|
Cenni storici.
Il Focke Wulf TA 152 H1 è stato, almeno a detta dei suoi piloti, il miglior caccia a pistoni della seconda gu erra mondiale. Veloce (750 Km/h), ben armato con due cannoni da 20 mm e uno da 30 mm, tanto maneggevole da riuscire ad abbattere un Tempest inglese anche con le armi inceppate, costringendo il pilota inglese, ignaro che l’ avversario non poteva sparare, a virare tanto stretto da finire in stallo e schiantarsi al suolo (o almeno questo è il racconto del pilota tedesco su Osprey). Nemmeno le sue grandi qualità, come tanti altri aerei tedeschi rivoluzionari, riuscirono però a mutare il corso della guerra ormai irrimediabilmente perduta. Il modello riproduce il “3 verde”del Maresciallo Josef Keil, WK.NR.150017del III/SG 301 Sulla base di Alteno, a sud di Berlino nella primavera del 1945. Keil fu, con 5 abbattimenti, l’unico asso sul TA 152 H1.
IL MODELLO
Come tutti i modelli Dragon, le stampate si presentano assai bene, il dettaglio è buono e le incisioni precise; i problemi arrivano al momento del montaggio, visto che le parti, come molti kits Dragon, combaciano assai male.
Abitacolo e interni.
Si inizia come sempre dall’ abitacolo: il pavimento è quello del kit perché è corretto e diverso da quello del FW 190 D fornito da Cooper Detail. Perfetto lo stupendo seggiolino, il cruscotto e la cloche dal dettaglio finissimo, solo da dipingere con cura. Le due consolle e le pareti laterali sono in plasticard con dettagli fotoincisi. Si passa poi a costruire il comparto radio dietro al pilota, con radio, cablaggi e dettagli vari che poi, come al solito, rimangono poco visibili….
Più indietro ancora si costruirà il vano che alloggia il serbatoio, con tubi cablaggi e centinature. Il serbatoio deriva da una sezione di serbatoio supplementare di jet con le fasce di fissaggio in alluminio adesivo, cavi in rame di vari diametri, centinature con profili in evergreen vari, pavimento in plasticard, il tutto visibile dal portello aperto sul lato sinistro della fusoliera.
Motore e radiatore.
Il motore tutto in vista in scala 1/72 è un lavoro un po’ da certosini: tutti i minuscoli cavetti (più di 40) che corrono dappertutto richiedono calma e tempo. La prima cosa da fare è sostituire la girante del turbocompressore Extratech con quella del kit che è corretta per la variante Jumo 213 E. Da un quadro di plasticard si realizzano i 4 supporti che collegano il motore ai bracci di supporto.Poi si assemblano le parti del motore, quindi si colora di argento il blocco motore e di nero opaco la testata e il carter anteriore. Lavaggi ad olio e drybrush evidenzieranno i particolari e gli accessori della parte posteriore.Sulla fusoliera si realizza prima la paratia tagliafuoco, poi si abbozza la parte piana sotto alla cofanatura davanti al para brezza (basteranno i due piccoli serbatoi e il cablaggio che entra sotto). Si fissa alla fusoliera la struttura che sorreggerà i bracci supporto motore. All’ interno di questasi monta il cannone da 30 mm che sparava attraverso il mozzo dell’ elica: molto complicato sarà riuscire a montare tutto in perfetta simmetria. Assemblato motore e bracci supporto, si iniziano a realizzare gli scarichi… ma questo passaggio lo sconsiglio: ho staccato uno ad uno gli sca richi in metallo per fissarli su una striscia di plasticard a sua volta fissata su di un profilo quadro fissato al blocco motore come sull’ aereo reale. In questo modo ho riposizionato nel modo giusto gli scarichi: i primi due vicini e curvi, poi uno spazio, ancora 3 vicini e l’ ultimo distanziato. Una buona verniciatura e il drybrush hanno risaltato l’ effetto cotto degli scarichi. Il radiatore è autocostruito, così come i flabelli e gli attuatori. La parte frontale del muso, l’ ogiva e le pale sono quelle del kit. Un ago di siringa simula il cannone; una sottile striscia di alluminio adesivo incollata alla radice delle pale riproduce il meccanismo del passo dell’ elica. Il motore completo di cablaggi e ogiva si fisserà solo a modello finito. Si aggiungeranno poi tutti i cablaggi che collegano il motore alla fusoliera.
Vani armi, carrello e cofanatura motore.
Come prima cosa si realizzano le pareti interne con plasticard poi con profili da 0,25 si fa la nervatura del pavimento; scatole varie, bombola aria compressa e scatole munizioni sono realizzati c on vari tipi di tondini e quadri Evergreen. Le culatte dei cannoni sono in resina (Aires) e le canne aghi di siringa dipinti. I portelli sono stati termoformati su di un master e dotati delle nervature e delle linguette di fissaggio (sottili strisce di plasticard da 0,1 mm di spessore). I vani carrelli, già dettagliati nel kit, sono stati colorati con RLM 02.
E’ stata aggiunta la parte superiore della paratia che divide i vani dal comparto armi, prolungata sotto al castello motore. Qualche tubazione sugli attuatori idraulici, sulle gambe del carrelloe all’ interno del vano completeranno il lavoro.
Lavoro assai più complesso per le cofanature motore: dopo aver sagomato alla perfezione i pezzi che il kit fornisce (aggiungendo spessori e separando il cofano superiore dalla corona dei flabelli) si stampano in vacuform i pezzi singoli. Poi, con tanta pazienza,si praticano gli spacchi rettangolari da cui fuoriescono i tubi di scarico e si applica la grossa presa d’ aria, i ganci di chiusura e l’ aletta deviatrice dei gas di scarico. All’ interno si realizzano le nervature in plasticard, si vernicia il tutto, si aggiunge il piccolo sportellino rotondo ed è fatta !
Ali, superfici mobili e piccoli particolari.
Sulle ali non c’ è molto da dire, se non che erano terribilmente svirgolate e mi hanno fatto dannare per raddrizzarle. Al solito un po’ di affinamento sui bordi di uscita, poi si realizzano le cerniere del timone realizzate con due sottili pezzetti di plastica e un tondino in rame che simula l’ articolazione dei piani di coda. IL tubo di pitot è un ago di siringa con dentro una sezione di filo di rame. Il cavo dell’ antenna, floscio perché privo di tenditore è in filo metallico sottilissimo cotto su una fiamma per renderlo duttile al massimo.
Colorazione.
Dopo tante ricerche, libri foto, disegni, ragionamenti, paranoie, sono giunto ad una conclusione: gli ultimi t empi della Luftwaffe sono un incubo per i modellisti! Alla fine ho scelto l’ aere o di Josef Keil “3 verde” modificando così la colorazione proposta dal foglio istruzioni. Il grigio RLM 75 è statosostituito con il verde RLM 82, in quantosia su Model Art che sul libro AJ Press riguardante le colorazioni tedesche dell’ ultimo periodo, viene indicato come più plausibile. Il colore delle superfici inferiori è RLM 44 White Grey assai più chiaro del RLM 76 standard, come appare da molte foto in bianco e nero e da una delle poche a colori su Military Aircraft, che mostrava appunto il muso chiarissimo del “4 verde” fotografato in Inghilterra dopo la guerra. Visto che non ci sono certezze sui colori tedeschi di quel periodo ma tantissime teorie, io ho seguito quella che preferivo, sperando di non aver sbagliato…. troppo !
Diorama.
La basetta è della Hawkeye Design, con erbetta ferroviaria, il carrellino è della Matador Models ampiamente modificato (a proposito: gli accessori Matador sono difficili da reperire in Italia, ma col nostro negoziante di fiducia non ci sono problemi… grazie Franco). I figurini sono Preiser (e che altro c’è ?). Ops !! Anche CMK ha iniziato a produrre figurini aeronautici in 1/72… thanks !!
Documentazione: Accessori:
Model Art FW 190 e TA 152 Interni: Cooper Details
Model Art Colorazioni degli aerei tedeschi Motore: Extra Tech/Aires
Aircraft e legend FW 190 e TA 152 Scarichi: Moskit
Military Aircraft n.48 Capottina: Falcon
AJ Press n. 4 e n.6 Ruote: True Details
Scale Models Marzo ’92 Timone: Airwaves
REPLIC n.98 Cannoni: Aires
Ruotino: Cooper Details
|