i piani di coda.

Interni.

Inizia ora uno dei passaggi più impegnativi: l'autocostruzione di tutti gli interni dell'aereo con plasticard, filo di stagno e di rame, e fotoincisioni della Reheat Models utilizzate per realizzare i quadranti del cruscotto e le pulsantiere ai lati dell' abitacolo. Molto utile si è dimostrato il punch & die per forare i vari profili alleggeriti che corrono lungo la fusoliera. Per fissare i moltissimi profili in plasticard ho usato la colla liquida “tappo verde” Tamiya eccezionale per fare incollaggi nitidi e puliti. Questa fase si è rivelata una lunga opera di dettaglio in cui sono stati indispensabili foto, spaccati, e disegni degli interni in parte procuratemi dagli amici dell' AMS Verona e del CASC Cremona che voglio ringraziare pubblicamente. Più delle parole penso che le foto possano rendere l' idea del lavoro svolto!

Vani carrelli, carrelli, ruote.

I vani carrelli sono stati dettagliati con profili tondi e plasticard per ricreare i longheroni che li attraversavano e le pareti dei numerosi serbatoi alari che li circondavano. Un filo di stagno piuttosto grosso (1 mm) è stato usato per i vari tubi che collegano i serbatoi tra loro. Cablaggi in filo di rame e stagno completeranno i vani. Le gambe del carrello sono quelle del kit assottigliate e rifinite con varie piastre e collarini in alluminio adesivo, col motore elettrico e la vite senza fine che comandava la retrazione del carrello. Molti particolari come i parafanghi e la lamiera anteriore sono stati affinati e dettagliati. Le tubature idrauliche dei freni sono in filo di stagno da 0,3 mm, con i loro raccordirealizzati in plasticard. Per l' incollaggio ho innestato la gamba anteriore e le due laterali nelle sedi alari, poi ho bloccato il carrello con Attack e l' ho estratto dalle sedi dopo aver fissato, con la parte centrale del parafango, tutto l' insieme. Sarebbe stato infatti molto difficile assemblare tutto il carrello, composto da 5 parti, in modo simmetrico, senza i riscontri dei perni alari. Anche i portelloni sono stati assottigliati, dotati della loro struttura internae della bandella in gommache avvolgeva la ruota, che non si ritraeva completamente nel vano. Le ruote sono state sostituite utilizzando quelle in gomma della ditta russa Avia Equipage, corrette come diametro e dai cerchioni di migliore fattura, ristampate poi in resina per poter eliminare il battistrada scolpito, visto che le ruote degli Stirling erano completamente lisce. L‘effetto peso è stato ottenuto carteggiando le copie in resina ed aggiungendo i rigonfiamenti laterali con stucco bicomponente Tamiya, Anche il vano del doppio ruotino posteriore è stato completamente ricostruito in quanto mancante di profondità. I ruotini sono stati affinati, dotati di rinforzi e perni e poi fissati su un blocco di plasticard incollato sul fondo del vano. Il dettaglio dei portelli e la divisoria del vano completano il lavoro.

Torrette.

L' autocostruzione dei complessi meccanismi delle 3 torrette è stato forse il lavoro più impegnativo che abbia mai fatto: sia per la difficoltà di far stare tutti i meccanismi nel poco spazio sotto i trasparenti, sia per dover immaginare come riprodurre tutti i meccanismi nella finezza necessaria alla scala 1/72. Plasticard, filo di rame e stagno, alluminio adesivo, punch & die e tanta pazienza si sono rivelati indispensabili. Le uniche parti commerciali sono le canne Aires delle Browning da 12,7 mm, del tipo col lungo smorzafiamma cilindrico che è poi stato tornito con un minitrapano e una lama triangolare nuova da cutter, per ottenere i classici “tromboncini” delle mitragliere inglesi. Il diametro della canna, visto il calibro differente, è un po' grosso, ma trovo che il risultato sia accettabile. Molta attenzione è stata necessaria al momento del montaggio dei trasparenti, ricavati dal kit Falcon n.17 dedicato ai bombardieri inglesi. L' incollaggio è stato fatto con Attack, dopo aver creato dei piccoli riscontri in plasticard da 0,1 lungo le zone di incollaggio. Una precisa stuccatura con stucco Molak diluito con la nitro ed applicato con un pennellino 10/0, ed una altrettanto delicata carteggiatura terminano questa parte del montaggio. Per la colorazione, data l' estrema fragilità delle torrette, ho dapprima colorato tutto in nero opaco ad aerografo, poi ho schiarito i tubolari delle strutture, passato un leggero drybrush con alluminio Tamiya X11 sulle culatte, e colorato con colori acrilici Vallejo i cuscini, i cinghiaggi e tutti i particolari più piccoli.

Stiva bombe.

Si comincia realizzando tutte le centinature in plasticard ed aggiungendo anche alcuni profili alleggeriti con fori realizzati col solito punch & die, strumento realmente indispensabile in certi lavori di dettaglio, poi si assottigliano almassimo i lunghi portelloni della stiva e si dotano della loro struttura interna. Per le bombe da 225 Kg, partendo da quelle del kit bisogna assottigliare gli impennaggi e ottenere una perfetta forma del corpo. Con un tubo di plasticard assottigliato dall' interno si realizza la parte finale degli impennaggi, si aggiungono le spolette, e le bombe sono terminate. Visto che intendevo riprodurre la scena con l' aereo quasi completamente carico, solo 4 ordigni rimangono sull' apposito carrello, così ho costruito 4 eiettori di cui uno già fissato sulla bomba e collegato al cavo di sollevamento.

Ali e superfici mobili.

Dopo il grosso lavoro di assottigliamento, lisciatura e reincisione bisogna realizzare le 3 prese d' aria presenti tra i motori: io ho utilizzato 3 grossi pezzi di sprue svuotati con una fresa; sul fondo di ognuna ho aggiunto una retina per simulare il radiatore e due sottili lamelle di plasticard. Il bordo è stato sagomato per raccordarsi al profilo interno dell' ala, Bisogna poi chiudere lo scasso del faro di atterraggio sull' ala sinistra in quanto quasi tutti gli Stirling montavano un faro retrattile che a terra risultava sempre chiuso. Basterà un rettangolo di alluminio adesivo sul bordo inferiore dell' ala per simulare la parte inferiore del faro. Le luci di posizione sono fatte come al solito con sprue trasparente sagomato, lisciato, e quindi lucidato. Dopo numerose prove a secco necessarie ad adattare i vani carrelli, si possono colorare gli stessi in nero opaco, con le pareti dei serbatoi in marrone (Humbrol 186) e i tubi di raccordo in un colore simile ma più chiaro (Humbrol 62). Qualche cablaggio in grigio, rosso e giallo ed alcuni componenti in alluminio e acciaio Model Master 1781 e 1780, sempre a smalto, completano il lavoro. Dopo incollaggio e stuccatura le ali si completano con i molti tagliacavi presenti sul bordo corazzato dell' ala, realizzati scavando dei piccoli rettangoli col cutter ed incollando al loro interno una piccola fettina di rod da 0,5. Per tutte le superfici mobili è stato necessario, dopo l' assottigliamento, ricreare tutte le articolazioni e le alette dei trim. A montaggio delle ali ultimato, ho scoperto con orrore che il raccordo Karman dell' ala, rifatto completamente seguendo i piani in scala ed alcune foto scadenti, era completamente errato, mentre era già esatta la forma dell' ala del kit !! Dopo “alcune” imprecazioni, ho riportato il profilo alla forma corretta con lo stucco bicomponente Tamiya e una lunga e meticolosa lisciatura.

Motori ed eliche.

Uno dei grandi limiti della produzione Airfix sono proprio i motori e le eliche, assolutamente inutilizzabili. Fortunatamente lo Stirling montava gli stessi motori del Beaufighter, quindi, con le opportune modifiche, è stato possibile clonare i motori del kit Hasegawa, di ottima fattura. Le modifiche sono state le seguenti: eliminare le piccole bugnature presenti sulle capottature e ruotare la posizione degli scarichi verso l'alto modificando la corona dei flabelli. Gli scarichi sono poi stati autocostruiti e clonati in resina, così come le eliche e le prese d' aria. Anche gli accessori e i cablaggi dei motori sono stati modificati per renderli simili ai motori montati dagli Stirling. Tutti questi particolari sono stati dipinti a parte e montati solo a motore finito. Un grande ringraziamento và all' amico Francesco, perché senza la sua grande abilità nello stampaggio della resina non avrei potuto realizzare questo modello.

Colorazione degli interni.

Data la gran quantità di particolari che sarebbero rimasti invisibili, ho scelto di utilizzare un tipo di pittura fortemente contrastata per gli interni di abitacoli, torrette, vani carrelli, ecc. Questa colorazione permetterà almeno a qualche particolare di rimanere visibile dai vari portelli e finestrini.Come prima mano ho usato l' Interior Grey Green Aeromaster 1120 acrilico fortemente schiarito (oltre il 60% di bianco). Dopo 24 ore ho effettuato un pesante lavaggio di verde scurissimo ad olio su tutta la superficie. A solvente quasi evaporato, con un pennello bagnato nel diluente Humbrol si elimina il lavaggio dal centro delle pannellature cercando anche di sfumare man mano che si arriva all' esterno. Alcune note pratiche: bisogna lavorare a piccole zone per evitare che il lavaggio asciughi completamente e non si riesca più ad asportarlo. Il colore di base non và ricoperto col trasparente lucido perché deve assorbire il lavaggio. Bisogna anche pulire spesso il pennello per evitare pasticci. Questo sistema, copiato dai carristi, permette di ridare tono al verde iniziale, di sfumarlo e di rimarcare ogni recesso e dettaglio con una profilatura scura che evidenzierà i dettagli anche nel buio della fusoliera. Al termine si rimarcano gli spigoli e la parte superiore delle centine con il colore iniziale ma più diluito. Tutti i singoli dettagli, strumentazione, pomelli, leve, cuscini, tubi, cablaggi vari, estintori, ecc. sono dipinti a pennello con i colori Vallejo. Il procedimento è un po' laborioso, ma il risultato ne vale la pena...

Trasparenti.

Il trasparente per la cabina fornito dalla Falcon non mi soddisfaceva, così è stato ristampato con l' acetato della ditta Amati, che anche se a volte contiene qualche impurità è però di una trasparenza cristallina. La consolle interna sul cielo della cabina è stata autocostruita. Prima dell' incollaggio ho fatto alcune alcune prove a secco fino ad ottenere una buona raccordatura tra i vari trasparenti e la fusoliera. L' incollaggio è stato fatto con colla cianoacrilica, poi, dopo aver mascherato le parti trasparenti, lo stucco Molak diluito alla nitro e dato col solito pennellino 10/0 ha colmato tutte le imperfezioni. Bisogna avere l' accortezza, prima di stuccare, di infiltrare il colore degli interni nelle giunzioni, per evitare che guardando all' interno dei trasparenti si intraveda il grigio chiaro dello stucco. Una delicata carteggiatura ha poi reso invisibili le giunzioni. I frames sono in decal trasparente Tauromodel dipinta prima col colore degli interni e poi con quello degli esterni. Con un pennellino intinto nel colore della mimetica ho poi raccordato i pannelli di plexiglas che nella parte posteriore della cabina presentano gli angoli arrotondati...

Colorazione.
La mimetica standard dei bombardieri RAF è fatta con colori Aeromaster acrilici:

  • per il verde
    • 1111 GB Dark Green schiarito con il 5% di bianco
    • 5% di grigio chiaro 1067 US Light Grey;
  • per il marrone
    • GB Dark Earth con 10% di giallo 1051 Orange Yellow USA;
  • per il nero
    • F 505214 Night Black (ora della ditta Polly Scale ma identico agli Aeromaster) schiarito col 5% di bianco RLM 21 White ed il 5% dello stesso grigio 1067.

Questo per le tinte di base: la diluizione è al 50-60% con diluente Tamiya. Dopo aver mascherato tutte le parti trasparenti ho steso una mano di colore grigio chiaro della Tamiya seguito da una delicata carteggiatura per ottenere un fondo uniforme e liscio. Si stendono ora le tinte di base applicate con l'aiuto di mascherine realizzate in pellicola adesiva Frisket. Quindi si schiarisce il centro delle pannellature con le miscele di prima ma ulteriormente schiarite ed aumentando la percentuale di diluizione al 70-80%. Le percentuali di schiarimento sono soggettive soprattutto considerando che i trasparenti appiattiranno parecchio il lavoro svolto. Ho sottolineato con una miscela al 50% di nero e 50% di GB Dark Green, diluito al 90%, le prime tracce degli scarichi dei motori.Dopo 24 ore ho applicato una mano di trasparente lucido 1001 Aeromaster acrilico diluito al 70%. Ad essiccazione avvenuta si passa alla posa delle decals. Per le coccarde ho usato quelle del kit, dato che il loro colore “usurato” ben si adattava all' aspetto generale del modello. Le lettere e i codici invece provengono da fogli della Model Decal. I liquidi Microsol e Microset hanno facilitato l'adesione. Ora il modello è pronto per i lavaggi ad olio: stavolta ho provato ad usare lavaggi differenziati sui vari colori del modello: verde scuro sul verde, marrone scuro sul marrone, Terra Siena bruciata sul nero, per evidenziare le pannellature altrimenti invisibili. La miscela tradizionale Nero +Terra Siena bruciata è stata usata per le superfici mobili, per ottenere una demarcazione più netta. In questo modo si ottiene un effetto più delicato e sul modello non appaiono linee di pannellatura troppo scure che staccano esageratamente dalla mimetica di base. Si applica ora una leggerissima mano del colore difondo molto diluita (90%) e a bassa pressione (0,8bar) ad almeno 20 cm di distanza, per uniformare le decals altrimenti troppo brillanti. Ora un' altra passata di trasparente lucido sigillerà il tutto. Il modello si opacizza con trasparente opaco Aeromaster 1003 diluito al 50% in mani leggere e progressive. A questo punto si iniziano a rinforzare le tracce degli scarichi con la miscela di nero prima menzionata. All' interno di ogni traccia si realizza una scia di grigio chiaro per evidenziare l' olio bruciato che fuoriusciva dagli scarichi. A proposito di olio c'è da dire che dallo Stirling colava olio un po' dappertutto: spesso le ali erano letteralmente ricoperte da enormi chiazze d' olio che annerivano la superficie fino al motore esterno. Non credo però che riportare simili invecchiamenti su un modello sia consigliabile: anche se io sono un convinto “invecchiatore” la misura e l' armonia del modello devono avere la precedenza. Tornando alle colature d' olio, le ho realizzate con il colore “Oil” della Lifecolor (TSC 12), dipingendole in molte passate per dosare meglio l' effetto e seguire il loro caratteristico andamento. Inizia ora uno dei passaggi cruciali della colorazione: per ovviare all' appiattimento dovuto ai trasparenti, si ricreano le sfumature andate perdute. Le tinte di base, schiarite con giallo per il marrone, e grigio chiaro per il verde, ed estremamente diluite (90%) vengono spruzzate con l' aerografo a bassa pressione (0,4-0,5 bar) cercando di creare aloni e piccole macchie molto delicate in modo irregolare, cercando di imitare le superfici dell' aereo reale evitando il classico effetto “a quadretti”, che finora avevo realizzato. Anche le superfici mobili ricoperte in tela sono state dipinte con un tono ancora più chiaro, così come appare da molte foto. Un leggero drybrush con tinte Humbrol più chiare della mimetica è servito a dare l' effetto dell' attrito dell' aria e piccole colature. Sul nero, oltre ad un leggero effetto di schiarimento sulle pannellature, il grosso dell' invecchiamento è stato fatto a drybrush con vari toni di grigio per ottenere zone più chiare e le molte colature (immagino dovute alla pioggia quando l'aereo era a terra) visibilissime nei primi piani della fusoliera in molte foto. Alcune discrete scrostature, fatte a pennello con Alluminio Humbrol 56 miscelato al Gun Metal 53 per smorzarne la brillantezza, completano il lungo lavoro di invecchiamento, e saranno concentrate soprattutto nella zona dei motori, sui flabelli e sul bordo d'attacco alare.

Parte finale.

Il montaggio dei carrelli, come detto prima completamente assemblati a parte, di tutta la stiva bombe con portelloni, bombe ed eiettori, delle torrette complete e delle varie antenne e tubi di pitot completano finalmente il modello...

Ambientazione.

Se la solita porzione di pista in cemento con prato è stata veloce da realizzare, ben più complesso è risultato fare i mezzi e i figurini che completano la scena. Il camion Alby 4x2 della ditta Matador Models, in uso in quel periodo si è dimostrato,malgrado il costo elevato, piuttosto sommario costringendomi ad un lungo lavoro di superdettaglio. Anche il carrellino starter è della Matador ed è stato abbondantemente modificato, così come i carrelli portabombe, di cui solo la struttura centrale è stata conservata dopo averla assottigliata. La microscopica bici proviene da un vecchio kit Airfix“Forward Command post” ed è stata rifinita con raggi, sellino, manubrio, fanale, ecc... I figurini provengono da alcuni set in metallo, dalla gamma Presier e dall' ottimo set CMK“Raf Pilots before flight”. I figurini in metallo sono stati ristampati in resina per poterli modificare più agevolmente: in molti sono state sostituite braccia, teste, mani e stivali. Per rappresentare l‘ equipaggio prima dell' imbarco per la missione, tutte le imbracature per il paracadute sono state rifatte in alluminio adesivo ed i paracadute sono stati autocostruiti con lo stuccoTamiya. Dopo una mano di grigio chiaro per verificare le operazioni chirurgiche, tutti i figurini sono stati dipinti con gli ottimi colori Vallejo.

Collocazione storica.

Il modello riproduce lo Stirling Mk.I HA-P matricola 3721 del 218° Squadron basato sull'aeroporto di Downah Market, nell' Inghilterra orientale durante l' autunno del 1942. Lo Squadron fece base su questo aeroporto fino al 7 marzo 1944, quando il gruppo passò su macchine più moderne. Da notare lo strano sistema di applicazione delle lettere sulle fiancate dell' aereo: HA-P sul lato sinistro, e invertito, P-HA, sul lato sinistro.

Considerazioni finali.

Una grande motivazione è servita per terminare questo lavoro così impegnativo. Più di una volta infatti mi sono chiesto cosa diavolo mi era venuto in mente di fare!! Ma dopo 10 mesi di assiduo lavoro il risultato ottenuto mi ripaga dell' impegno necessario. Concludo ringraziando tutte le persone che mi hanno aiutato a ristampare tante parti in resina, a fare ricerche su Internet e in tanti altri problemi che si sono presentati durante il lavoro.

Documentazione.

Aeroplane agosto 2002

In action n.96

Aircraft Model World 04.01.1985

Profile n.142

Stirling Wings

Aerei n.5/79

Classic Aircrafts series “Bomber Command

Warpaint n.15.

Foto di vario genere trovate su Internet

Scale models n. 1/81

Wingspan Pubblication History n.

 

 

 

Ultimo aggiornamento:

01/02/2012

 

ALEKS MICHELOTTI: Banana Soldier

MOSTRE: PADOVA 2011

WALKAROUND: AB-212 ICO

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